Canicola! In questo momento mi interessa poco se figlia delle nostre malefatte ecologiche o altro. È canicola. Inibitoria per qualsiasi tipo di attività fisica e psichica. Mi viene da pensare che il buon Dio, quando ha fatto il mondo, (non so in quale dei sette giorni), deve avere subito delle forti pressioni dalla lobby dei potenti, al punto canicola. Perché quando la canicola picchia forte, chi si mette in testa di fare rivoluzioni contro qualsiasi status quo voluto dai potenti o da chi ha il pallino del potere in mano? È dura.

E nel momento in cui hai gli strumenti per combattere la canicola, tac, basta un condizionatore per essere corrotti e colludere con il potere, saltare dall’altra parte della barricata. Unico consiglio che mi viene da dare a chi non ha risorse per combattere la canicola? Non resilienza, ma diciamo resilienza, e tra poco capirete perché. È uno dei vocaboli più abusati dei nostri tempi. Peraltro in un’accezione di positività difficilmente scalfibile. Tutti noi al solo evocare la parola pensiamo a qualcosa di nobile, e chi ne è illuminato, eroe moderno. Beh, a creare un link con la mia canicola in incipit dell’articolo mi aiuta lui: Diego Fusaro.

Filosofo politico, un polemista professionale: potete non essere d’accordo con lui, ma non potrete che essere stimolati dai suoi pensieri, scritti, articoli (scrive sul Fatto Quotidiano e sul Giornale). Personalmente Diego Fusaro in tante circostanze mi ricorda Seneca. Che nella sua vita privata, da educatore di Nerone, non ne esce con una bella pagella; ma i suoi scritti sono pietre miliari della filosofia. Idem Fusaro, nulla di particolare, ma dallo spessore dei suoi scritti ci attenderemmo un altro modo di occupare gli spazi del vissuto. Non è così.

Ed il suo libro “Odio la resilienza” Ed. Rizzoli, sottotitolo ancor più illuminante “Contro la mistica della sopportazione” non viene meno alla capacità di stimolare il pensiero critico contro il sentire comune, alla sua abilità nel presentare prospettive diverse di riflessione. La seconda di copertina del libro che oggi consigliamo è illuminante del suo pensiero in materia di resilienza.

“Si fa un gran parlare di resilienza. Viene descritta come la virtù dell’uomo che ha capito come va il mondo. Nulla può spezzare il resiliente, perché è capace di assorbire qualsiasi colpo e resistervi, come il metallo regge l’urto e riprende la forma originaria. Tutti i media ne parlano in questi termini, ricorre nei discorsi dei governanti, abbonda nelle narrazioni sulla collettività. Ma la resilienza è una favola. Una fiaba della buonanotte cantilenata al fine di stordirci e farci assopire. È un incubo che minaccia il nostro futuro. L’uomo resiliente è il suddito ideale. Si accontenta di ciò che c’è perché pensa che sia tutto ciò che può esserci. Non conosce nulla di grande per cui lottare e in cui credere”.

Ha abbandonato gli ideali e vivacchia convincendosi che il suo compito, la sua missione, sia di accettare un destino ineluttabile. Anzi, viene portato a pensare che proprio nella passività possa dare il meglio di sé. È storia vecchia. Da sempre chi ha il potere ci chiede di subire in silenzio, di sopportare con stoica resilienza per poter agire indisturbato. Ma in questi anni ce lo chiede ancora di più: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di Mario Draghi ne è un esempio lampante, ma già nel 2013 il «dinamismo resiliente» era la parola d’ordine del World Economic Forum. Perché, certo, la resilienza è un profilo psicologico, ma anche un atteggiamento politico. I cittadini sono chiamati a fare propria la virtù dell’adattarsi senza reagire alle storture invocando il cambiamento. Non è forse il sogno inconfessabile di ogni padrone quello di governare schiavi docili e mansueti? Eppure “vivere vuol dire adoperarsi per cambiare il mondo con i propri pensieri e con le proprie azioni” scrive l’autore: una vera e propria chiamata alle armi. “Riprendiamoci le nostre passioni annichilite da questa docilità. Frangar, non flectar.”

La Resilienza di Fusaro, è come la mia canicola. Nella mia visione la voglio pensare un pò diversamente, vorrei mettere un pò in difficoltà Fusaro: la canicola, in qualsiasi tipo di accezione la vogliate immaginare, è oggettivamente ed indiscutibilmente uno stordimento contro ogni azione. L’accezione di resilienza di Fusaro non è cosi oggettiva ed indiscutibile. Mi piace il suo punto di vista, ma esiste altresì una possibile diversa visione di resilienza rispetto alla sua. Un concetto di resilienza diverso dalla fusariana fragilità . Diversa perché accezione di resilienza dinamica, quella che a Napoli chiamano cazzimma, quella che serve per ostacolare ogni avversità.

E devo essere sincero, sono ottimista perché vedo tanti giovani, non so se resilienti o altro, che potrei comunque definire resilienti: tutto fuorché fragili, per usare le parole di Fusaro “che si adoperano per cambiare il mondo con i propri pensieri e con le proprie azioni”. Aggiungo io, senza nessuna voglia di spezzarsi in primis, ma anche e spesso in preda al sacro fuoco dell’attivismo. Io confido in loro, resilienti o meno, poco importa la categoria. Ci sono, dobbiamo sostenerli e speriamo che la canicola non li abbatta.

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