Ed eccoci qua: un altro Natale alle porte, sui social si è già infiammato il confronto tra i pro-Nat e i no-Nat (inclusi gli anti-luminarie, anti addobbi, anti-freddo e anti-neve).

È giusto che ognuno lo viva come meglio ritiene, a volte mi meraviglia vedere come le persone si spendano per difendere le proprie idee persino su concetti ormai così “banali”. Ancor di più mi stupisce vedere come questi confronti spesso sfocino in epiloghi poco carini o diplomatici. La saggezza di mio padre concluderebbe dicendo: “Gan teimp – Hanno tempo”, lui che di tempo ne ha sempre avuto poco, soprattutto per sé stesso.

Capisco le motivazioni di coloro che non amano il Natale, perché paradossalmente a Natale si amplifica la solitudine. Non solo per chi realmente vive una condizione di solitudine, anche per coloro che hanno il privilegio di contornarsi dei cosiddetti “cari”. Dico questo perché spesso si attende con gioia e desiderio il momento conviviale in cui ci si ricongiunge con i propri affetti, che sia la cena della Vigilia o il pranzo di Natale. Ma poi, proprio in quello che dovrebbe essere un momento di condivisione, ci si scopre soli. Perché i costrutti che avevamo tessuto intorno alle persone a noi care, improvvisamente crollano. Perché l’atmosfera, la serata che ci eravamo immaginati, improvvisamente – se va bene – si rivela poco più di una serata normale. Perché le persone possono deluderci, anche a Natale.

A Natale si fa più pressante il ricordo delle persone che vorremmo accanto a noi, ma non ci sono più. Perché non fanno più parte della nostra vita o perché non hanno più una vita. In quest’epoca pandemica poi ancora di più. Ed ecco che il vuoto da loro lasciato va ad insidiare l’atmosfera di gioia.

L’epoca natalizia è fatta di aspettative, a volte tradite, a volte deluse, a volte soddisfatte. Viviamo per un mese in un’atmosfera ovattata, siamo bombardati da messaggi che ci raccontano di affetti, di tenerezza, di dolcezza. Il diabete sale e di conseguenza c’è chi arriva al rigetto o, al contrario, ad agognare la sera della Vigilia. Per usare una citazione: “non sarà l’attesa del Natale essa stessa il Natale?” Non sarà più bella l’attesa del Natale stesso? A volte sarebbe meglio se il tempo si fermasse il 24 a mezzogiorno. Allora sì che sarebbe un “buon Natale”!

Questo pezzo non intendeva essere così cinico e distruttore. Qualcosa deve essere andato storto. Certamente il Natale ha i suoi aspetti positivi, ancor di più se si hanno in casa dei bambini. Loro sì che sanno ancora viverlo con la spontaneità giusta, senza macchiarsi del lato cinico o commerciale della festa. Forse l’autenticità del Natale era tale qualche tempo fa. Quando bastavano delle decorazioni fatte di bucce di agrumi per rendere l’atmosfera felice. Quando per scaldare i cuoribastavano poche e piccole cose, come la minestra buona o una calza con piccoli doni dentro.

Una canzone radiofonica di qualche anno fa diceva: “O è Natale tutti i giorni, o non è Natale mai” e credo che in parte abbia ragione. Dovremmo portare con noi l’autentico spirito natalizio anche al di là del periodo. Certo, ma che noia un mondo senza cattivi e con tanto diabete!

Lascio a voi trovare il giusto equilibrio, quello che vi fa stare bene. Vi regalo però quella che è la canzone del mio Natale, non tanto perché appartiene al Natale della mia infanzia, ma per quella sensazione di calore, tranquillità e sicurezza che provo ogni volta che la sento. E perché, forse, si stava meglio quando si stava peggio.

Articolo a cura di Cinzia Costi

2 thoughts on “L’altra faccia del Natale: festa della solitudine”

  1. Certo che con un Natale a Coca-Cola non si può sperare in valori bassi di glicemia!
    Concordo che “si stava meglio quando si stava peggio”, ovvero quando il consumismo ancora non aveva fatto totalmente irruzione nelle nostre vite ed intimità.
    È giusto che i bambini vivano il Natale ANCHE dall’aspetto dei doni, ma è importante che apprezzino anche il gesto della preparazione al Natale; specialmente man mano che diventano grandi.
    Per gli adulti invece è diventato un rush ad accaparrarsi regalo, quando dovrebbe bastare l’intenzionalità e la vicinanza (fisica od emotiva).

  2. …o come diceva Leopardi nel Sabato del villaggio!
    Credo che il Natale sia proprio tutto ciò che viene prima, la magia di un momento che viene una volta all’anno…e proprio per questo lo si aspetta sempre con ansia e lo si sopravvaluta! Ma una magia di cui abbiamo bisogno, una volta all’anno…

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