Ho odiato la montagna per lungo tempo: mi terrorizzava. Forse per le esperienze in colonia: su e giù dai ghiacciai, impreparati e non attrezzati. Con i panini alla salsiccia o alla cotoletta (fredda) e una borraccia da mezzo litro per 8 ore.

Poi piano piano ho iniziato a riscoprirla, piano piano appunto. La Val di Fassa, la Val di Non, l’Altopiano di Asiago, le Dolomiti del Brenta e l’Appennino Tosco Emiliano. Eh sì, perché a modo suo anche quella è montagna, anche senza raggiungere i –mila metri o senza essere patrimonio dell’umanità.

A prescindere dai miei indugi, trovo che la vita di montagna eserciti un certo fascino, infatti ho sempre detto che non vivrei mai in una località di mare, pur amandolo anche d’inverno. Ma non ho mai detto che non vivrei mai in una località di montagna, anche se non scio, anche se mi paralizza la paura dell’altitudine e soffro pure un po’ di vertigini, ma più che altro è la paura di perdere il controllo che mi frena. E tentare di scivolare a valle su due aste di legno o di qualsiasi altro materiale iper tecnologico, non può che fomentare la mia paura. Così come percorrere strade innevate o ghiacciate con l’auto, su e giù per tornanti ripidi e stretti. Non farò mai una ferrata, non sarò mai una vera montanara, ma c’è posto anche per i montanari moderati? Beh se sì, fate largo!

Cosa rende la montagna così attraente? Probabilmente il fatto che non ci sia nulla di scontato. Non ci sono le grandi comodità veloci ed alla portata di mano che ritroviamo nella nostra quotidianità. La velocità non appartiene alla montagna, la montagna vive un altro tempo. Il tempo della quiete, il tempo della natura, il tempo della neve, quando fa inverno per davvero. Il tempo delle scorte, il tempo delle non pretese, ma dell’usare l’ingegno. Manca qualcosa? Pazienza, qualcosa inventerò per sopperire. Il tempo delle passeggiate, non della frenesia del traffico. Il tempo del silenzio e dell’ascolto. Dell’ascolto dei suoni della natura, non delle onde radio che trasmettono notizie inascoltabili. Il tempo della lentezza, non della frenesia di chi vuole sempre arrivare senza mai riuscirci. In montagna se non arrivi non importa, perché ciò che conta è il viaggio, ciò che esperisci nello spostamento, non solo la meta. La meta è un coronamento non strettamente necessario.

La montagna vive il tempo dei bambini, il tempo della meraviglia, il tempo della scoperta. Ogni angolo è una sorpresa. Ogni paese è a portata di bambino. A volte persino le salite più ripide lo diventano. La montagna vive il tempo degli occhi spalancati per lo stupore, per l’imponenza, per la grandiosità. 

La montagna vive il tempo degli animali, la montagna è rifugio, per perdersi tra i propri pensieri ma anche per fermarsi e capire che non tutto poi è così terribile, che forse avevamo bisogno di vivere un altro tempo per qualche attimo, per ricaricarci e prendere coraggio. Il coraggio di portare un po’ di questo tempo nella frenesia della nostra quotidianità. Il coraggio di non dimenticarci del bello e del buono della montagna per un altro anno, in attesa di ricordarcene una volta tornati per la solita vacanza. Se portassimo un po’ di questo tempo nella nostra frenetica quotidianità, certamente non potremmo che beneficiarne. 

Questo brano racconta un po’ questo tempo, il tempo che la montagna può dare. Forse il film* della cui colonna sonora è parte lo racconta in modo un po’ estremo, ma non occorre arrivare a tanto per beneficiare del tempo della montagna

*Into the wild, film del 2007 di Sean Penn

A cura di Cinzia Costi

One thought on “Odiavo la montagna, poi ci ho ripensato”

  1. La montagna dona quiete a chi come me, e forse anche come noi, è un’anima irrequieta…e si riconosce in questo film dalla colonna sonora bellissima. Grazie per questo articolo.

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