Parlare di libri, e recensirne alcuni, cominciando a parlare di tennis.
Ma sì, partiamo da qui. Distinguendo gli sport in tre categorie (di squadra, contro il tempo o i punti, individuali), avrete indubbiamente capito che il tennis appartenga a quest’ultima.

Fra tante cose che si possono dire del tennis, una mi convince particolarmente: la crescita esponenziale si ha giocando con i più forti. Se li snobbi, se scegli di giocare con i tuoi pari livello o peggio ancora con quelli che accuratamente scegli fra i più deboli, te la canti e te la suoni, vincerai i set della domenica, ma hai scelto di non migliorare. Che cosa ha a che fare questo incipit con la recensione di un libro? “Intellettuali”, edizioni il Mulino, autore Sabino Cassese.

Due parole di ambientamento. La casa editrice, in questa collana “Parole Controtempo”, ha pubblicato altri titoli, che vi invito a leggere (carrellata di titoli: Perseveranza, Pazienza , Silenzio, Coraggio, Cibo, Prudenza, Limite, Lavoro, Onore, Frontiere, Educazione, Oro, Sovranità, Comunità, Saggezza, Errore, Progresso, Buio, Istituzione). L’autore, Sabino Cassese, Ministro, Giudice Costituzionale, Docente. Non saprei in quale di queste individuare la sua maggiore eccellenza, un italianissimo patrimonio umano e culturale, ancora in vita.

Per farla breve: il libro e il tennis, nella mia iniziale digressione, hanno in comune il fatto che o giochi con i migliori o rimarrai sempre quello che racconta al suo circolo, in modo autoreferenziale, di essere il più forte.

Nel tennis non è difficile scegliere il più forte, o quello più forte di te: è quello che, giocandoci contro la prima volta, ti dà 6-0 6-0 al meglio dei tre, concedendoti qualche punto. Il più forte però potrebbe scegliere, nel vedere la tua pochezza, di non voler giocare più con te, oppure comprendere la tua sete di miglioramento e accettare di esserne parte, abbassandosi a incontrarti una seconda o più volte.

Il miglioramento tuo e quello del suo ruolo, educativo, saranno una certezza. Più difficile la scelta degli intellettuali di riferimento: lasciando al libro il compito di darci una mano nell’individuarli, io mi limito a mettere in guardia tutti dai disastri del vedere in giro sempre meno intellettuali di riferimento. Nella migliore delle ipotesi ci confrontiamo, come nel tennis, con intellettuali che sanno come noi o poco più, mettendo così a fattore comune, trasversale e diffuso un’ignoranza collettiva e pericolosa (ogni riferimento alle teorie pandemiche recenti è per niente casuale).

Quando vogliamo vincere facile, invece, identifichiamo intellettuali peggio di noi: con la conseguenza che assurgiamo noi stessi a intellettuali e ci convinciamo di essere i più forti. Protagonisti assoluti dei danni culturali e sociali che procureremo ai figli, alla famiglia, ai colleghi, alla società civile: siamo tutti giocatori di tennis che cercano il partner più debole, per poter dire quanto siamo forti. Tutti possono parlare, arringare con tutti di tutto, alla faccia dei danni.

Per venire al libro: il titolo e l’argomento, gli intellettuali, sfiorano lo snobismo, come il tennis, sport “per ricchi”. Gli intellettuali non sono per tutti, ma solo per coloro che se li possono permettere. Nulla di meno vero.
Ora, a prescindere dal fatto che il tasso culturale, ancora di più del tennis, cresca nella misura in cui si frequenta la cultura e chi la insegna, ci dobbiamo armare di coraggio e pragmatismo. Affrontiamo l’intellettuale con Cassese, che ci dà con lucida semplicità la ricetta per individuarli e, insieme a loro, sconfiggere la vera pandemia di questi tempi: l’ignoranza.

Con estrema modestia e attenzione, prendete la cloche del libro, è breve, e cercate di cominciare a familiarizzare con questo avversario, l’intellettuale: alla fine sarà lui a voler giocare con voi, per invitarvi alla buona partita nel campo delle idee.

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