Vogliamo parlare di stare? Sì dai, perchè? Perchè ciò che sto per dire a me scatena le endorfine del conforto, il nostro mantra. Perchè chi sa stare sa anche andare, ma chi sa solo andare non è capace di stare: l’andare si costruisce con lo stare. E non mi riferisco a qualcosa di esclusivamente meccanico, l’accensione di una vettura, l’inserimento di una marcia e via. O il controllo di una gomma da bicicletta.

Mi riferisco a qualcosa, forse non vi sarà sembrato così ovvio, di più filosofico. Non troppo, ma un po’.
Perchè stare è la visione geografica del meno geografico bastare a se stessi, cioè essere autoreferenti non soltanto dal punto di vista materiale, ma anche e soprattutto dal punto di vista delle condizione psicologica e morale: è la massima espressione della saggezza, non dell’egoismo, della consapevolezza della propria forza del pensiero generatore dello stato di grazia. Stato di grazia che si raggiunge tutte le volte nel bastare a se stessi: amplificando lo stato delle endorfine quando dal bastare a se stessi passiamo al contatto con persone.

Una potenza espressiva e un vantaggio competitivo di forza interiore, il massimo possibile in rapporto alla complessità delle emozioni, in ultima analisi della vita. Per non apparire troppo presuntuoso, già Seneca sosteneva: “Il saggio basta a se stesso. Ma, o mio Lucilio, i più intendono male quest’espressione e tengono il saggio lontano da ogni attività, imprigionandolo entro la sua pelle”. Bisogna dunque spiegare il significato e l’estensione di queste parole: il saggio basta a sé stesso per vivere felice, non per vivere. Per vivere, infatti, ha bisogno di molte cose; per la felicità solo di un animo retto, coraggioso e noncurante della fortuna. Voglio anche riferirti la distinzione che fa Crisippo. Egli dice che il saggio non sente la mancanza di nulla, e tuttavia ha bisogno di molte cose, “mentre lo stolto non ha bisogno di nulla (perché di nulla sa far uso) ma manca di tutto”.

Il saggio ha bisogno delle mani, degli occhi e di molte altre cose necessarie alla vita di ogni giorno, ma di nessuna soffre la mancanza: infatti soffrire la privazione di qualcosa implica una necessità, mentre per il saggio niente costituisce una necessità assoluta. Quantunque egli basti a sé stesso, ha bisogno di amici, e desidera averne il maggior numero possibile. Tuttavia non li cerca per vivere felice; anche senza amici, egli è felice. La felicità, sommo bene, non cerca fuori di sé i mezzi per realizzarsi: è cosa intima, che sboccia da sé stessa. Comincia a essere in balìa della fortuna se va a cercare anche una parte di sé fuori della propria interiorità. [Lettere a Lucilio, 62/65].
E dopo avere citato Seneca mi delizio nel deliziarvi di questi aforismi sulla potenza del bastare a se stessi.

La felicità appartiene a coloro che bastano a se stessi
Aristotele, Etica Eudemia, IV sec. a.e.c.

Se nella vita umana trovi cose che siano superiori alla giustizia, alla verità, alla moderazione, al coraggio, alla soddisfazione che si prova nel bastare a se stessi, nell’agire secondo ragione e nell’accettare ciò che la sorte ti dà senza tua scelta, ebbene, volgiti ad esse con tutta la forza della tua anima e godi di questo bene supremo.
Marco Aurelio, Pensieri, ca. 166-179

Il principio guida è per sua natura autarchico, cioè basta a sé stesso, e solo da sé stesso, quando lo volesse, potrebbe crearsi dei bisogni: niente, quindi, può turbarlo o in qualche modo osta colarlo, a meno che, non si turbi o si ostacoli da solo.
Marco Aurelio, Pensieri, ca. 166-179

La più grande ricchezza è nel bastare a sé stessi.
Epicuro, Sentenze e frammenti, IV-III sec. a.e.c.

Il più gran frutto del bastare a sé stessi è la libertà.
Epicuro, Sentenze e frammenti, IV-III sec. a.e.c.

L’arte di vivere è l’arte di bastare a se stessi.
Roberto Gervaso, Il grillo parlante, 1983

Bastare a se stessi è facile. Purché ci si accontenti di poco.
Roberto Gervaso, La volpe e l’uva, 1989

La felicità consiste nel bastare a se stessi. E possibilmente, ma non necessariamente, agli altri.
Roberto Gervaso, La volpe e l’uva, 1989

La virtù basta a sé stessa: finché l’uomo è vivo, lo rende amabile, e quando è morto, lo rende memorabile.
Baltasar Gracián y Morales, Oracolo manuale e arte della prudenza, 1647

Bastare a sé stessi, essere sé stessi in tutto e per tutto, e poter dire omnia mea mecum porto costituisce
certamente la qualità più utile per la nostra felicità.

Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena

Ma perchè tutto non rimanga nell’angolo delle sola speculazione filosofica, mi appago in forma definitiva sul bastare a se stessi consigliandovi una guida, apologia dello stare, prodromico all’andar di colui che basta a se stesso. E giusto per stare , scaricate (è gratis!!!) dal sito di Lonely Planet, “Viaggiare in Poltrona, 500 libri, film e musiche che fanno venire voglia di partire”.

277 pagine di abbinamenti tra luoghi e paesi, musica libri e film. Se siete capaci di godere nel guardare queste pagine e di sentirvi appagati, ogni volta che girate una pagina, avrete compreso l’essenza del bastare a se stessi e della felicità. Poi non vi resta che immaginare l’esplosione delle sensazioni, nel portare nel cuore queste emozioni visive, emotive ed uditive scaricandole di persona nei luoghi , come le colonne sonore di questi luoghi. Tutto diverso è il caso di coloro che vivono solo dell’andare e non riescono a capacitarsi dello stare: o peggio ancora dello stare e basta , senza andare e senza goderne.

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