Incuriosito dalla paternità al 50% del libro che sto per consigliarvi, devo dire che Paola Mastrocola è come sempre una garanzia: bella scrittura, bei testi, bella testa. Insegnante a lungo, poi scrittrice a tempo pieno. Libera. Non schierata. Il “pedigree” del coautore non è quello di una persona banale. Solamente a fidarsi di Wikipedia. Anche lui, poco o per nulla schierato.

Sociologo e docente di Analisi di dati, giornalista trasversale per scelta di testate, capita alle belle teste di star bene ovunque e non per speculazione. Insieme hanno scritto “Il danno scolastico. La scuola progressista come macchina della disuguaglianza”. Digressione come nel mio stile: sono stato tanto tentato di non riportare il titolo di questa prima loro collaborazione, per non scatenare la soglia, bassa, di qualche imbecille che volesse riconoscere qualsiasi intento di parte. Non così lontano dalla realtà dialettica dei nostri tempi.

Ha prevalso il senso, spero sia condiviso, di chi è andato oltre il titolo, per cercare logiche di critica costruttiva, diverse da quelle distruttive a prescindere. Chiuso. La loro nuova fatica (si fa per dire, libretto agile, 125 pagine dense di riflessioni), “Manifesto del libero pensiero” Collana le Onde, La nave di Teseo.
L’uomo libero, il pensatore anarchico (nella sua accezione etimologica pura, colui che non ha padroni ideologici se non il buonsenso) non può prescindere da queste letture. Non saranno sicuramente pietre miliari della letteratura, ma sicuramente cellule importanti di quello che vorremmo fosse il moderno, l’evoluzione dell’uomo sociale.

Riporto infedelmente la parte dietro della copertina, volutamente eliminando le parole che potrebbero invitare qualche cellula divisiva all’esultanza. Io cito queste con intento meramente diverso dall’essere divisivi.

“In un’epoca nella quale l’ideologia fondamentale del mondo (omissis) è divenuta il politicamente corretto, non stupisce che la censura di ogni espressione disallineata sia diventata una tentazione per la sinistra, e la lotta contro la censura una insperata occasione libertaria per la destra. Ma è un errore in entrambi i casi. Le idee e gli atteggiamenti che non ci piacciono si combattono con altre idee e modi di essere, non impedendo agli altri di esprimersi”

Pagine di analisi impietose. In sei paginette il manifesto dei liberi parolisti, 26 punti, che meritano la lettura e la meditazione di un giorno per punto, sicuri di avere compreso bene il senso. Riferimenti bibliografici in coda, di pregio. Per tutti cito Il punto 1 del manifesto: “Non vogliamo vivere sotto una cappa, ma in luoghi aperti ai venti, dove l’aria circoli liberamente”.

Già l’aria! I venti, Giovanni Agnelli: “Mi piace il vento perché non si può comperare”. Detto da lui…
Io continuo imperterrito la mia campagna contro tutto ciò che è divisivo, non supinamente, con pensieri, opere e senza omissioni. Per quanto mi sia possibile. In particolare su queste ultime lavoro, perché le omissioni di ognuno di noi, sommate, creano tante catastrofi.

O no?

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