
Un team di ricercatori della Beijing Forestry University, guidato dai professori Xiaoxiu Lun e Qiang Wang, ha stilato un elenco delle specie arboree più adatte a contrastare il cambiamento climatico in ambito urbano. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Environmental Sciences.
Con l’urgente necessità di ridurre le emissioni di carbonio e migliorare la qualità dell’aria, le foreste urbane sono sempre più riconosciute come strumenti fondamentali nella lotta alla crisi climatica. Tuttavia, non tutti gli alberi offrono gli stessi benefici: mentre assorbono CO₂, molti rilasciano anche composti organici volatili biogenici (BVOC), che possono contribuire alla formazione di smog e ozono troposferico.
“Gli alberi urbani possono essere sia pozzi sia fonti di inquinamento ambientale”, spiega il professor Lun.
“La chiave è individuare le specie che garantiscano un elevato assorbimento di carbonio, riducendo al minimo le emissioni di BVOC.”
Per individuare le specie più adatte, i ricercatori hanno adottato un approccio integrato che combina dati da rilievi sul campo, telerilevamento satellitare (utilizzando Landsat-8 e Sentinel-2) e tecniche di apprendimento automatico. Questi dati hanno permesso di stimare con precisione la biomassa arborea, calcolare la quantità di carbonio stoccata e simulare le emissioni di BVOC grazie al modello globale G95, che considera fattori come temperatura, luce solare e fisiologia delle piante.
Lo studio si è concentrato su sei specie arboree comuni nella regione di Pechino:
- Robinia pseudoacacia (robinia nera)
- Quercus spp. (quercia)
- Populus tomentosa (pioppo cinese)
- Pinus tabulaeformis (pino cinese)
- Betula platyphylla (betulla bianca)
- Larix gmelinii (larice della Manciuria)
Nel 2021, lo stock totale di carbonio stimato per queste specie nelle aree urbane e montane di Pechino è stato pari a 5,638 milioni di tonnellate, con una densità media di 58,86 tonnellate per ettaro. Le specie con le densità di carbonio più elevate — superiori a 100 t/ha — sono risultate Robinia pseudoacacia e Populus tomentosa.
Tuttavia, la capacità di assorbire carbonio è solo una parte della questione. I ricercatori hanno anche analizzato le emissioni di BVOC, in particolare di isoprene e monoterpeni, che contribuiscono alla formazione di inquinanti atmosferici. Le emissioni totali di BVOC delle sei specie sono state stimate in 25.789,72 tonnellate nel 2021, con Populus tomentosa e Robinia pseudoacacia tra le principali emettitrici per unità di superficie.
Confrontando i due fattori principali — assorbimento di carbonio e emissioni di BVOC — lo studio ha identificato le due specie più adatte alla riforestazione urbana:
- Betula platyphylla (betulla bianca): consigliata per aree collinari e ad alta quota
- Robinia pseudoacacia (robinia nera): ideale per pianure urbane e zone a bassa altitudine
“Queste specie rappresentano il miglior compromesso tra benefici ambientali e impatti collaterali minimi”, commenta il professor Wang.
“Il loro utilizzo può contribuire in modo significativo sia alla riduzione delle emissioni di carbonio che al miglioramento della qualità dell’aria nelle città.”
Un altro dato interessante emerso dallo studio è che le specie a foglia larga — come Robinia, Quercus e Populus — tendono ad accumulare più carbonio rispetto alle conifere. Tuttavia, non tutte sono ugualmente efficienti dal punto di vista delle emissioni: Populus tomentosa è risultata la più inquinante tra le latifoglie analizzate, mentre la Betula platyphylla ha mostrato le emissioni di BVOC più contenute.
Lo studio sottolinea l’importanza cruciale della scelta delle specie arboree nei progetti di riforestazione urbana. I ricercatori propongono che l’approccio integrato da loro sviluppato — basato su modelli di biomassa e dati satellitari — possa essere replicato in altre città del mondo per pianificare strategie di rimboschimento più efficaci, coerenti con gli obiettivi climatici e gli standard di qualità dell’aria locali.


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