Ho incontrato Ezio Bosso passeggiando

Avevo sentito parlare di Ezio Bosso, ma non mi ero mai data il tempo di conoscerlo e di conoscere la sua musica (posto che conoscere musica e compositore siano cosa fattibile).

Come spesso accade la musica arriva improvvisa e, tenace, non ti lascia finché non ti sei dato il tempo di ascoltarla, esplorarla e decidere se farla tua o no.

Così è accaduto con Ezio Bosso: il mio compagno che propone di ascoltarlo di rientro da un viaggio. E’ arrivato subito, fin dentro al cuore. Ho percepito quanto ci fosse nelle sue opere, quanto sia stato in grado di comunicare. Poi la quotidianità, con le sue priorità, e la musica di Bosso restava lì, in attesa di farsi scoprire.

Poi è arrivato il tempo per una passeggiata, sui miei colli. Il momento migliore per scoprire e godere di buona musica, e lì ho incontrato Ezio Bosso.

Credo di aver incontrato tutta la sua passione per la musica, vissuta come un dono, non come una proprietà: “La musica non è di nessuno. E’ di Bach che l’ha scritta, diventa di Ezio quando Ezio la suona e poi è di Paolo che l’ascolta. La musica è un atto d’amore, fatta per chi l’ascolta”. 

L’ho sentito dire più o meno queste parole in una trasmissione. Ascoltarlo, mi ha infatti portata e cercare di conoscere qualcosa in più di lui, ed ecco che la rete è tornata utile, soprattutto in questo caso in cui, ahimè, sono arrivata tardi.

Ascoltarlo ha suscitato in me una sorta di timore, perché credo che brani come “Rain, in your black eyes” abbiano la capacità di prenderti e trascinarti nel profondo del tuo io. Penso che scatenino sensazioni ed interrogativi, che risveglino quelle cose che il nostro inconscio preferisce tenere dormienti, perché forse non è il momento. Non siamo pronti.

“La musica ci insegna la cosa più importante: ascoltare ed ascoltarci”

E’ pressoché impossibile dire di no. E allora tanto vale provare a lasciarsi trasportare, lasciarsi trascinare giù giù, in fondo, nei meandri del nostro intimo e forse della sua sofferenza. Per poi farsi risollevare in un volo di farfalle, come quello di “Emily’s room”.

“Dal momento in cui ascolto, non ho più paura”.

Credo che la musica di Bosso sia un vortice, che ti assorbe e ti restituisce in qualche modo cambiato.

Penso che non si possa restare indifferenti alla sua produzione e tantomeno a lui come persona. E’ difficile capire come il destino abbia deciso di privarci di tanta umanità e di tanta grandezza. Traspare nelle interviste  la dignità nell’affrontare la malattia, ma anche la rabbia verso coloro che egoisticamente gli chiedevano di continuare a suonare, per il piacere di sentirlo, senza considerare la sofferenza che questo gli avrebbe causato. 

“Stima e affetto portano il rispetto”

Il rispetto per la sofferenza, per la grandezza, per l’umiltà di questa persona. Il rispetto per la musica, che ancora gli permetteva di sorridere e regalare sorrisi, nonostante tutto.

E quale emozione nel sentirlo affermare una cosa che sostengo da sempre: “La musica non arriva a caso. Esiste a prescindere da noi, nel canto degli uccelli….” 

“E’ la musica che mi ha scelto, perché ne avevo più bisogno degli altri”

La musica è rifugio, amica, consigliera, valvola di sfogo, somma forma di espressione, via d’uscita, accoglienza, un ponte verso gli altri. La musica è potenza, un messaggio eterno, è immortalità.

Ezio Bosso compositore è, secondo me, universale: fa presa anche nel cuore dei bambini.

Ezio Bosso era tanto altro, secondo me: direttore d’orchestra, Maestro di musica e di vita. E ne è testimonianza quanto scrisse poco prima di lasciarci la sua eredità. Una poesia di cui forse è stato fatto un uso un po’ inflazionato e un tantino maldestro, ma anche questo indica la potenza dell’uomo e del musicista. 

Non sono e non voglio erigermi a critica musicale o fare un’esegesi spicciola della persona, vorrei solo che altri non perdessero l’occasione di conoscere questa persona. Per fortuna io mi sono data il tempo di farlo, per fortuna la musica di Ezio Bosso mi ha trovata, e con lei si è portata il mondo Bosso per intero.

Io li conosco i domani che non arrivano mai

Io li conosco i domani che non arrivano mai
Conosco la stanza stretta
E la luce che manca da cercare dentro

Io li conosco i giorni che passano uguali
Fatti di sonno e dolore e sonno
per dimenticare il dolore

Conosco la paura di quei domani lontani
Che sembra il binocolo non basti

Ma questi giorni sono quelli per ricordare
Le cose belle fatte
Le fortune vissute
I sorrisi scambiati che valgono baci e abbracci

Questi sono i giorni per ricordare
Per correggere e giocare
Si, giocare a immaginare domani

Perché il domani quello col sole vero arriva
E dovremo immaginarlo migliore
Per costruirlo

Perché domani non dovremo ricostruire
Ma costruire e costruendo sognare

Perché rinascere vuole dire costruire
Insieme uno per uno

Adesso però state a casa pensando a domani

E costruire è bellissimo
Il gioco più bello
Cominciamo…

Di Cinzia Costi

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