Perché è quel periodo dell’anno in cui tutti sembrano più felici. Tutti sono più sorridenti e chiassosi.

Il periodo dell’anno in cui si può star fuori di più. Il periodo dell’anno in cui si va in ferie, ci si rilassa. La odio perché è il periodo più caldo, il periodo in cui si suda di più.

La odio perché è il periodo in cui da ragazzi si poteva avere più libertà, il periodo in cui si poteva osare di più, ci si svestiva di più e si tirava tardi … di più. La odio proprio per tutto questo “più”

La odio perché era il periodo dell’anno in cui mi sentivo più sola. Quando tutti partivano per le vacanze, prima con la famiglia e poi con il moroso, e io restavo a casa. Qualcuno passava a salutarmi e io facevo “ciao ciao” dalla finestra. E poi più. Poi loro tornavano con mille racconti, nuove amicizie, nuove esperienze e belli abbronzati. Mentre io ero ferma lì. Abbronzata però, perché a passar le giornate in cortile a giocare da soli ci si abbronza.

Odio l’estate perché è come fosse d’obbligo viverla in modo solare, energico, gioioso. Se la odi sei strano, non si può odiar l’estate: non c’è neanche più scuola!

Ma se sei strano, forse sei anche “notato”. Allora forse non è male andare controcorrente, forse così ci si riesce a guadagnare un posticino nella società dei più.

L’estate è il momento in cui si acuiscono le divergenze economiche: i più benestanti in ferie nelle varie case di famiglia per tutta l’estate o minimo un mese, una piccola pausa per prendere un volo e andare a visitare una capitale europea o qualche lido esotico. I figli che coltivano amicizie anche nei lidi vacanzieri, amicizie che ai miei tempi si coltivavano, nella restante parte dell’anno, grazie a lunghe missive piene di adesivi. Oggi invece, vengono coltivate con lunghe videochiamate per la gioia degli operatori di telefonia, che si trovano a vendere dispositivi anche a poco più che bambini.

I meno benestanti invece manda(va)no i figli in “colonia”, ai campi estivi ed i più fortunati tra loro, passa(va)no la settimana di Ferragosto in una pensione da un paio di stelle e 5 km dal mare. Meglio dire “quel che resta della settimana di Ferragosto” dato che diverse ore vengono tuttora trascorse in colonna sulla famigerata A14. I meno fortunati tra i meno benestanti si accontenta(va)no dei pomeriggi sull’Enza. I più fortunati tra i meno benestanti (tra i quali includo me), oltre alla Colonia ed al campo estivo, avevano/hanno la fortuna di avere uno zio un pochino più solido economicamente, con una casa in affitto sulle colline liguri.  A 10 minuti in auto dalla spiaggia più vicina e con un elemento poco raccomandabile come vicino di casa. E siccome lo zio in questione voleva mandar pari tutti, allargava l’invito a tutti i nipoti. Per cui capitava che si raggiungesse la spiaggia in 7 su una 127. Ma erano gli anni ’80, quando quasi tutto era lecito. Quando si partiva alle 4 del mattino per fare poco più di un paio d’ore di autostrada, pur di evitare la colonna. Quando si andava in spiaggia il mattino, con la borsa a frigo e la focaccia ligure alla cipolla per merenda. Quando si tornava sotto sera e ci si faceva la doccia in cortile con una gomma, di norma usata per annaffiare il giardino.

Allora non odiavo l’estate e dopotutto, forse, può essere che non ne odi così tanto il ricordo.

Odio l’estate perché è colorata: i gelati, i vestiti… Mentre io vestirei sempre di nero un po’ come Victoria Beckham. Odio l’estate quanto il Carnevale, perché troppo colorato, troppo allegro.

Odio l’estate quanto mi infastidiscono le persone troppo rumorose, come quelli che al mattino alle 6.50 salivano sul treno per la città, e già gridavano e starnazzavano come non mai.

Ma non sarà che, più che con l’estate, io abbia un problema con i “più” e con i “troppo”? Che rimangono comunque concetti soggettivi e difficilmente comparabili. Non sarà che nella mia natura ci sia un non so che di misantropico e asociale? Mmmhh, non direi. È più probabile che io sia fatta al contrario: rinasco il 1° Settembre, l’autunno con i suoi colori e le sue temperature miti, sono la mia linfa. Non si suda più, tutto è più sopportabile, i ritmi si fanno più usuali e ritmati dalla ripresa del lavoro, della scuola e di tutto il resto. Si passa più tempo in casa, l’imbrunire anticipa e sembra di risposarsi di più. L’iperattività estiva viene messa da parte per 9 mesi e non fa più troppo caldo. Non ci si trascina più come si è costretti a fare nel caldo dei pomeriggi di Luglio e Agosto, non si boccheggia più.

Ops, noto che non è soltanto l’estate ad essere zeppa di “più” e di “troppo”. 

Ussignur, non se ne esce! 

C’è però una cosa buona dell’estate: mi riporta a questa canzone, delicata, intensa e calda (ma non troppo):

L’estate è salva, lunga vita all’estate!

Articolo a cura di Cinzia Costi

One thought on “Odio l’estate”

  1. …ed è proprio per quei “più” e per quei “troppo” che, adesso che possiamo, scegliamo i paesi del nord per fuggire dall’estate!

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