Alzi la mano chi non ha sempre con sé un cellulare. Impossibile farne a meno e impossibile addirittura vivere senza. Ci aiutano in tutto: suggeriscono la strada più veloce, la ricetta della torta che si vuol preparare, gli esercizi per completare un buon allenamento in palestra. Sono parte integrante di una quotidianità alla quale, dopo anni, non possiamo più rinunciare.

Ma non esistono soltanto i cellulari: computer, tablet, console, elettrodomestici. Tutto ruota attorno all’energia elettrica e a piccoli software che, con il tempo, hanno imparato a muoversi meglio di noi.

Eppure, nonostante questo sia sotto gli occhi di tutti, l’intelligenza artificiale spesso continua a spaventare. Quando alle azioni si accompagnano i sentimenti umani, l’idea di affidarle a un’entità basata sui microchip non ci convince. Lasceremmo mai suonare il notturno di Chopin a un computer, piuttosto che a un esperto pianista? Potremmo sederci al lussuoso tavolo di un ristorante stellato, sapendo che in cucina, a comporre i piatti, siano soltanto macchine ben programmate? Leggeremmo un romanzo scritto da due fredde dita meccaniche?

La risposta, oggi come oggi, appare scontata. “No”, perché in questa serie ben definita di contesti è l’estro personale a fare la differenza. Il tocco delicato dei polpastrelli sulla tastiera, l’intuizione di due gusti assimilati per caso durante un assaggio, le emozioni incastonate tra pagine che raccontano una storia.

Eppure, a ben pensarci, alla tecnologia abbiamo già affidato parecchio. Piloti automatici, allarmi, sistemi di pagamento. Gli aspetti più importanti della nostra esistenza sono controllati e ormai governati da un’innovazione contro la quale siamo impotenti. Se il sistema non funziona che si fa? Nulla, perché l’uomo soccombe contro il potere della tecnologia.

È quindi così assurdo pensare a un futuro nel quale anche le azioni più umane possano essere svolte da robot? Immaginarselo intriga, ma spesso intimorisce. Una serie tv di successo, Black Mirror, racconta come sarebbe un mondo dominato dalla tecnologia e dal potere inarrestabile dei social media. Sembra tutto perfetto, fino a quando non ti ci ritrovi dentro.

Avere paura, però, non serve, così come essere ostili per principio a un’ipotesi che possa garantire una vita migliore. È lo spirito su cui nasce e si sviluppa EOO e che trova applicazione anche nell’intricato campo dell’innovazione. Ve lo scrive chi sa di poter essere da un momento all’altro sostituito da un robot. Asimov, di cui vi abbiamo parlato, ne dà un concreto esempio.

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