Se ti dicono che sono malato, sì, credi a loro: son malato di te. Della tua candida pelle, rosa e croccante. Il mio desiderio freme appena apro gli occhi, nel sapere che sei lì di fianco a me, calda, pronta per essere presa.

Una stropicciatina agli occhi per togliere il torpore della notte, perché siano più pronti a godere del piacere nella tua visione, che lasci trasparire. Ancora nel poco chiarore della camera del mattino, ti lasci intravedere per scatenare la mia immaginazione, sempre uguale ma sempre così diversa.

In questo gioco tra ciò che si vede e ciò che si desidera, la mia sete per unirmi a te comincia ad immaginare ciò che potrà scoprire tra il visibile e l’invisibile: chissà quali corde della scoperta erotica mi toccherai e mi farai vibrare.

È un atto che conosco, ripetizione, una realtà che si conferma ogni volta diversa, che vive nella gioia di sapere che , dopo averti avuto, non vivrò di rimpianto. Non potrà esserci nessuno che mi racconterà di te cose che io non possa sapere. Ti scruto prima nella tua trasparenza, ti frugherò poi nella scoperta, per capire i reconditi anfratti delle nuove sensazioni che mi rimarranno per tutto il giorno fino al rinnovarsi del gesto che verrà domani.

Perché la macchina del desiderio con così te funziona: quando è appagato, quando ti ho avuta, comincia a ricaricarsi scatenando nuovo anelito. Scopro nel parlare di desiderio che, materializzandosi, sono quell’uomo fortunato che ti avrà. Ma ora bando alle ciance, sei lì davanti a me, basterà “accenderti” e tu mi sedurrai, nel nostro mattutino e quotidiano cerimoniale, che finirà con il gioco della Fenice: moriremo insieme per poi rinascere.

Una volta eri la carta. Ora è cambiato il mio approccio. Accendo il mio iPad e mi appari, rosea…

La Gazzetta…. Dello sport ….detta ……la gazza. Orgasmo mattutino, fin che morte non ci separi. Amen

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