Quando compriamo qualcosa online, una parte del piacere può arrivare ancora prima che il pacco sia stato spedito. Comincia nel momento in cui scegliamo, riempiamo il carrello, immaginiamo ciò che stiamo per ricevere e infine clicchiamo su «compra». È l’anticipazione della ricompensa, più che la ricompensa in sé, a essere uno degli elementi coinvolti nei circuiti cerebrali della dopamina, un neurotrasmettitore fondamentale nei processi di motivazione e ricompensa.

Il problema arriva quando il desiderio di quella gratificazione deve fare i conti con il portafoglio. Ed è proprio qui che, in Corea del Sud, hanno cominciato a comparire i cosiddetti «dopamine sites»: siti che simulano esperienze quotidiane e familiari — ordinare cibo, fare una pausa, stare insieme ad altre persone — senza arrivare mai al gesto che normalmente le renderebbe reali. La tendenza, racconta The Korea Times, si sta diffondendo tra i giovani sudcoreani.

Uno di questi siti imita quasi alla perfezione un’app di food delivery: si possono consultare i menu, scegliere i piatti, inserirli nel carrello e persino vedere tempi di consegna e valutazioni. Tutto sembra funzionare come in una vera app, fino al momento decisivo: quello in cui dovrebbe avvenire il pagamento. Solo che il pagamento non c’è. E non c’è nemmeno un ordine reale.

Un altro sito prende il nome dal gergo coreano per la pausa sigaretta, dambae time. Gli utenti trovano un pulsante «start», possono vedere quante altre persone sono online in quel momento e partecipare a una chat anonima. Il risultato è una sorta di sala pausa virtuale: non ci sono sigarette e non ci sono conversazioni da sostenere, ma c’è la sensazione di stare facendo una pausa insieme a qualcun altro.

Ordinare senza mangiare. Fare una pausa senza interrompere davvero quello che si sta facendo. Il comfort, in questi casi, non sembra derivare tanto dall’esperienza in sé quanto dalla possibilità di riprodurne il rituale. E soprattutto dalla consapevolezza che, dall’altra parte dello schermo, qualcun altro si trova nello stesso piccolo spazio virtuale nello stesso momento.

È una forma di connessione che non richiede necessariamente una relazione, non impone reciprocità e non comporta il rischio dell’ansia sociale. Ma soprattutto non chiede di pagare. La pressione che scompare non è quindi soltanto quella economica: è anche quella di dover scegliere, agire e impegnarsi fino in fondo.

Kim Heon-sik, professore alla Jungwon University di Goesan, interpreta il fenomeno come parte di una cultura internet sempre più costruita sulla stimolazione costante e sull’esperienza indiretta. Il paragone più immediato è quello con il mukbang, i video in cui si osservano altre persone mangiare: un genere che, secondo Kim, rappresenta una forma precedente della stessa tendenza a vivere qualcosa per interposta persona. «Ultimamente ci sono più contenuti che permettono alle persone di sperimentare indirettamente cose come alcol, sigarette e cibo», ha spiegato a The Korea Times. «Questi siti riflettono anche il desiderio di provare una soddisfazione o vivere un’atmosfera simile a quelle che si provano e vivono in quelle situazioni, senza parteciparvi però nella vita reale».

Ma la spiegazione più interessante che offre Kim non riguarda tanto la stimolazione quanto l’esaurimento. «Questa è un’era segnata dall’incertezza e dal burnout», ha detto. «Per trovare conforto, oggi alle persone basta sentirsi anche solo vagamente connesse». Secondo il professore, persino sapere che altre persone sono online nello stesso momento può attenuare la sensazione di solitudine e ansia, senza obbligare a costruire relazioni impegnative.

È forse questo il paradosso dei dopamine sites: offrono la presenza senza la socialità, il rituale senza il costo e la sensazione di fare qualcosa senza le conseguenze del farla davvero.

Sono l’equivalente digitale di sedersi al tavolino di un bar senza dover parlare con nessuno. Di entrare in una sala fumatori senza accendere una sigaretta. Di ordinare una cena senza volerla davvero ricevere.

Il loro successo suggerisce che, nell’internet contemporaneo, non tutto ciò che cerchiamo è un’esperienza. A volte cerchiamo soltanto la sensazione che quell’esperienza ci dà. E, sempre più spesso, sembra bastare simularla.

Forse è questa la trasformazione più radicale prodotta da internet: non ci permette soltanto di fare le cose diversamente. Ci permette di separare il desiderio dall’azione, la gratificazione dal consumo, la compagnia dalla relazione. Persino il gesto dal suo significato.

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