Per tradire i propri sentimenti bisogna avere una faccia di bronzo molto solida. Alias, nel gergo, la faccia come il culo. In via di tutta premessa e nel nostro immaginario occidentale, mi risulta che questa sia vista come una caratteristica positiva.

Io aggiungo, credo che in certi contesti serva sicuramente la faccia di bronzo: nel mondo del lavoro, una trattativa, commerciale o sindacale, il gioco del poker, contesti nei quali è prevista la necessità di tenere su le carte per finalizzare il massimo risultato possibile. Per tutto il resto nutro qualche dubbio.

Non sono d’accordo che nella relazione con altri sia necessario dissimulare i propri sentimenti. Ovviamente il tipo di sentimenti da non dissimulare va contestualizzato alle situazioni, ma in generale credo che i sentimenti debbano uscire sempre in purezza. A maggior ragione nel momento in cui i nostri sforzi per contenerli o celarli possano disvelarsi, traditi da imbarazzi, rossori o altro. Le figuracce ahimè! ma non è un tema di sole figuracce. È un aspetto più profondo.

Mostrare i sentimenti significa essere in pienezza se stessi. Aumenta la nostra autostima, mettendoci a confronto con la manifestazione di ciò che ci verrebbe più comodo tenere solo per noi; ci aiuta ad eliminare gli alibi e le scuse, di cui spesso ci circondiamo per non rappresentarci al naturale; con i nostri limiti e pregi, spesso per vincere facile. In un mondo di relazioni dissimulate ci rende coraggiosamente belli e coraggiosi, da vedere.

Per fare chiarezza su questo aspetto il solito aiutino, un invito alla lettura: “Tradire i sentimenti”, libretto agile per l’editore Einaudi, 150 pagine circa. Franco La Cecla affronta il tema sbattendoci in faccia l’incapacità frequente ad essere degni dei nostri sentimenti, correndo il rischio che qualche volta questi ci tradiscano e ci mettano in presenza di figure barbine. Nell’affrontare il tema dei sentimenti, La Cecla ci crea qualche fastidio; aggiungo io, con intento del tutto positivo, se ci insegnerà a convivere con i nostri sentimenti nella massima trasparenza possibile: la condivisione degli stessi con i nostri interlocutori, affinché questi ci riconoscano. Piena coincidenza tra quello che facciamo e quello che si aspettano le persone da noi.

L’aurore in un’intervista al sito letture.org rappresenta l’incapacità tutta Occidentale di essere in confidenza con i nostri sentimenti, confidenza sicuramente più diffusa in culture meno evolute. Aggiungo io: essere società meno evoluta non è riferibile anche alla gestione dei sentimenti, che a mio parere è un aspetto meritorio rispetto al nostro (seppur società ritenuta più evoluta) dissimulare strategico. Nella stessa intervista esalta la dimensione collettiva nella relazione: condividere sentimenti serve ad un sociale più mediato e meno individuale. Ah l’egoismo all’angolo!

“Mala tempora currunt”: sono tempi brutti che noi di Eoo cerchiamo di combattere con tutte le armi della riflessione possibili. Cerchiamo con i nostri scritti di stimolare la consapevolezza del nostro razionale prima di tutto, per non lasciare noi stessi in mano ai nostri cloni, il più delle volte sconosciuti anche a noi stessi, dannosi, nella dimensione sociale, per noi e per tutti. Dimensione sociale che tanto bisogno ha di essere popolata di riflessioni fortemente coscienti del nostro essere.

Sempre buona lettura sia, i nostri sentimenti sono lì che scrutano.

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