Una figura trasversale, cara a fedeli e non: Francesco d’Assisi, nel 1220, ritorna dall’Oriente dopo un incontro pacifico con il Sultano d’Egitto Malek-el-Kamel, a bordo di una nave veneziana. Giunge a Torcello, splendida isola “dell’arcipelago veneziano”.

In un tempo in cui dovrà gestire i problemi della fede e dei fedeli, dei loro divergenti orientamenti, cerca un luogo tranquillo dove fermarsi nel silenzio a pregare e riflettere. Arriva su una piccola isola che è proprietà del nobile veneziano Jacopo Michiel: ad accoglierlo un silenzio rotto solo dal canto degli uccelli. Questo il racconto del suo biografo, San Bonaventura da Bagnoregio.

L’Isola è quella che oggi si chiama “San Francesco del Deserto”. Da questa storia nel 1233 Jacopo Michiel dona l’isola ai frati minori, affermando che su di essa è già stata edificata una chiesetta dedicata a san Francesco.

Ora torniamo ai giorni nostri: siete a Venezia, la state godendo in una di quelle giornate da ottobrata: sole, temperatura mite, la qualità della città lagunare fuori dai mesi di picco turistico. Bene, ne assaporate ogni angolo, una buona guida alla mano, ma soprattutto, state perdendovi senza mete specifiche.

Bene, perdersi per perdersi, cercate il modo di fuggire su San Francesco del Deserto: la potete visitare per provare, da novelli Francesco, il senso della beatitudine rotta solo dal canto degli uccelli. Vi sembrerà un viaggio nel tempo, in un luogo che, credetemi, non esagero, non troverete facilmente per sensazione di pace e serenità. La potenza dei miracoli del francescano si attualizza, avviando il vostro processo di beatificazione. In questo piccolo straordinario pezzo di mondo, sette ettari di parco e duecento cipressi, godrete della laguna, di un tramonto sul campanile stilizzato di San Marco; le altre isole della laguna, Torcello, Murano, Burano in profilo: e se la giornata è tersa, Dolomiti.

Un naturale direttore d’orchestra conduce il canto degli uccelli. Diversamente potrete godere dell’alba, delle acque piatte a mo’ di specchio, innaturalmente ma spettacolarmente immobili. Esperienze di laguna, sperimentate sin da piccolo, quando partivo da Chioggia per un arrivo dal mare in laguna di Venezia. Credenti o meno, istintivo sentirsi attratti da un altissimo.

Esiste un convento, pochi frati che vi accolgono, per una visita tanto ruvida quanto partecipata. Vi mettono a tavola saziandovi frugalmente. Vi intrattengono cristianamente, se volete. Diversamente vi circondano di rispettoso silenzio.

Esiste ancora la piccola chiesa e la cella dove potrete respirare Francesco. Dicevo, potrete pranzare, con una famiglia improvvisata di altri visitatori, semplici turisti quotidiani o pellegrini di passaggio, magari stanziali per qualche giorno di meditazione spirituale.

Unica tra tutte le isole di Venezia, San Francesco del Deserto è un luogo di meditazione. Raggiungibile con mezzi normali; se siete cristiani vi accolgono, se siete musulmani, vi accolgono, se siete ebrei, anche. Atei, perché no. Non pensate di arrivarci per chiassose scampagnate. Non vi vogliono. Se fate la guerra e non fate l’amore, non partite nemmeno.

State a casa.

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