Vi prego di non prendere questo invito al viaggio come un campanilistico esercizio. Da reggiano adottato, un invito a visitare le terre di Matilde di Canossa, il sospetto è più che lecito. Ma non fateci troppo banali. È marzo, il mese della festa della donna: noi celebriamo l’antesignana, o una delle antesignane della femminilità con attributi. Attenti, non mi fregate, non parlo di femminilità con attributi maschili, ma femminilità con attributi tipici del carattere delle donne: le solide fondamenta di ogni società civile, in particolare modo di quelle che non le relegano al semplice ruolo di madri o mogli.

Intanto un Bignami di storia Matildica: Matilde di Canossa fu, nella sua contea nel nord Italia, signora indiscussa. Potente, al punto che nel 1077 l’imperatore Enrico IV per ottenere perdono e revoca della scomunica, in pieno inverno, si fece tre giorni e tre notti al freddo, davanti al castello della nostra signora di Canossa, perchè ella intercedesse presso il potente papa Gregorio VII, di cui era fervente sostenitrice. E dal quale Papa era fortemente sostenuta, tanto da essere un caposaldo a sostegno del potere del papato di quei tempi.

Il viaggio: esiste il comune di Canossa, nella provincia di Reggio Emilia, con il Castello di Matilde, o quello che ne resta, non tanto per la verità. Più evocativo che altro, per giustificare l’esistenza di un territorio di confine tra Reggio e Parma che idealmente può essere visitato partendo da Reggio Emilia (la piccola grande provincia), salendo il bellissimo Appennino fino al citato castello, ed oltre; passando il fiume Enza di confine e sconfinando in territorio parmense e piegando giù verso la ducal Parma.

Città e ambiente, un Appennino che non ha nulla da invidiare a più decantati territori (Toscana? Marche?). Un territorio che anche gli stranieri stanno riscoprendo negli ultimi anni, con sempre più frequenza, creando anche legami stanziali con il territorio attraverso l’acquisto di abitazioni rurali appenniniche.
Come muoversi in questo percorso ideale? La macchina per arrivare a Reggio o per raggiungere un qualsiasi punto di partenza del famoso sentiero di Matilde (ciò in base ai giorni che avrete a disposizione). Poi, più ecologicamente, a piedi o in bicicletta.

Una rete di sentieri per grandi emozioni “verdi”, come dicevo, il Sentiero di Matilde, che da Reggio porta all’alto Appennino di confine. Borghi tipici, antiche pievi e castelli matildici. Segnatevi: a partire, appena fuori Reggio, dalla Reggia di Rivalta, il borgo di Riverzana, il Castello di Rossena, Cavandola con la sua casa a torre, l’Oratorio di Pianzo, Marola, Carpineti con il suo castello. Su su su fino a San Pellegrino in Alpe. Stancherete le vostre scarpe, le vostre gambe, ma nell’andar camminando riempirete il vostro cuore ed i vostri occhi di pace e serenità. La fatica circondata dal bello, sia esso artistico o naturale, è linfa per ricostruire il nostro equilibrio.

Senza dimenticare la pancia: il Parmigiano reggiano, i caselli di produzione sparsi in tutto il territorio per una compera diretta. Il Lambrusco, vino semplice e onesto, ma di carattere. Il tutto accompagnato dai sapori dei prodotti agroalimentari del territorio, che scoprirete nelle numerose osterie o piccoli ristoranti, stelle che adornano questo piccolo pezzo di paradiso emiliano. E perché no, la gente che incontrerete lungo il cammino, aperta, diretta e laboriosa, disponibile gentile ed accogliente. Ma che volete di più! No, qui il lucano non c’è, ma non ne sentirete la mancanza.

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