Goliardia. Per alcuni concetto sconosciuto, un vocabolo come tanti, un significato storico. Per pochi eletti: uno stile di vita. Ds centellinare vivendo, senza abusarne, con gusto.
Per i tanti che non conoscono il genere, non sprechiamo tempo: non ne hanno mai sentito la necessità.

Per coloro che non conoscono il vocabolo: la Treccani dice : ” ….anche, il complesso delle abitudini e dei comportamenti dei goliardi, cui tradizionalmente si è attribuita, specie nel passato, una consuetudine di vita spensierata e gaudente…..”. Fredda definizione, meccanica, senza anima: per coloro che nel cruciverba la utilizzano come sinonimo dell’essere burloni.

Continuiamo, avvicinandoci sempre di più all’essenza. Il suo significato storico, anzi il suo modo d’essere nella storia. Parliamo della storia e delle vite degli studenti universitari, sin dal medioevo, con tratti comuni nel mondo, delle loro comunità e dello spirito che li ha sempre animati. Studio e trasgressione, ironia, compagnia, spirito avventuroso. Esiste una letteratura della goliardia, in buona parte radicata territorialmente negli ambiti delle località universitarie, che racconta di riti, miti, bravate, canzoni e poesie. In una parola, gioventù universitaria. In tempi storici piacere di pochi, elitaria.

E arriviamo allo stile di vita. Democratico e popolare. Scorporiamo la sua essenza dal contesto universitario. Attribuiamo la sua formazione a qualsiasi gioventù. Diamone alcuni caratteri che permettono a pochi eletti di fruirne in età meno giovani, ai più estremi anche su un letto di morte. Esiste una Bibbia in questo senso, dello spirito goliardico.

Il film “Amici miei”, ma non vorrei parlare del film. Guardatelo e godete delle scene, ricordando la vostra spensieratezza, soprattutto la capacità di crearla, sempre e comunque. Ma non fossilizzatevi sugli scherzi o sulle “zingarate”.

Ogni goliarda ha quintali di racconti da mettere sul tavolo, tutti ugualmente esagerati nelle esecuzioni. Se volete l’essenza del concerto di goliardia ascoltate la voce narrante: capace di definire i contorni della vita goliardica, spirito, all’apice, in grado prendersi gioco anche della morte.

Partiamo dall’assunto principale, che cosa sia la goliardia: genio. E come definisce il genio la voce narrante, il Perozzi? Fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione (nel film si tratta di un adulto che si sostituisce ad un bambino nell’atto dei bisogni sul vasino, per poi rimetterlo a cavallo del suo vasino, post defecatio adulta). Questo lo spirito del goliarda. Ma di più: goliardicamente applicabile il principio nel contesto delle nostre vite correnti, non solo per le circostanze goliardiche che ancora siete in grado di realizzare quando se ne presenta l’occasione, da soli o in compagnia.

Proseguiamo: cosa è lo spirito goliardico? È irresponsabilità illimitata. Quando parte il genio, non esiste alcun argine possibile, rappresentato da sentimenti, mogli, figli, parenti, autorità, pudore, religione o politica. Si asseconda. Sempre il Perozzi, parlando del figlio ” io restai a chiedermi se l’imbecille ero io , che la vita la pigliavo tutta come un gioco, o se invece era lui che la pigliava come una condanna ai lavori forzati”, dando per scontata la risposta: chi goliarda è chi goliarda fa.

Zingaro da zingarata: per astrazione un’azione, anche di pochi minuti senza meta concettuale né scopi, libera, estrosa e colma di desiderio: una temporanea evasione dagli schemi. Mai e poi mai malinconia, un fardello, come dice il Perozzi, di cose passate. Sempre concentrati sul presente e sulla necessità di non prendere nulla sul serio (il Perozzi), limitando le sofferenze gravi al massimo a tre quarti d’ora (il professor Sassaroli).

L’esame di laurea del goliarda? Preparatevi a cacciare tutti, sul letto di morte: hanno rotto i coglioni, dovete morire goliardicamente! (il Perozzi)

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