C’è un posto in particolare che mi è entrato nel cuore: Asiago. Uno dei Comuni che danno origine all’omonimo Altipiano, tutti splendidi, con un loro perché, chicche. Ci sono stata la prima volta anni fa, per un impegno di lavoro, ed è stato un colpo di fulmine.

Se si pensa alla montagna, si tende a riferirsi alle Alpi, al Trentino o alla Val d’Aosta. Ma anche Asiago è montagna. Ci sono moltissime escursioni da poter fare in rifugi, baite e malghe che si stagliano su cime che vanno dai 1500 ai 2000 mt. Il Monte Verena, con la sua cima e le piste da sci, non ha nulla da invidiare ad altre cime più blasonate. Anzi, il bello di Asiago è che ogni metro quadro è intriso di storia, storia della Grande Guerra in particolare, per cui ad esempio, potreste trovarvi a raggiungere il rifugio Verenetta sul monte Verena e trovarvi a visitare un forte dell’epoca. E potreste riscoprirvi toccati ed interessati dalle vicende di quel conflitto da voler quindi fare una visita all’Ossario ed al Museo della Grande Guerra, quest’ultimo a Canove di Roana, a pochissimi Km dal Comune che dà il nome all’altipiano.

L’Ossario (o Sacrario) è un monumento imponente edificato in epoca fascista, che si staglia alla fine di un lungo viale pedonale sulla cima del colle Leiten. Raccoglie le spoglie di migliaia di soldati italiani ed Austro-ungarici, precedentemente sepolte nei diversi cimiteri militari dell’Altopiano. I nomi dei soldati (circa 54.000) sono incisi sui singoli loculi di marmo che compongono i muri del sacrario. Le spoglie dei militi ignoti di entrambi i fronti, circa 33.000, sono invece raccolti in grandi tombe comuni nelle sezioni adiacenti la Cappella. Silenzio, raccoglimento, rispetto, sono i sostantivi che mi sento di menzionare parlando di questo luogo. Profonda commozione, soprattutto nel leggere le date di nascita e di morte. Un’ecatombe. Chissà cosa avrebbero potuto fare, divenire, realizzare questi giovani se non avessero trovato la morte in un così crudele conflitto.

Se il Sacrario colpisce per l’entità ed i numeri, il “colpo di grazia” lo si ha entrando al Museo della grande Guerra, dove i numeri delle vittime sono elencati per nazionalità. Ma non solo. Il museo è una raccolta di tantissimi reperti, di testimonianze, di vite spezzate. Tutto l’Altipiano parla per le vittime di quel conflitto, ma qui tutto è concentrato in poche stanze. Proiettili, oggetti personali, divise, scritti, testimonianze. Una visita emotivamente carica, culturalmente interessante ed eticamente importante. Per non dimenticare. Per ricordare che una intera generazione è stata spazzata via. Per chiederci: se non li avessimo persi, come sarebbe il mondo ora? Perché tra quei giovani potevano esserci geni, scienziati, folli o assassini. Ma certamente qualcuno avrebbe fatto la differenza.

Asiago non è solo storia e non è solo Grande Guerra. Asiago è un insieme di paesaggi mozzafiato. Citavo prima rifugi e malghe che la avvicinano ai paesaggi dolomitici, ma in quanto altipiano, dopo la lunga serie di tornanti apprezzati dai motociclisti e necessari per raggiungerlo, Asiago è un susseguirsi di pendii dolci, di colline fatte di manti verdissimi, interrotti soltanto dalle chiazze delle mucche al pascolo che gongolano  godendosi erba e paesaggio. Asiago è tradizione, che esplode tutta nell’architettura dello splendido centro cittadino, con gli edifici dalle architetture tipiche, che immagino debbano assumere connotazioni fiabesche nelle serate innevate ed invernali. Prima o poi avrò il piacere di andarci anche nella stagione fredda.

Asiago è cultura: non mancano mai mostre interessanti, festival musicali ed eventi legati alla tradizione locale. Asiago è tradizione culinaria, e non soltanto per l’omonimo formaggio che, declinato nelle varie stagionature, assume connotazioni e sapori diversi. Ma anche per i salumi, i vini e l’immancabile Spritz, tipico della regione ed assolutamente piacevole da sorseggiare in uno dei bar situati nella piazza del centro.

Sull’altipiano è impossibile annoiarsi. Ci sono molteplici attività da poter fare: attività sportive (piscina, pista da pattinaggio sul ghiaccio, sci, sci di fondo, passeggiate, mountain bike. E-bike…. ) attività legate alle tradizioni contadine: musei, visite in malga a stretto contatto con la natura e gli animali. Ma anche “inattività” e semplice relax, ad esempio al Parco Millepini. Ad esempio se avete dei bambini. Ecco, il parco si estende per diversi metri ed è attrezzato con tutti i giochi che possono intrattenere i bambini per qualche ora. Ma concede anche agli adulti qualche momento di relax, infatti ha una zona più tranquilla dove potersi sdraiare a leggere, a chiacchierare o riposare. Godendo di uno dei panorami più rilassanti che abbia mai visto.

Chiudo infine con una chicca, che voi penserete sia per bambini. Lo pensavo anche io prima di andarci e di rimanere estasiata. Il villaggio degli gnomi. Non fatevi ingannare dal sito web, che secondo me non rende giustizia alla meraviglia del posto. Il villaggio lo si raggiunge dopo aver attraversato un meraviglioso bosco di abeti, grazie ad un sentiero arricchito da percorsi benessere di livelli diversi. Per diversi momenti ci si sente fuori dal mondo, completamente immersi nella natura. Ogni passo una scoperta: le radici degli alberi che si annodano tra loro prima di immergersi nel terreno per poi riemergere qualche metro più vanti. Le tane degli animali, il muschio, il verde, il silenzio, il profumo di resina e di aria pura.

Se come me all’inizio, pensate che il villaggio degli gnomi consti semplicemente di un paio di attori con cappelli a punta, vi sbagliate. È decisamente molto di più. Improvvisamente vi trovate di fronte a casette dall’architettura estremamente accurata, persino negli interni, edificate su alberi o ai piedi di cascate sulla riva di fiumiciattoli ottenuti deviando sapientemente il corso di piccoli ruscelli. Ed ecco la meraviglia: dal camino di una casa escono bolle, da quello di un’altra esce fumo. “Esce fumo perché lo gnomo Pasticcio sta cuocendo le torte”. Ma chi l’ha detto? L’ha detto lo gnomo Camillo.  Da un paio di casette si può interagire con questi magici abitanti. Intrattengono dialoghi con bambini ed adulti curiosi, donano caramelle e raccontano della loro vita da gnomi, chiedendo delle nostre vite da umani, ma senza mai palesarsi. Una meraviglia per i bambini, un momento di favolosa leggerezza in un contesto meraviglioso per gli adulti. Un’occasione per tornare bambini, bambini di un tempo, con il loro rapporto libero, diretto e di reciproco scambio con la natura.

Certamente questo pezzo non ha la pretesa di essere esaustivo, ci sono molti altri motivi per cui l’Altopiano è da visitare. Ma lascio che siate voi a scoprirli e vi lascio anche questo brano: Cut the World di Antony and the Johnson,  perché la sua sonorità, la sua solennità mi sembra un perfetto omaggio a coloro che hanno perso la vita per fare la nostra storia e per renderci forse un popolo più libero, o almeno queste erano le loro intenzioni.

Articolo a cura di Cinzia Costi

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