Gli impianti di dissalazione nucleare potrebbero rappresentare una buona strategia per contrastare la carenza idrica. Questo, almeno, è quanto emerge da un approfondimento pubblicato su Bbc News, in cui si esplorano i benefici e i rischi associati a questa strategia di approccio.

In ogni continente, riportano le Nazioni Unite, ci sono comunità che non godono di un accesso costante e sicuro all’acqua. Nonostante la vasta presenza di bacini idrici sul pianeta, solo il 2,5 per cento del totale di acqua sulla Terra è potabile.

Gli impianti di desalinizzazione, che rimuovono il sale dall’acqua di mare, potrebbero aiutare a fornire l’acqua dolce necessaria a soddisfare il fabbisogno della popolazione mondiale. L’aspetto negativo, tuttavia, riguarda i costi di funzionamento di queste strutture, in cui grandi volumi d’acqua vengono pompati attraverso membrane ad alta pressione. Per ridurre parzialmente il problema, è stato proposto di utilizzare navi galleggianti alimentate da reattori nucleari e dotate di sistemi di desalinizzazione.

Ideato da Mikal Be, amministratore delegato di Core Power, questo progetto potrebbe migliorare l’apporto idrico ed energetico allo stesso tempo. In Russia esiste già una centrale nucleare galleggiante progettata per alimentare potenzialmente impianti di desalinizzazione. In tutto il mondo ci sono 20 mila impianti di desalinizzazione, la maggior parte dei quali si trova onshore.

Alcuni esperti suggeriscono tuttavia che potrebbe essere economico posizionare queste tecnologie al largo, dove l’acqua può essere pompata più facilmente a bordo. Core Power mira a utilizzare una nave per trasportare container di tecnologia di desalinizzazione.

Il reattore nucleare si troverebbe nel cuore dell’imbarcazione e fornirebbe la quantità di energia necessaria. Con cinque megawatt di energia nucleare, il sistema potrebbe pompare 35 mila metri cubi d’acqua, sufficienti a riempire 14 piscine olimpioniche.

Allo stesso tempo, l’azienda Oisann Engineering ha sviluppato un sistema chiamato Waterfountain, che sfrutta però un principio differente. “Il nostro approccio – spiega Kyle Hopkins, amministratore capo della società – si basa su una desalinizzazione sottomarina, che sfrutta la pressione sul fondo del mare per spostare l’acqua senza incorrere in costi energetici elevati”.

“Queste idee sono promettenti – sostiene Raya Al-Dadah, capo del Sustainable Energy Technology Laboratory presso l’Universita’ di Birmingham – ma è importante sottolineare che la desalinizzazione offshore presenta vantaggi e svantaggi”.

Ad esempio, spiega l’esperto, l’acqua estremamente salata risultante dal processo è tossica per la vita marina. Per adesso, il design di Core Power e la possibilità di impiegare l’energia nucleare per la desalinizzazione a basso costo resta su base progettuale, ma gli scienziati dell’azienda sperano di realizzare un sistema commerciale operativo entro un decennio. “Abbiamo bisogno di fonti d’acqua – conclude Be – il nostro approccio potrebbe davvero compiere un passo avanti significativo”.

Agi

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