Scrivo questo pezzo sulla scia della polemica scatenata qualche giorno fa dal film del Parmigiano-Reggiano.

E scrivo perché Renatino era mio padre, anche se ha un nome diverso. Era mio padre che si svegliava all’alba ogni giorno, sabati e domeniche comprese, con le mani immerse nel latte bollente ad aspettare la “cagliata”. Con le braccia forti a mescolarla e ad aspettare che addensasse, per poi raccoglierla con le tele e tirarla su. Era mio padre, a mettere le fasce e a rigirare le forme, a immergerle nella salamoia e ad attendere pazientemente che il tempo, l’aria e il sale facessero il loro dovere.

Era mio padre ad accogliere i contadini con pazienza, anche i ritardatari. Ad aver cura del loro latte e a trasformarlo nel Re. Erano mio padre e mia madre a vedere i loro stivali gelarsi e incollarsi al pavimento umido del caseificio nel freddo inverno dell’85. Erano loro a convivere con l’umidità, a custodire 7000 forme di Parmigiano-Reggiano sperando ogni notte che la sirena dell’allarme suonasse per nulla. Era mia madre ad aiutare nel casello per poi scappare in negozio a tagliare punte di formaggio con il suo fisico da poco più di 40 kg, servendo clienti per 10 ore al giorno. Era mia madre ad assicurarsi che ogni giorno pranzo e cena fossero pronti e caldi al momento giusto, ad alzarsi prima dell’alba per assicurarsi che la casa fosse sempre tirata a lucido, a farsi in quattro perché io e mio fratello fossimo sempre in ordine. Ed era lei a non farci mai mancare “il pranzo della domenica”.

E io sono loro figlia. Ho pagato a caro prezzo la scelta professionale di mio papà, soprattutto perché ha coinvolto anche mia mamma. E io, per 18 anni, sono stata figlia di altri durante le vacanze estive, per andare in piscina e in tutte le occasioni di svago. La Vigilia di Natale si lavorava fino a tardi per finire i pacchi e servire i ritardatari, ma i regali non sono mai mancati. Solo che a scartarli al mattino, ci ritrovavamo spesso solo io e mio fratello, perché i miei erano già attivi nel freddo del casello. Alle riunioni con i genitori a scuola, mia mamma non è mai mancata. Ma di contro non han potuto assistere alla laurea di mio fratello. Soltanto alla mia, perché erano già in pensione. Non ci è mancato nulla, solo qualche momento in più con loro. Solo quella che viene definita “normalità”. Forse ho dovuto crescere più in fretta, ho dovuto responsabilizzarmi prima di altri, ma di questo non posso che essere grata. Certo nessuno mi restituirà le presenze mancate, certamente responsabilizzarsi a volte porta ad avere un’autonomia che genera distacco. Certamente non nego di essermi sentita sola, di aver guardato alle famiglie “normali” di amici e amiche con un po’ di “invidia”, ma non potrei immaginare mio padre in altri panni. Sono orgogliosa di quello che lui e mia madre hanno fatto.

Trovo invece sterile, inutile e fuori luogo questa polemica su Renatino. Perché è falsa. Cos’è: se sei assente in famiglia perché la tua vita da dirigente ti porta lontano 3 settimane al mese e la quarta la passi a casa, ma chiuso in una stanza a fare dei report per i tuoi capi, fa più figo che fare il casaro? O vogliamo fingere che il caporalato e lo sfruttamento della manodopera, soprattutto straniera, non esista più? Vogliamo parlare dei turni massacranti di medici e infermieri? Vogliamo davvero fingere che sia il casaro il problema? Certo, gli sceneggiatori potevano essere un attimo più scaltri, dato che ora i casari le ferie le fanno eccome! E lo posso dire perché mio padre, una volta in pensione, per diversi anni andava a sostituire i casari che in estate andavano in ferie. Che beffa eh? Ma quello che mi infastidisce di più, da figlia, è il finto perbenismo e il volersi nascondere dietro un problema che in realtà non esiste, o almeno non più, per non vedere quelli che invece esistono e sono mastodontici.

Forse, più che “falso perbenismo” dovrei dire, per citare Guccini e i Nomadi, “perbenismo interessato”.

Articolo a cura di Cinzia Costi

9 thoughts on ““Renatino” era mio padre e del suo lavoro è sempre andato fiero”

  1. Bellissimo pezzo, condivido quanto scritto, basta cambiare il mestiere Parrucchieri invece che Casari e poi è stata anche la mia infanzia pesante per i miei felice per me nonostante le assenze.
    Oggi per fortuna anche questi mestieri hanno i giusti momenti di riposo esiste sicuramente un mondo del lavoro fatto da gente sfruttata e bisogna avere il coraggio di affrontare il tema.
    Grazie

  2. Complimenti per aver raccontato col cuore in mano la più reale delle verità. Perché è come se la gente si accorgesse solo adesso che al mondo ci sono dei lavori che richiedono tanti sacrifici, ma se non avessimo avuto il casaro…addio a tante idee di carnevale!

  3. Condivido da figlia di casari la stessa infanzia, vedere maneggiare bidoni del latte dalla mamma di 40kg e le vacanze al mare mai godute…
    l’orgoglio che vede nei miei più bei ricordi due genitori che non mi hanno mai fatto mancare nulla e con il loro esempio hanno trasmesso a me e a mia sorella il valore del sacrificio e dedizione al mestiere!
    Grazie Cinzia per aver riassunto in modo così semplice e in poche parole una mia parte di vita ❤️

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