
L’ultimo Annual Report di Assobirra, pubblicato prima dell’estate, aveva già lanciato l’allarme: l’aumento dei prezzi e il contesto economico incerto stanno spingendo i consumatori europei a ridurre la spesa per la birra. Dopo anni di crescita costante, il settore registra una contrazione diffusa, accompagnata però dal boom delle birre analcoliche e a basso contenuto alcolico, sempre più popolari soprattutto tra i giovani.
Il calo dei consumi riflette una combinazione di fattori: inflazione, costi di produzione elevati e cambiamenti generazionali. Le nuove generazioni, in particolare la Gen Z, mostrano infatti una maggiore attenzione agli stili di vita salutari e a un consumo più consapevole — o completamente privo — di alcol. In Germania, patria storica della birra, le vendite sono scese ai livelli più bassi degli ultimi trent’anni; in Polonia il settore fatica a reggere, mentre la Spagna, pur in leggero calo, rimane il secondo mercato birrario più importante dell’Unione Europea. Anche in Italia, dopo la flessione del 2023, il trend negativo è proseguito nel 2024.
In questo scenario, i dati diffusi da Heineken per il terzo trimestre del 2025 confermano la tendenza. Tra luglio e settembre, il gruppo olandese ha venduto 59 milioni di ettolitri di birra nel mondo, in calo rispetto ai 62,3 milioni del trimestre precedente e ai 61,9 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso. I ricavi netti si sono attestati a 7,3 miliardi di euro, con una lieve contrazione organica dello 0,3%.
Il calo più marcato è stato registrato nelle Americhe, dove i volumi sono diminuiti del 7,4% a causa del “sentiment dei consumatori debole” e delle incertezze commerciali, in particolare in Brasile e negli Stati Uniti. Anche in Europa la crescita è rimasta lenta, contribuendo al risultato negativo complessivo. Secondo il Financial Times, Heineken prevede per il 2025 un’ulteriore modesta flessione dei volumi e una crescita dell’utile nella parte bassa della forchetta stimata tra il 4% e l’8%.
L’amministratore delegato Dolf van den Brink ha riconosciuto che “la volatilità macroeconomica è proseguita come previsto e si è accentuata nel terzo trimestre, creando un ambiente complesso”. Nonostante le difficoltà, l’azienda resta attiva su più fronti: ha avviato una riorganizzazione che coinvolge circa 400 dipendenti nella sede di Amsterdam, con l’obiettivo di sfruttare meglio le nuove tecnologie e migliorare l’efficienza operativa. Parallelamente, il nuovo piano strategico al 2030 punta su 17 mercati prioritari, una rete di brand globali più focalizzata e un uso crescente dell’intelligenza artificiale.
Heineken affronta dunque una fase di transizione: i consumi calano e le sfide geopolitiche si moltiplicano, ma l’azienda scommette sull’innovazione per consolidare la propria posizione e adattarsi a un mercato che sta cambiando rapidamente.


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