Eoo non vuole essere un pensiero al negativo, nel senso che non vuole sviluppare negatività. Nella peggiore delle ipotesi , quello che può sembrare un pensiero o commento critico ha sempre una finalità: sviluppare nella critica un senso di conforto e positività.

Parto da un paradosso. Il tema è impegnativo, parlo delle droghe, e l’incipit sta in questa scarna riflessione: l’utilizzo di sostanze, ove lasciato alla libera iniziativa delle persone, deve essere direttamente proporzionale alla capacità di tenerle sotto controllo. Non sia mai una legge a fermare le scelte afferenti la coscienza, ma il senso del controllo.

Vale per ogni vizio, che nella vita, uno o tanti che siano, bisogna pur permettersi, per non essere dalla parte delle devianze psichiche. Detto questo, non abbiamo detto poco, perché è il concetto di controllo che va definito. Ma entrando negli spazi del libero arbitrio, appunto della propria coscienza, mi fermo.

Ripetiamo: non vogliamo che sia una legge a definire gli spazi del sentire e comportarsi secondo coscienza, men che meno lo farà Eoo. Ora, a proposito di spazi normativi, lo spunto il referendum per la legalizzazione delle droghe leggere. Non ci permetteremo di prendere posizione, diversa da quanto dicevo in precedenza sul controllo, e non è poco.

Ma per dare un aiuto alla ricerca della misura e del controllo un libro e una riflessione. L’autore, Peter Andreas, il libro, “Killer High”, Meltemi editore. L’autore è un esperto politologo, docente di relazioni industriali. Vende questa sua analisi, mi sembra più per studio e passione personale che non per spirito professionale.

Difficilmente avrete capito fino ad ora cosa lega il libro al tema delle droghe. Tanto: una bella analisi su quello che lega la guerra alle droghe. In senso contrario al principio di controllo che dicevo prima, esiste un legame fortissimo tra guerra e droghe, sviluppato sin dall’antichità per fare sì che nell’atto tremendo della guerra l’uomo sfori il controllo e getti, malvagiamente, il cuore oltre l’ostacolo, per negatività, per condizionare un meccanismo di sopraffazione.

L’autore lega la crescita delle guerre a quella delle droghe, evidenziando come le une siano “dipendenti” dalle altre. Mi fermo qui, con un contributo asettico, perchè queste poche riflessioni siano un booster, un acceleratore per le vostre riflessioni.

Droghe, guerra, libero arbitrio e controllo. In tutto spero vi sia chiaro, anche in presenza di temi spinosi come questo, il concetto di conforto alle scelte, alle quali, per statuto, la vita ci chiama.

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