E se qualcosa diverso dalle malattie vi dovesse andare male, non date la colpa alla sfortuna, non cercatene la causa fuori dal perimetro di vostra influenza.

E quando le cose vanno bene agli altri, non siate malignamente invidiosi, ma soprattutto non datene il merito alla fortuna: ognuno è artefice del proprio destino.

Certo Appio Claudio Cieco (oltre ad essere scrittore di concetti morali, dette l’avvio alla costruzione della Via Appia) quando pensò la circostanza avrebbe potuto rappresentare l’eccezione delle malattie, ma in generale l’ha detta giusta. Spesso noi non vogliamo sentire parlare di fortuna quando le cose vanno bene: siamo bravi noi, funziona a meraviglia l’essere artefici del proprio destino. Diversamente e tante volte usiamo il concetto di sfortuna per definire i nostri insuccessi: alla sfortuna ricorriamo quando tutte le scuse non ci hanno sostenuti, non ci sono bastate.

La sfortuna, nella sua complessità di filosofia della sfiga, muove tanti inesistenti sostegni: che colpa ne ho se tutto va male? Perpetuiamo inconsapevolmente l’accettazione di immobilismo passivo. 

Proseguendo nella definizione delle cause scatenanti la sfortuna, probabilmente non è sbagliato pensare che la genesi stia nella pigrizia, radicata in un dna carente di ambizione, alimentata dalla speranza che se la sfortuna raggiunge dimensioni importanti, qualcuno arriverà in aiuto a sostenerci. La sfortuna e la scusa sono sempre pronte ad essere utilizzate per ogni circostanza. 

Bene, allora alle armi. Guerra senza quartiere alla sfortuna partendo da un presupposto: nella vita tutto può cambiare. Per dire che non è mai troppo tardi per cambiare il nostro approccio: tutto quello che noi siamo, possiamo cambiare. È il momento di cambiare il vostro stile e i vostri standard: non è vero che la fortuna esiste e quando manca, accidenti alla sfortuna! 

Appio Claudio vi sprona ad essere artefici del vostro destino. Noi di Eoo, per rendere il cambiamento più facile, vi diamo un aiuto. Domanda numero uno: chi vince al Superenalotto è fortunato? Se la risposta è sì, cominciamo male. La risposta è no. 

Chi ha vinto al Superenalotto è artefice, fabbro (il termine usato in latino del nostro Appio Cieco) del suo destino: è andato banalmente in tabaccheria e ha giocato la schedina. E se quando ha giocato non hai vinto non è sfiga: sono usciti altri numeri, ritenta, non sarai più fortunato, potranno uscire i numeri giusti, perchè torni a giocare. 

E per continuare il percorso di autodeterminazione nel ruolo di fabbro: avete un appuntamento importante? Arrivate tardi? Avete sempre fatto ricorso alla solita scusa (traffico o accidenti vari)? Basta: cominciate a fortificarvi ripetendo a voce alta di fronte all’interlocutore (che avete appena mortificato con il vostro ritardo) che la sfiga del traffico o qualsiasi altra giustificazione non c’entrano: è colpa vostra, perchè non siete partiti per tempo, valutando tutte le possibili variabili. Esempi estremi, per convincerci del fatto che cominciare a vivere senza scuse, in qualsiasi circostanza, è un buon viatico per escludere dalla nostra vita concetto di sfortuna (o al contrario fortuna). 

Che scatenato dalla pigrizia, il ricorso alla sfortuna è la scintilla, normalmente contagiosissima, per una deriva di negatività sempre più immanente nelle nostre socialità. Ostacolo fondamentale per il raggiungimento della felicità, della visione di bellezza delle cose e della vita. Non fare nulla, essere passivi alle circostanze della propria vita porta sfiga. Mannaggia alla sfortuna!  

Orsù fabbri di tutto il mondo, prendete in mano la vostra vita e il vostro destino. Tutti in tabaccheria a giocare al Superenalotto, tutti a non cercare più le scuse, tutti a prendere in mano le vostre vite senza piangervi addosso, tutti attivi per l’eroismo spicciolo della quotidianità, dove l’eroe è colui che fa tutto quello che può. 

Sarà premiato dalla felicità e dal bello. E se la salute lo assiste, ma sì dai, sarà anche fortunato.

One thought on “La sfortuna non esiste”

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