“Petardi e alcool per festeggiare l’ultimo giorno di scuola: vigili controllano 13enne, la mamma li investe con l’auto.”

Io non lo so. Sarò vecchia o vecchio stile, ma leggendo questo titolo mi è montata un po’ di rabbia, sostituita poi da una sensazione di impotenza, mista a rassegnazione e preoccupazione.

Ma io dico: a parte che mi risulta reato vendere alcolici in Italia a minori di 16 anni, e questo di anni ne ha 13 per cui l’alcool potrebbe averglielo procurato la stessa madre. E questo mi fa rabbrividire. Ok, facciamo che gliel’abbia procurato un amico più grande e facciamo pure che si sia trattato di un’innocente bottiglia di spumante slavato per festeggiare. Ma ti pare che la madre se la prenda con i Vigili che facevano soltanto il loro lavoro?

Ho l’impressione che si stia andando verso una deriva educativa. Tuo figlio prende un brutto voto? Eh ma non è colpa sua poverino, colpa del prof che non lo capisce e non sa insegnare. Andiamo a legnare il prof.

Tua figlia ha sacagnato di botte e bullizzato una compagna? Eh ma poverina, sono state le amiche ad incitarla e portarla sulla cattiva strada.

Tuo figlio ha vandalizzato una proprietà pubblica? Eh ma tanto era già fatiscente, le Forze dell’Ordine dovrebbero essere un po’ elastiche: so’ regazzini! Secondo me non ci siamo.

Come fanno i ragazzini a crescere, a farsi le ossa, se non permettiamo loro di assumersi le responsabilità per gli sbagli che fanno? Se continuiamo a giustificarli in tutto, penseranno di non essere mai nel torto. Crederanno che tutto sia loro dovuto. Diventeranno degli sbruffoni, arroganti, supponenti per finire in bulli dediti soltanto alla violenza. L’unica cosa che riuscirà loro bene sarà la prepotenza. Ma davvero vogliamo che sia così?

Io ho paura di questo mondo. E lo dico da genitore. Perché vedo mio figlio in balia di queste persone. Vedo i genitori come me tentare inutilmente di dare dei valori ai propri figli, di insegnar loro la cultura del sacrificio, la cultura del saper commettere errori. Del saper cadere, ma soprattutto rialzarsi. Perché questo davvero ti rende forte: imparare a ripartire e ricostruire dopo gli errori e le rotture.

Ma i giovani di cui sopra questo non lo impareranno mai. Loro non faranno che imporre una cultura di violenza, dell’”ho ragione io”.  E questo porterà gli altri a passare dalla loro parte o a soccombere, magari a isolarsi, magari a preferire il mondo degli hikikomori a quello reale.

Ah certo, da genitore sarà anche più facile dar loro ragione piuttosto che mettersi lì a ragionare, sorbirsi le scenate e i litigi, dover mantenere un atteggiamento severo anche quando l’obiettivo ultimo è la felicità del figlio. Vuoi mettere? Ma davvero vogliamo crescere dei mostri?

Io non so, sarò vecchia o vecchio stile, e non sto dicendo che un atteggiamento genitoriale rigido o violento sia la soluzione. Credo di aver ricevuto poche patacche da piccola, o forse solo una, ma vi assicuro che quella brucia ancora. E ne ho un ricordo lucido. Perché era palese che avessi superato il segno. Perché avevo paura di aver incrinato per sempre qualcosa nel rapporto tra me e mio papà, per averlo portato ad un tale gesto. Perché avevo la consapevolezza di aver fatto qualcosa di grave. A questo bisogna educare: a dare ai nostri figli la consapevolezza dei limiti, lasciandoli avvicinare o anche oltrepassare, ma consapevoli delle conseguenze e pronti ad assumersene le responsabilità. Non a scaricarle addosso ad altri. 

Non mi erigo né a pediatra, né a sociologa né ad altro se non a quarantacinquenne che vede un mondo andare alla deriva educativa. E non voglio nemmeno dire che si stava meglio quando si stava peggio: viviamo in una costante evoluzione, non potrei mai pensare che le legnate sulle dita a scuola possano portare qualcosa di buono ora. A volta mi ritrovo con quel meme che gira sui social e che ripercorre alcuni “metodi educativi” della nostra infanzia invocandone un ritorno

Ma volete mettere con il rischio di incorrere in:

  • Lanci di ciabatte (da notarsi che fino alla metà degli anni ’80 le mamme indossavano zoccoli di legno stile Dr. Scholls quando andava bene, se no le zattere olandesi nel peggiore dei casi). Avete presente i segni che potevano lasciare sulle porte? Perché le mamme per fortuna non avevano sempre una buona mira o più che altro, volevano soltanto lanciare avvertimenti.
  • Il temutissimo “castigo”.  Gli altri fuori a giocare in cortile (eh già perché allora strade e cortili erano a misura di bambino) e io seduta sulla sedia a fissare il vuoto per non guardare mio fratello che, in castigo anche lui su una sedia poco distante, faceva di tutto per farmi ridere e per scatenare ulteriormente le ire di mia madre su di me.
  • “A letto senza cena” dopo un pomeriggio passato a giocare incessantemente, avete presente la voragine che poteva crearsi nello stomaco di un bambino? Avete quindi idea di cosa poteva significare dover far passare una notte cercando di placarne i crampi mentre la mente portava a sognare tavole imbandite?

Ce ne sarebbero da aggiungere.

Io non lo so, ma so che qualcosa andrebbe fatto. Prima nei confronti di questi genitori e poi nei confronti dei nostri figli. Dobbiamo crescerli da persone responsabili, che abbiano cura di un mondo già molto difficile e ostico di suo. Che contribuiscano a preservarlo e non a dare il colpo di grazia a lui ed agli altri esseri umani.

Dobbiamo lasciarli andare a modo loro ma dobbiamo prima dar loro gli strumenti e far sì che il loro modo rispetti gli altri ed il mondo in cui vivono. Questa è la nostra responsabilità di genitori, ma anche di semplici facenti parte dell’attuale contesto sociale.

E prima di lasciarvi alla canzone, per onor di cronaca tengo a precisare che conosco le punizioni di cui sopra più che altro per sentito dire (vorrei evitare di essere disconosciuta)

A cura di Cinzia Costi

One thought on “Parola d’ordine: educazione”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.