L’intento è tutto fuorchè accademico. Ci nasce questo interesse per la psicologia da un dialogo, in ambito aziendale, intrattenuto con un esperto di comunicazione. Mentre illustrava la sua idea di comunicazione strategica per l’azienda, ad uno dei rappresentanti di questa scappa la domanda: “Ma scusa , tu che studi hai fatto?” Risposta: “Sono un mix di esperienze, laurea in psicologia condita in salsa esperienziale informatica”.

Lì per lì poco caso alla domanda e alla risposta. Cosa gli salta poi in mente per fare questa domanda. Spostato successivamente il dibattito all’interno dell’azienda, abbiamo capito il senso della domanda da questa istanza: ci si chiede “dovessimo cercare un uomo (o donna) per il futuro aziendale della comunicazione e marketing digitale, dove andremo a cercarlo?”. Risposta di getto: “Università di Marketing e comunicazione?” Banale: secondo la teoria del grande oceano blu (o giù di lì), se tutti attingono i pesci dallo stesso mare, prima o poi finiscono, o si esaurisce la verve strategica e innovativa della pesca. Ergo? Cerchiamo l’innovazione, dice il titolare: Facoltà di Psicologia. Per piaggeria anche mi verrebbe da dire geniale, l’ho evitato, ma è una intuizione assolutamente pertinente.

Per spiegare partiamo da un ricordo di adolescenza. Ho cominciato prestissimo a guidare le macchine, figlio unico, orgoglio del padre era quello di introdurre il figlio maschio ai misteri della “adultità” prima del tempo. Come dire, mio figlio ha cominciato a camminare a 7 mesi, mio figlio ha cominciato a guidare a 10 anni. Così fu, ricordo che io portavo al mare mamma e parenti sulla nostra stradina di accesso privata con l’auto a 10 anni. L’insegnamento dell’arte fu meccanico, pratico, l’insegnamento teorico arrivò quando si trattò di prendere la patente (a parte che fui bocciato, la prima volta, per eccesso di zelo, arrivando in prossimità delle strisce pedonali con una doppietta in scalata roboante): mio padre mi svelò il segreto mistico della guida, il bravo guidatore è uno psicologo, deve capire una frazione di secondo in anticipo le intenzioni degli altri guidatori.

Da quel momento, 18 anni, sviluppai la mia vita su questo concetto: capire degli altri un secondo prima le intenzioni, parole e pensieri. Mi sono sempre esercitato a questo: incontro le persone, screening per capire chi ho di fronte, interpretazione del normotipo, comprensione del tipo di pensiero che tradurrà in parole. Me la canto e me la suono, ma devo dire che mi è sempre venuto abbastanza bene. Ora torniamo alla psicologia: ho attribuito a questo tipo di personale competenza un’accezione istintivamente psicologica, tant’è che ho sempre rammaricato la mancanza di qualche studio in più di psicologia. Su questa dote naturale, non sarebbe stato male per la mia vita professionale.

Ma in ogni caso, mi tranquillizzò un docente universitario di psicologia: non rammaricarti troppo, è più facile che sia psicologo un pastore della barbagia che un professore di psicologia dell’università, esaltando la componente istintiva della psicologia. Sulla scorta di quanto dicevamo all’inizio, sono arrivato a una conclusione, forte anche di questa soddisfacente definizione della psicologia: la psicologia è la scienza che studia il comportamento umano e che cerca di comprendere ed interpretare i processi mentali, affettivi e relazionali che lo determinano con lo scopo di promuovere il miglioramento della qualità della vita.

La conclusione è che, ancora più di quanto non si possa immaginare, ad una psicologia scientifica e clinica si affianca la frontiera di una psicologia di accezione tipicamente aziendale, già sperimentata con ampio successo in ambito organizzativo/relazionale e di gestione delle risorse umane. In questa accezione tipicamente aziendale si aggiunge tutto ciò che rappresenta il futuro bagaglio di competenze di coloro che dovranno comprendere i mercati per piazzare prodotti e servizi, spaziando dal marketing alla comunicazione digitale alle aree commerciali.

E chi più ne ha più ne metta. Per tutti coloro che ci erano già arrivati, e per tutti coloro che ci sono arrivati ora, gli uffici sono avvisati: all’arrembaggio sulle facoltà di psicologia. E non temete: quando li avremo portati via tutti, ci resterà sempre la barbagia, terra di pastori psicologi.

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