Quand’è che abbiamo smesso di essere leggeri? Quando ho smesso di vivere con leggerezza? Chi ha cliccato il pulsante off?

Si, mi riferisco alla leggerezza, quella cosa che ti porta a prenotare un volo dall’oggi al domani, per andare a trovare la tua pen-pal in Inghilterra, a 18 anni e senza la certezza che questa esista davvero. Quella cosa che ti fa vivere le esperienze più avventurose come fossero la cosa più normale del mondo. La leggerezza che ti permette di dormire per una settimana sul pavimento di una stanza ricavata da una veranda. A novembre inoltrato. A Portsmouth. Sempre in Inghilterra.

Quella leggerezza che al sabato ti faceva dire: “Ok domani si va al mare”. E via, si prendeva l’auto e si partiva, magari giudicando rompiscatole l’amica che faceva presente che Autostrade per l’Italia aveva battezzato il week-end con Bollino nero. 

La leggerezza di giornate fatte di studio, lavoro, partita a pallavolo, Mc Toast al volo al Mc Drive giusto per non svenire, serata in discoteca per finire a rompere le scatole ad un povero pasticciere per la colazione e per poi riavviare il loop il giorno dopo. Tutto questo noncuranti della mamma che si prodigava in raccomandazioni. Nell’ordine: “Non fare tardi – Mangia qualcosa – Non bere se guidi – Ma chi c’è con te? – A me non piace che tu frequenti certi locali” fino all’anatema conclusivo: CAPIRAI QUANDO SARAI MADRE.

Come dite? Non era leggerezza ma “giovinezza”? Ah già, può essere. Ma io m riferisco soprattutto alla leggerezza mentale, quella che ti porta ad affrontare la vita e le sue opportunità senza stare troppo a soppesarne le conseguenze nel dettaglio. La leggerezza dell’ “hic et nunc”, quando tutto era agile ed immediato: “Andiamo, facciamo, partiamo”.

Adesso è tutto così macchinoso! 

Andiamo? Ma non so, forse. Solo se siamo sicuri di avere con noi tutto il necessario per affrontare la carestia, l’invasione delle cavallette ed un bombardamento con armi chimiche (che di questi tempi sarebbe forse l’unica cosa comprensibile). Solo se tutto è sistemato per i prossimi 50 anni e la casa in ordine per un’eventuale visita della Regina Elisabetta (che potrebbe appunto avvenire da qui a 50 anni considerata la sua linfa).

Cos’è cambiato? Non può essere soltanto una questione anagrafica.

Forse le responsabilità? Ah le responsabilità, che brutte robe. Sono loro a segnare la fine della spensieratezza, sono loro a marcare il confine tra ciò che era prima e la vita adulta. Non è un caso che abbia parlato di “ciò che era prima” e non di un’ipotetica età. Perché la vita adulta arriva per ciascuno in epoche diverse. Ma esisterà davvero una vita adulta? Ma sarà la leggerezza l’esatto contrario dell’assunzione di responsabilità?

Io credo che si perda una parte della leggerezza quando si smette di avere un “back up” a disposizione. Ad esempio quando non sono più mamma e papà a fare le grandi spese per noi, non ci sono più mamma e papà a venirti a prendere se dovessi trovarti con l’auto rotta o incidentata in mezzo al nulla e nel pieno della notte. Non ci sono più mamma e papà a dialogare e mediare con i tuoi datori di lavoro come facevano con i professori quando facevi delle sciocchezze. Mamma e papà ci sono ancora, ma è giunto per te il momento di assumerti le tue responsabilità, rispondere delle tue azioni ed entrare nel mondo reale.

Non voglio affrontare il tema dei giovani d’oggi ed il fatto che vedo molti di loro ancora tenuti in un ambiente ovattato, falsamente protetto ad oltranza. Non voglio parlarne ora, perché sono certa che se aveste chiesto ai miei nonni ed a quelli dei miei coetanei, vi avrebbero detto la stessa cosa di molti di noi. Quei nonni che magari sono stati costretti dalle circostanze a crescere anzitempo. E ad assumersi grandi responsabilità anche prima del tempo.

Vorrei solo aprire una riflessione e cercare di capire, come credo, se è possibile “assumersi delle responsabilità con leggerezza”. Deve essere possibile, se no che vita avremmo davanti? Una vita pesante, fatta di rimugini continui, paura di sbagliare per paura delle conseguenze fino alla sospensione di qualsiasi presa di posizione. Essere responsabili con leggerezza si può. Senza dover sempre pensare al peggio, anche se si vive un momento storico difficile (potrei quasi dire impossibile o impensabile). Concedersi il beneficio dell’errore, valutare le possibili conseguenze senza lasciarsi fagocitare dalle stesse. Assumersi responsabilità con la leggerezza di chi sa di aver fatto quanto in suo potere per far bene. Assumersi la responsabilità di dover render conto ad altri con la leggerezza della consapevolezza che tanto non si può andar bene a tutti e per qualcuno, qualsiasi cosa facciamo, sbaglieremo sempre.

Ecco: leggerezza – responsabilità – consapevolezza.

Queste sono le tre parole chiave per me per poter vivere leggeri e responsabilmente. Senza mai perdere la voglia di mordere, fagocitare ed esperire la vita. Perché questa abbiamo, questa soltanto e dobbiamo viverla davvero, Un concetto scontato, ma al quale penso non pensiamo mai abbastanza. 

Come ci invita a fare Iggy Pop, anche se in questo caso forse è sfuggito un attimo il discorso delle responsabilità.

2 thoughts on “Il momento in cui si diventa grandi”

  1. E del resto, come ci ha insegnato Calvino: “Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. Leggerezza-responsabilità-consapevolezza.

  2. Approcciarsi alla vita con una certa misura di leggerezza, per non affondarci dentro.
    Non in senso di irresponsabilità a tutti i costi, ma di consapevolezza dell’irrepetibilità dei nostri eventi personali.

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