Giornata particolare. Spesso l’istituzione di questi momenti esortativi viene proclamata come memorandum per i cittadini, per il singolo, la cui attenzione viene sistematicamente ricondotta al tema di turno, nella speranza che una continua esposizione allo stesso sia sufficiente per un passaggio di valore. 
Non credo sia questo il caso. La giornata internazionale della pace sembra indetta dall’ONU per l’ONU: per ricordarsi di promuovere consapevolezza, sensibilizzazione e azioni pedagogico-educative pace-relative. Come impostare la sveglia sul proprio smartphone, solo che anziché rimandarla per il classico – e sacro – “ancora 5 minuti” mattutino, subisce ad ogni click, un anno di delay. 

Afghanistan, Yemen, Ucraina, Etiopia. Probabilmente questi i nomi delle sveglie che le organizzazioni e gli stati membri programmano per buttarsi giù dal letto, ma non sembra che questa soluzione stia dando i suoi frutti. “Salvare le nuove generazioni dal flagello della guerra”. Nella prima celebrazione, il 30 novembre del 1981, sarei stato io la “nuova generazione”, eppure non mi sento salvo.

Secondo Hegel la guerra è per l’uomo ciò che il vento è per il mare, strumento di preservazione, antidoto contro la putretudine – una filosofia frutto di una pessima commistione di un patriottismo e un’insicurezza tutti tedeschi. 

Secondo mio padre ci vuole coraggio a stare fermi, l’irrequieto è un individuo che, incapace di stare con sé stesso, si nasconde nel tentativo continuo di trovare attività nuove da svolgere – la smania di fare è una carenza di essere.

Ora non voglio dire che un’eventuale Filosofia dello Spirito scritta da papà lo renderebbe esponente di un idealismo post-moderno, però sembra davvero che, camuffata dietro a sfarzosi costumi di interessi economici e a colorate maschere religiose ci sia davvero un irrisolto dubbio esistenziale: “Chi sono io?”.
Dimmi quante guerre combatti e ti dirò chi sei – l’ho pensato con la voce di Wanna Marchi. Perché alla fine è tutta una truffa. Perché, come ci spiega Vecchioni, dopo aver conquistato nazione dopo nazione ed essere arrivati difronte al mare, ci si sente dei coglioni – che tu sia Marco Aurelio o Garibaldi questo poco importa.

Il 13 giugno è partito il countdown di 100 giorni per la Giornata internazionale della pace di quest’anno, il cui tema sarà il razzismo. Ma cos’è successo in questi 100 giorni? Un autista di pullman a San Teodoro è stato denunciato per razzismo dopo aver rifiutato di far salire sul mezzo una turista tunisina perché sprovvista di biglietto e – soprattutto – dei dispositivi di protezione individuale.

Una start-up in California ha progettato un software capace di cambiare l’accento di dipendenti di call center in tempo reale per omologarli allo standard “bianco occidentale”  ed evitare loro di subire discriminazioni – questo stesso tentativo è stato riconosciuto come tale e messo al centro di una bufera moralista.

In Germania, mentre vengono rivisitati o addirittura ritirati libri storici – come le favole dei fratelli Grimm – perché considerati razzisti o misogeni, una casa editrice ha recuperato e distrutto tutte le copie di un libro pubblicato per facilitare la comprensione del Corona Virus nei bambini, a causa delle pressioni ricevute per la frase “Il virus proviene dalla Cina”.  Norme, tentativi di aiuto, cultura e informazione – questo è il razzismo da combattere?

Nel caso fosse così, allora stiamo facendo davvero un ottimo lavoro.

A cura di Antonio Floriani

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