In pausa pranzo ieri, con l’editore si parlava di tante cose. Ad un certo punto il suo incipit rivolto a me “io non ho la tua cultura, ma…” ed a seguire la sua riflessione in merito al tema di cui si stava parlando.

Questa espressione ha scatenato una tempesta di riflessioni che mi piacerebbe condividere con voi. In primis la necessità del socialismo quando si parla di cultura, ove impropriamente socialismo sta per diritto di tutti. Un metodo personale ed emblematico della modalità con la quale mi piace approcciare ogni mio interlocutore: non facile, ma nel mood “preparato al confronto”.

Credo, ne sono certo, che l’editore si rivolgesse a me con un moto di rispetto, nel senso che mi riconosce questa caratteristica di persona acculturata. Poi, nel caso specifico vi posso garantire che la persona, l’editore, a scanso di equivoci comunque non si fa difetto di interagire con altri per presunta carenza di cultura.

Ma nel contempo mi ha aperto uno scenario, pensando a tutti coloro che, consapevoli o ritenendo proprie loro carenze di cultura, rinunciano per insicurezza al proprio sacrosanto diritto di dire, parlare ed esprimere il proprio pensiero. A tutti coloro che un circolo vizioso e negativo, definito degli intellettuali, sono esclusi dal gioco della maggior condivisione possibile della cultura. Un tema complessissimo, che ovviamente se trattato in termini accademici non sarebbe a supporto dello scopo di questo articolo: cultura per tutti, e come sempre, per non perdere di vista un sano pragmatismo, i consigli di Eoo.

A completare tutto questo cinema poi, ascoltavo Zapping, trasmissione serale di Rai Radio 1, fedele compagna dei miei ritorni lavorativi. Parlavano dei libri del momento, del livello di cultura necessario per leggere qualche autore, di bassa e alta cultura: dialogo stucchevole e paradossale. Dialoghi da circoli privati, esclusivi, dove gli intellettuali escludono dall’accesso chiunque ritengano non giochi al loro pari. Questa è la cultura che ci manca? I libri, che sono un prodotto pop per eccellenza, con il limitatore alle vendite come le macchine per la velocità? No!

La cultura è un prodotto pop. Ogni persona del mondo libero deve avere gli strumenti per capire ed essere messo nelle condizione di accedervi. Essendo che il mondo occidentale non vieta a nessuno l’accesso alla cultura, andiamo oltre. Partiamo però dal presupposto che nemmeno ne sollecita l’accesso, o ne costringe percorsi di accesso. Eoo, perché non esista nessuno che non sia in grado di poter leggere un libro e capirlo, perché non esista nessuno che possa stare in ogni contesto di socialità con consapevole partecipazione. Eoo come sempre spende la propria vetrina per i suggerimenti.

Intanto un primo grande invito a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di un bagaglio culturale: non disdegnino di metterlo a fattor comune, di farlo circolare cercando in ogni possibile circostanza di aiutare chiunque alla condivisione e alla comprensione. Aiutare e facilitare la comprensione sempre e comunque, mai fare sì che la vostra cultura sia pregiudizievole per altri. Peggio ancora, sostegno all’abuso. Che non vuol dire rinunciare ad utilizzarla per prevalere, ma mai utilizzarla per prevalere con coloro che, si diceva una volta, hanno la sfortuna di avere l’anello al naso. Sempre meno, ma se esistenti, non c’è soddisfazione a vincere facile.

Ecco Eoo in modalità consiglio: il vocabolario, sì un vocabolario. Consiglio a tutti di comprare un vocabolario, di sfogliarlo e di leggere parole e scoprire significati. Il primo passo radicale per migliorare il proprio tasso culturale.
Scoprirete una lingua meravigliosa, che ha la parola giusta per ogni situazione, in questo senso è la lingua più dettagliata.

Poi una chicca, il vero passo in più, lo strumento culturale pop, sta a dire per tutti coloro che vogliono galleggiare non nei giardini della intellighenzia, ma sopra il livello della superficialità.

Collegatevi al web, digitate “Pianigiani dizionario etimologico” (dove Pianigiani sta per eminente etimologo, e dove etimologia sta per, semplicemente, scienza che studia la storia delle parole). Si presenta un sito, www.etimo.it. Poi, per passare ad un esempio pratico, nel sito digitate la parola “pensare”: mi ha affascinato leggere che pensare è vicino al concetto del pesare, l’idea che il pensiero sia associato all’equilibrio della bilancia.

Chi vi fermerà più. Senza spendere una lira, lo zoccolo della cultura a disposizione. Il vocabolario, il significato delle parole. Il dizionario etimologico, la storia delle parole. Per cominciare. Ma preparatevi, esaltatevi con questa scoperta: chi vi negherà più l’accesso ai circoli culturali?

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