Forse scateniamo l’universo belluino maschile se ammettiamo che la prima cosa che ci colpisce di una donna sono i suoi occhi e le sue mani.

Gli occhi parlano e sono l’espressione di quello che portano cuore e carattere, massimo veicolo di attrazione prima ancora che le parole intrattengano l’inizio di una relazione. E poi via via tutto il resto. Ma subito dopo gli occhi e prima ancora delle parole, le mani ci colpiscono: belle e sinuose, sono il massimo dell’espressività non verbale. Il loro movimento accompagna perfettamente la pura espressione della femminilità. Provate a guardare da lontano una donna mentre parla e muove le mani: queste ci colpiscono perchè ci fanno immaginare la sua sensibilità.

Forse, ma non solo per questo, le donne dedicano tempo alle loro mani. E ancora di più alle loro unghie. Per appagare prima di tutto il proprio conforto e benessere personale, non si negano la possibilità, attraverso l’arte della cura e presentazione delle unghie, di aumentare questa visibilità, prima di tutto a se stesse.
Non è necessario esibire tanto del proprio corpo quando si pensa che basta la cura di pochi centimetri quadrati del per avere una resa d’immagine e di bellezza inversamente proporzionale per dimensioni: massima.
Le unghie. A un uomo non sfugge la rappresentazione artistica delle stesse, ne è colpito. Non immagina l’universo che esiste dietro un’unghia perfetta e colorata, il lavoro e l’industria che sta dietro.
Sembrerebbe una tendenza moderna, ma non è così. L’arte di considerare le unghie al pari delle tele di un quadro e sulle quali esprimere la propria arte si perde nella notte dei tempi: si parte dalla Mesopotamia, ma anche in Cina e in India per trovare le prime unghie colorate: udite udite, guerrieri, che al pari del dipingersi il volto, si dipingevano le unghie per terrorizzare il nemico.

La cura delle unghie al femminile, l’utilizzo delle tinture per colorare le unghie femminili e i primi ferri del mestiere in Cina e India sono simbolo di un ceto sociale elevato, giusto per capire quello che non lavora.
Per il primo smalto, inteso nell’accezione attuale, si deve aspettare la metà del 1800, in Inghilterra.

Per la prima lima da unghie idonea allo scopo la fine dell’800. Per il primo pennello per la stesura dello smalto, fatto con setole di cammello , gli inizi del ‘900. Negli anni ’23-’30, lo smalto è nella pratica di bellezza comune per le donne, ma la vernice utilizzata è simile a quella delle carrozzerie. Immaginate i problemi e il sollievo quando nel 1930 si scopre che un prodotto, l’acetone, rimuove la vernice dalle unghie, con semplici tamponamenti.
Il primo imprenditore che coglie l’importanza del mercato delle unghie, negli anni ’30, fu Charles Revson, lancia il brand Revlon: lo smalto Revlon è una rivoluzione, la sua formulazione a base di pigmenti colorati – e non più di tintura – copre le unghie invece di macchiarle.

Da quel momento è una corsa anche per lo sviluppo, oltre che delle tecniche di colorazione, di tecnologie per la creazione e modifica artificiale della forma delle unghie. Dicevamo un tutto concorre per trasformare le unghie in tele, sulle quali artisti danno sfoggio della loro arte e le donne diventano gallerie d’arte!

Ad un uomo non sfugge rappresentazione artistica delle stesse, ne è colpito. Non immagina, almeno io, l’universo che esiste dietro un’unghia perfetta e magari colorata, il lavoro e l’industria che sta dietro. E mi sono cimentato a capire questo mondo. Ho digitato sul classico motore di ricerca “Unghie delle donne”.
Prima le immagini: colori e forme, vitalità da vendere. Poi i siti, ogni possibile consiglio che parli di cura, forme, colori, metodi, forme /colori e personalità. Un’articolata letteratura che vale per tutte le donne, democratica, sviluppata nelle classi sociali meno abbienti di tutti i paesi e per tutte le tasche, per la donna che provvede da sola alla cura di questa piccola grande parte del suo corpo, a quella più esigente che si abbandona alle cure di veri e propri artisti.

A questi rispondiamo che ogni cosa ha la sua misura, e nel caso delle unghie la misura è l’apparente felicità di questa tendenza, quella felicità di cui probabilmente abbiamo bisogno più che mai ora, e che sia a portata di tutti: la felicità di ricominciare dalla cura delle proprie unghie.

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