Ogni luogo è bello se ha un senso abitarlo: se è un sogno realizzabile.

Il viaggio. Ovviamente non vogliamo peccare di presunzione nel definire un concetto, prima di tutto filosofico, sul quale pensatori di un livello ben superiore al nostro hanno dedicato fiumi di riflessioni. Da loro, il significato del viaggio per noi: non conta quanti soldi hai, quanta voglia di esotico, particolare, unico cerchi nel viaggio. Conta quello che porti con te del tuo viaggio, soprattutto il fatto che in quella dimensione potresti tranquillamente, in qualsiasi momento della tua vita, ritornare e pensare di trascorrere il resto dei tuoi giorni.

Il viaggio non è il paradiso di plastica, la cartolina, un set cinematografico, buono per una settimana, o poco più. Il viaggio ha due movimenti: un prima e un dopo. Il viaggio, il prima, nella sua accezione canonica parte in quell’angolo del tuo cervello che in un dato momento, per una scintilla che scocca nel modo più strano possibile, costruisce un desiderio irrefrenabile per le aspettative della tua conoscenza e del tuo conforto. Da condividere o meno con altri.

Il dopo: esiste il viaggio della delusione, quello che butti nel water ancora prima di concluderlo. Magari in un posto di eccezione, unico al mondo, ma limitato magari dalla compagnia, magari dal fatto che non ha fatto scattare nessuna scintilla emotiva. Quale?

Un sogno. In tutti i miei viaggi, quando mi sentivo veramente appagato, cominciavo a guardare se mai esistesse la possibilità di comprare casa, convinto che prima o poi sarei tornato a vivere in quel luogo e con quelle persone che lo abitano. Magari con l’amore della mia vita. 

Mi sono interrogato spesso su questo “modus viaggiandi”, che a molti potrebbe sembrare la classica insofferenza della vita nel luogo di partenza: il desiderio della stupida e classica fuga giovanile. No, nulla di tutto questo. Anzi. Partiamo dal dettaglio: per ogni viaggio ho sempre trovato immenso piacere nel ritorno. E in questo senso il mio “animus viaggiandi” trova il suo significato nella celebrazione dell’elegia degli spazi domestici, fisici, del cuore e dell’anima. Non esiste viaggio più bello di quello che celebri ogni minuto tra le mura di casa tua, il viaggio preferito, l’essenza dell’esperienza di viaggio, la dimensione del movimento in te stesso.

E quello che porti del viaggio è sapere che, se esaurisci il filone della tua elegia domestica, ne esiste un’altra pronta nei tuoi sogni a diventare la nuova elegia domestica. In tutto questo senso, ricordo i viaggi che mi sono goduto oltremodo. Leggete queste poche righe della nostra sezione Travel, un’introduzione, sapendo che ogni articolo che pubblicheremo cercherà di indirizzarvi a un sogno, con tanti, pochi o neanche un soldo (possibile, vedrete). Alla vostra elegia di viaggio.

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