Vivere a Reggio Emilia da 56 anni, senza esserci nato, non mi ha impedito, causa vincoli campanilistici, di conoscere un personaggio “a fari spenti”. Una conoscenza di nicchia, capace però di insegnare una lezione.

Parliamo di un giornalista, uno scrittore e, in estrema sintesi, un educatore: Paolo Nori. Poca presenza pubblica, limitata alle volte in cui serve per dire qualcosa di intelligente, non ha rinunciato a prendere parte a “Quelli che il Calcio” in quota tifo Parma.

Parma, la città dove appunto nasce una sessantina di anni fa, paradossalmente ragioniere, cresciuto alla partita doppia e libero pensatore. Si laurea in Lingua e Letteratura Russa (mettiamo da parte per un attimo questa laurea, la riprendiamo dopo). Giornalista, fondatore di alcune riviste (L’accalappiacani, Qualcosa), collabora con diverse testate (Manifesto, Libero, Il Foglio, Il Fatto Quotidiano). Una serie infinita di libri scritti dal 1999.

Tra questi, la passione per la Russia e la letteratura sovietica lo ha portato ad essere traduttore e divulgatore di questa grande matrice letteraria, madre di tanti classici. I suoi libri ci contagiano:

  • “La grande Russia portatile”: manuale di viaggio scritto con un sentimento incredibilmente coinvolgente: ci fa capire cosa rappresenti per lui la Russia, ma soprattutto ci invoglia a conoscerla, poco abituati come siamo a voler sapere di fatti e di cultura che la riguardano.

  • “I russi sono matti, Corso sintetico di letteratura russa”: nulla di accademico, ma la somma di decenni di lavoro sui libri e gli autori russi. Divertente e complicato allo stesso tempo, in modo assolutamente poco didattico ci introduce ai misteri dei giganti della scrittura russi: l’assurdo Erofeev, Tolstoj, Brodkij, Gogol, e, ultimo ma non ultimo, Dostoevskij.

  • “Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fedor M. Dostoevskij”, l’ultima opera di Paolo Nori. Delitto e castigo, il libro, è lo sfondo del romanzo, Dostoevskij e un Paolo Nori adolescente gli attori protagonisti. La ferita ancora aperta dalla lettura di un classico in età adolescenziale. E la lettura di questo romanzo, attiva un parallelo “percorso Dostoevskij”, per il quale ho scoperto un grande interesse all’alba dei 60 anni. Vero che i classici non hanno tempo, ma la regola per alcuni autori vale più che per altri: per Dostoevskij in modo assoluto.

Dicevo il “percorso Dostoevskij” : leggete Paolo Nori, “Sanguina Ancora”, e a seguire, per essere introdotti all’autore, “Un certo Dostoevskij” a cura di Pavel Fokin, prefazione di Paolo Nori. Chiudete il cerchio, “Delitto e Castigo” del mostro Dostoevskij. La nostra vita ha bisogno di educatori (alla Paolo Nori appunto), attraverso i quali attualizzare la lezione di monumenti letterari del passato, anche se questo comporta riflessioni tanto dolorose quanto attuali. Proprio perchè dolorose, però, rappresentano un antidoto contro la povertà delle nostre emozioni, tanto assenti e per questo tanto più dolorose.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.