
La raccolta della nebbia è un innovativo metodo che consente di catturare e immagazzinare l’acqua presente nella nebbia per usi futuri. Questo sistema rappresenta una soluzione chiave per contrastare la crescente siccità e desertificazione provocate dal cambiamento climatico di origine antropica. Lo rivela un nuovo studio condotto dall’Universidad Mayor in Cile, pubblicato su Frontiers in Environmental Science.
“La nostra ricerca – spiega Virginia Carter Gamberini, prima autrice dello studio – segna un importante cambio di prospettiva sull’uso dell’acqua estratta dalla nebbia: da una soluzione su piccola scala destinata alle aree rurali, a una risorsa idrica capace di supportare intere città. I risultati dimostrano che la nebbia può rappresentare una fonte complementare per l’approvvigionamento idrico urbano, specialmente nelle regioni aride dove il cambiamento climatico aggrava la scarsità d’acqua”.
I collettori di nebbia sono strutture semplici, composte da una rete sospesa tra due pali. Questa rete funge da superficie di raccolta: le goccioline d’acqua si accumulano sulla sua superficie, scivolano in una grondaia e vengono convogliate verso serbatoi di stoccaggio. Il sistema è completamente passivo e non richiede energia esterna.
Per valutare l’efficacia della raccolta della nebbia, i ricercatori hanno condotto uno studio sul campo della durata di un anno ad Alto Hospicio, una città in rapida espansione situata nel cuore dell’iperarido deserto di Atacama. L’urbanizzazione accelerata ha portato circa 10.000 persone a vivere in insediamenti informali, con solo l’1,6% di essi collegato alle reti idriche. La maggior parte della popolazione dipende dalle autocisterne per l’approvvigionamento d’acqua.
“La raccolta e l’utilizzo dell’acqua da fonti non convenzionali, come la nebbia – sottolinea la Carter – rappresentano un’opportunità cruciale per migliorare la qualità della vita degli abitanti”. I dati raccolti indicano che, in un’area di 100 chilometri quadrati attorno ad Alto Hospicio, è possibile ottenere tra 0,2 e 5 litri d’acqua per metro quadrato al giorno. Nei mesi di punta dello studio, agosto e settembre 2024, il potenziale di raccolta ha raggiunto fino a 10 litri per metro quadrato al giorno.
Secondo Nathalie Verbrugghe, coautrice della ricerca, lo studio dimostra il valore della raccolta della nebbia in una delle città più stigmatizzate, ma anche in più rapida crescita del Cile. “Questa tecnologia potrebbe essere adottata su scala più ampia in altre aree urbane afflitte dalla scarsità d’acqua”, afferma. Tuttavia, i ricercatori avvertono che la raccolta della nebbia non deve essere considerata l’unica soluzione, ma piuttosto un tassello di una strategia più ampia per la gestione sostenibile delle risorse idriche.
L’acqua raccolta potrebbe essere utilizzata per il consumo umano, l’irrigazione degli spazi verdi e la produzione di alimenti locali. In base ai dati medi annuali, con una raccolta di 2,5 litri per metro quadrato al giorno, una rete di 17.000 metri quadrati sarebbe in grado di fornire settimanalmente 300.000 litri d’acqua, sufficienti per coprire il fabbisogno delle baraccopoli urbane di Alto Hospicio. Con soli 110 metri quadrati di rete, invece, si potrebbe garantire l’irrigazione annuale degli spazi verdi della città, pari a 100.000 litri.


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