“Perchè voi adulti indossate gli orologi?”

Mi è stata posta questa domanda qualche giorno fa, alla quale ho risposto in primis con un sospiro, che di per sé la dice molto lunga su quanto il tempo influenzi le nostre vite. Al sospiro, poi, si è aggiunta questa risposta: “perché noi abbiamo orari da rispettare, cartellini da timbrare, mille cose da incastrare”. Lo sguardo del mio interlocutore si è fatto tra il perplesso e lo schifato.

I miei neuroni si sono quindi lasciati andare a una riflessione. Probabilmente non varrà per tutti, ma gli orologi (e con essi il tempo) sono una parte preponderante delle nostre vite: ne abbiamo uno in ogni stanza, più o meno. Se non è un orologio, è comunque un meccanismo che scandisce lo scorrere del tempo o che ci detta il proprio, ad esempio i timer degli elettrodomestici. Un tempo c’erano solo i ritmi della natura e le campane delle chiese a svolgere questo lavoro. Oggi addirittura ci si lamenta delle campane delle chiese e si chiede che vengano zittite perché disturbano il nostro sonno, ma poi dormiamo in camere da letto in cui abbiamo TV con timer per lo spegnimento, radiosveglia con il timer del nostro risveglio e orologio da polso con il timer per i nostri patemi.

A volte siamo così concentrati sulla mancanza di tempo che ci dimentichiamo di vivere. Arriviamo a sera e la nostra giornata non è altro che una lista di ”√” accanto a compiti da svolgere. Ma cosa abbiamo fatto per noi? Una mera corsa contro il tempo, nulla di più. Il più delle volte, però, è proprio il tempo a vincere e questo ci lascia con un senso di insoddisfazione, inadeguatezza e ansia, che finisce per condizionare anche la giornata a venire. Così si entra in un loop malsano senza fine. Almeno finché non ce ne rendiamo conto e non decidiamo di porvi rimedio ritornando a vivere e non a lasciarci semplicemente vivere dal tempo.

A volte, quando ci ritroviamo con del tempo a disposizione, ci sentiamo a disagio perché non sappiamo come riempirlo. Dico sul serio. Ditemi se non vi è mai capitato di correre come matti per portare a termine tutti i compiti che vi siete assegnati per la giornata, per poi ritrovarvi ad averli conclusi con mezz’ora di anticipo. Ops, e adesso? “Cosa faccio, mi siedo un attimo sul divano e mi riposo?” Se lo fate, scommetto che il divano si rivela diventare di colpo incandescente. Faticate a rilassarvi perché nella vostra mente si sussegue un vorticoso scorrere di pensieri: “ma davvero ho fatto tutto? Ma non mi sarò dimenticato qualcosa? Ma non sarà meglio che faccia qualcosa di quello che ho previsto per domani?”. Insomma non c’è pace.

Forse capita solo a me o alle persone che, come me, sono cresciute in una famiglia con il culto del lavoro. Con la convinzione che ozio e riposo siano tempo perso, perché c’è sempre qualcosa che si può fare. “Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi” era il mantra quotidiano. Il tempo a casa nostra era sempre troppo poco, noi sempre di fretta per cercare di rosicchiarne qualche minuto in più. Non era mai tempo per riposare, sempre attivi. Ma ne è valsa la pena?

Non so, me lo chiedo spesso. E mi viene in mente una canzone: “Good riddance” dei Green Day. Che dice: “Time grabs you by the wrist directs you where to go. […]. It’s something unpredictable but in the end is right. I hope you had the time of your lifein sostanza chiude con un augurio: “spero che tu ti sia divertito, che abbia speso la tua vita al meglio”. Se tenessimo presente il fatto che un giorno potremmo trovarci a renderne conto a noi stessi, allora forse smetteremmo di rincorrere il tempo e torneremmo a vivere.

Articolo a cura di Cinzia Costi

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