L’approccio alla filosofia, più complicato da pensare che da realizzare. Ho sempre pensato che non rendono un servizio alla filosofia, alle persone in particolare, coloro che, tanti, hanno sempre cercato di renderla complessa, materia da adepti. Per questo tutti, alla parola filosofia, evocano capacità interpretative e cognitive speciali: “ci vuole il pelo per capire la filosofia!”.
Io sono convinto, al contrario, che sia un approccio complicato più in termini di preconcetto che di effettiva complessità. A condizione che qualcuno ci dia da una mano a superare questo preconcetto, con opportuni strumenti.

Così la filosofia dispiega la sua fondamentale funzione: la comprensione del mondo e dei suoi fatti e la creazione di un approccio confortevole alla vita. Oltretutto deve essere chiaro che l’approccio filosofico non è la ricerca di una ricetta in assoluto. Data la varietà dei suoi interpreti e attori, la filosofia è la ricerca di quell’approccio che meglio sostiene il proprio modo di vedere la vita. Della serie “cerco nella filosofia un sostegno a convinzioni che in nuce esistono già e mi sono già ben presenti”.

Perchè tutto questo movimento possa prendere forma e avvicinare il più possibile le persone alla filosofia, la cosa più importante è cominciare da sostegni interpretativi della stessa che forniscano approcci facili. In grado di garantire il massimo conforto possibile al proprio habitus di vita. Complicare la comprensione della filosofia con ragionamenti troppo cerebrali allontana da un motore di conforto indiscusso, la filosofia, nata per questo: la massima felicità possibile.

Detto ciò, ci permettiamo di fungere da facilitatore filosofico suggerendo una lettura: “Sette brevi lezioni sullo stoicismo” di John Sellars. Va detto della semplicità della trattazione di fronte alla complessità dell’oggetto.
Già partiamo bene con la materia, lo stoicismo: filosofia che affronta la sofferenza e prova ad insegnare come evitarla. La sofferenza non fisica, ma per dare una misura dell’attualità del tema, la sofferenza dei mali oscuri del nostro tempo: ansie, paure, il male di vivere.

Lo stoicismo ci dice che abbiamo in noi i ferri del mestiere per evitare la sofferenza: il modo di guardare il mondo ed il fatto che tutto è nelle nostre mani, auto aiutandoci a trovare un modo di vivere, semplice e quotidiano. In particolare ci ha colpiti una parte del libro, dove si parla di come lo stoicismo affronti il tema della ricchezza e, diversamente da tante religioni o altre dottrine filosofiche che ne danno un valore negativo, ne emerga la ricchezza come valore neutro, ai fini della virtù.

Normalmente un ricco già parte in salita per essere un “buono”. La letteratura è piena di esempi che portano la virtù dove si rinuncia alla ricchezza. Dicevamo invece che lo stoicismo la considera indifferente: non è vietato essere ricchi, lo stoicismo non pensa che la patrimoniale sia la strada per la virtù. Noi dobbiamo porre attenzione alla nostra anima e alla sua salute. Saremo virtuosi in questo senso se utilizzeremo i beni materiali terreni che possediamo per esserlo. Non per essere viziosi o malvagi.

Oltre questa parte, tutte le altre parti del libro si pongono come lettura semplice e agile. Un argomento, lo stoicismo, che vale la pena conoscere come parametro di serenità del nostro essere. In fin dei conti, come diceva un vecchio saggio che stoicismo non sapeva nemmeno come si scrivesse, che tu abbia la Ferrari o una 500, senza dubbio è meglio piangere sulla Ferrari che sulla 500, ma molto meglio ancora è decidere in proprio come non piangere. Vediamo se alla fine della lettura ne saremo capaci.

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