Empatia, uno dei processi psicologici più difficili. Possibile motore di una relazione. Ovvero, la sua mancanza, il suo contrario, il fallimento di una possibile relazione. La Treccani ne sintetizza il significato nella capacità di porsi nella situazione di un’altra persona, comprendendone immediatamente i suoi processi psichici. Noi semplicemente traduciamo: mettersi nei panni dell’altro. Con un impegno alla comprensione dell’altro scevro, nella sua versione più integralista, da ogni elemento affettivo.

Come scrissi a proposito della psicologia, credo che questa dote per alcuni sia parte di un patrimonio istintivo. Come saper dipingere o scolpire. Parte da una capacità all’interazione sviluppata, sostenuta da una tensione all’ascolto dei messaggi, i più impercettibili, che l’altro ci fornisce. Ancora: nella sua forma integrale, l’empatia, senza alcun tipo di valutazione, ci aiuta a comprendere comportamenti, sentimenti, bisogni. Hai detto poco per costruire una relazione forte: entri per la prima volta in relazione con qualcuno, ti immedesimi in lui e gli fai capire che sei nei suoi panni. Senza giudicarlo.

Beh, non lo hai in pugno, ma lo hai stupito un bel po’ e te lo sei tirato dalla tua parte. Diciamo che te lo sei fatto amico. Se l’utilizzo di questa capacità è sano, da lì partono tutte le strade della relazione e dove vogliamo che ci portino. Esiste un utilizzo professionale dell’empatia, in medicina, in psicanalisi. Studi scientifici ne hanno studiato gli aspetti più reconditi. Molto più semplicemente e nel peggiore dei casi, io credo che si possa imparare, leggendo qua e là qualcosa, e sviluppare una ‘dote’ che ci manca. Nel migliore dei casi, viceversa, a definire meglio una forza già insita nel nostro dna, naturalmente. Poi se siete orsi e vi compiacete nell’esserlo, ecco tempo perso.

Ma se volete trasformare una relazione nella sua massima espressione della positività, perché non affrontare l’argomento. Lavoro e relazioni potrebbero risentire positivamente dall’influenza empatica. E soprattutto (vecchie canaglie, so già che siete pronti ad approfittare dell’empatia come possibile strumento di manipolazione altrui!) state lontani anche dal solo pensiero di un utilizzo improprio, diverso dal mettersi nei panni altrui per una corretta interazione, che ci vede attori di comportamenti coerenti all’impianto sentimentale e di bisogni dell’altro.

Esiste una vasta letteratura in materia di empatia, soprattutto ad uso di coloro che ne vogliono capire il significato ed entrare in possesso di semplici ferri del mestiere. Tanto vasta che è difficile consigliare qualcosa. Fra i tanti a me è piaciuto “Che cosa è l’empatia” di Paolo Albiero e Giada Matricardi, Carrocci editore. Ma ripeto tanti altri libri aiutano a svilupparci empatici. Sicuramente un consiglio preliminare mi sento di darlo, se sentiamo veramente una necessità empatica.

Parliamo di smartphone e diciamo che non lo criminalizziamo. Credo che pochi strumenti, come questo, abbiano cambiato in meglio la nostra vita, tutte le volte che lo utilizziamo correttamente come strumento di conoscenza e di primo contatto. Un grande facilitatore. Bene, però in una visone empatica del nostro agire, allo smartphone non bisogna concedere nessuno spazio.

Contrariamente allo spirito empatico, lo smartphone elimina il mondo della esperienza e del contatto , della relazione dal vivo, dello stimolo da interazione fisica. Con un tocco sullo schermo noi entriamo nel mondo, in tutti gli aspetti della conoscenza del mondo. E come dicevo è uno strumento fondamentale per abbattere tante barriere.

Ma se a lui affidiamo le nostre relazioni più fini, ecco credo che abbiamo tradito lo scopo fondamentale dell’essere animali sociali, non social, ripeto sociali. Ora, chi vuol essere empatico, lo sia, dimenticando tra gli strumenti per la conoscenza di questa ‘arte’ lo smartphone. Pratichi la socialità di contatto, immediato, ovvero non mediato da uno schermo. Una scelta, alternativa a quella dell’essere orsi, della solitudine, dei benefici della quale magari parleremo in un altro articolo. Ci stiamo preparando.

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