Le terapie antiretrovirali disponibili sono efficaci e garantiscono un’ottima qualità di vita alle persone che vivono con infezione da HIV, ma un vaccino che possa controllare l’infezione non è ancora disponibile.

È per questo che i team di ricerca Evoluzione e Trasmissione Virale, diretto dalla dottoressa Gabriella Scarlatti, e quello dell’Unità di Malattie Infettive, diretta dalla professoressa Antonella Castagna – entrambe dell’IRCCS Ospedale San Raffaele – hanno avviato uno studio clinico di fase I randomizzato controllato rivolto a persone che vivono con HIV per testare il profilo di sicurezza e il livello della risposta immune di un nuovo vaccino, HIVconsvX, a potenziale scopo terapeutico.

Il vaccino è fornito dal professor Tomas Hanke dello Jenner Institute all’Università di Oxford ed è già stato testato in precedenza, con risultati incoraggianti, in volontari senza infezione da HIV. Nel mondo sono 85,6 milioni le persone che vivono con HIV e di queste 160.000 solo in Italia, dove le nuove infezioni diagnosticate nel 2022 sono circa 2.000.

“AIDS e infezione da HIV sono tutt’altro che scomparsi. La ricerca di nuove cure, tra cui vaccini, è per questo un’assoluta priorità della comunità scientifica internazionale”, afferma Gabriella Scarlatti. A oggi, i farmaci antiretrovirali a disposizione riescono a bloccare con successo la replicazione del virus e a rendere la sua presenza nel sangue non rilevabile, rendendo l’aspettativa di vita di una persona che vive con HIV sovrapponibile a quella della popolazione generale. Tuttavia le terapie antiretrovirali – anche se si tratta di farmaci long acting che possono essere somministrate con lunghi intervalli di tempo – devono essere proseguite per tutta la vita.

“La loro interruzione induce, nella maggior parte dei casi, un rebound virale, ovvero una ricomparsa della carica virale plasmatica entro 3-4 settimane”, afferma la professoressa Castagna. Oltre a richiedere una rigorosa aderenza per la loro efficacia, ulteriori problematiche risiedono nella possibilità di effetti collaterali legati alla lunga durata di assunzione. Non ultimo, tutte queste terapie sono di difficile accesso alle popolazioni nei paesi in via di sviluppo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *