“Questa è la fine, mia cara amica, Questa è la fine, mia unica amica, la fine dei nostri piani elaborati,la fine di ogni cosa stabilita, è la fine. Non c’è salvezza né sorprese, è la fine”.

The End, Jim Morrison aveva previsto tutto. E siccome non riesco più, da qualsiasi parte mi giri, ad immaginare una vita gioiosa, ho deciso, mi lascerò morire d’inedia. Ho già deciso come: riempirò la mia macchina delle ultime bottiglie “buone” di vino della mia cantina . Già, la macchina, all’interno della quale ho deciso di essere sopraffatto dall’inedia. La musica, a palla, anche quella è già scelta, R.E.M., tutto quello che ho, ma in particolare “It’s the End of The World as we Know it”.

Ligabue, tutto quello che ho, ma anche qui, la scelta è precisa: “A che ora è la fine del mondo. Ed aspetterò. Il luogo? Avevo deciso per uno di quei luoghi abbandonati da Dio e da tutti, che frequento con la mia mountain bike, rigorosamente non elettrica. Ma il coniglio che è in me ha prevalso. Parcheggerò in uno spazio riservato agli invalidi, sperando che qualcuno arrivi con la sua macchina, cerchi di farmi spostare e chiami carro attrezzi o ambulanza. E cosi si salva l’aspirante suicida. Che intervistato appaleserà a tutti il proprio grido di dolore: ridateci la gioia!

Unico rischio, l’imponderabile è sempre dietro l’angolo: nella mia città una campagna di sensibilizzazione per combattere i cafoni che occupano i posti degli invalidi, accompagna questi con una foto e una scritta “QUESTO POSTO È MIO, NON RUBARLO”. Una bella idea, da forte impatto sociale.

Con la sfiga che di questi giorni gira, vuoi vedere che mi toccherà morire in attesa della vettura della Signora?

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