Se vi parlassi di come visitare il Trentino, ovviamente i limiti di lunghezza degli articoli di Eoo non basterebbero. Di tutto di più: vacanze, sci, natura, vini, arte, chi più ne ha più ne metta. Allora diciamo: mettiamo che abbiate come destinazione il Trentino. Non ci interessa lo scopo specifico. Noi siamo qui, vi consigliamo una digressione. In odore di santità, anche laica volendo.

Ultimamente le nostre digressioni hanno come tangente i luoghi di culto. Non ci sponsorizza il Vaticano, no, tranquilli. Ma ahimè, i luoghi del conforto per le nostre anime portano lì. Se ogni tanto vi piace pensare ad esistenze lontane dalle orde vocianti, ebbene, i fraticioni Francescani sono le star!

In questo caso sono due a custodire il santuario di San Romedio. Già, San Romedio, sconosciuto. E non poteva essere diversamente. Un eremita. Se un obiettivo ha nella vita un eremita, ebbene lo si da per raggiunto se la sua fama appartiene ad una cerchia circoscritta e ristretta di persone. Romedio condivide con Francesco l’abbandono di una vita agiata, per prendere voti in eremitaggio nella val di Non, dove il santuario è sito su uno sperone di roccia nei pressi di Senzeno.

Romedio è legato all’orso (riprenderemo questa cosa con sorpresa dopo), perché la storia narra di un orso che gli sbrana un cavallo e Romedio ordina a un presente di sellare l’orso, che docilmente si sottomise a Romedio per scarrozzarlo nel suo peregrinare. Il santuario, ossequio a San Romedio, ha anche fama di avere ospitato storici reazionari: Andreas Hofer, nel 1809, patriota tirolese, in pellegrinaggio per avere la protezione del santo. Renato Curcio e Margherita Cagol, storici fondatori delle Brigate Rosse: qui si sono sposati nel 1969.

Consigliamo di arrivarci a piedi dal parcheggio del Museo Retico, a Senzeno, percorrendo il sentiero delle forre di San Romedio, ricavato da un acquedotto, sentiero a picco sul canyon che termina vicino al santuario. Classico percorso di elevazione spirituale, per avvicinare il luogo di culto. Bellissimo, evocativo e naturalisticamente unico. Al termine di questa elevazione naturale e spirituale al tempo stesso, il Santuario e i due frati che ne reggono la visita, se vi va: il silenzio come alternativa. È la summa di cinque chiese, quella originaria San Romedio (custodisce i resti) realizzata intorno all’anno 1000. La seconda, in ordine di tempo, San Giorgio, San Michele la terza.

Poi la chiesa maggiore di San Romedio e il campanile. Ultima del 1918 la Chiesa dell’Addolorata, ringraziamento alla Vergine per la ritrovata pace dopo la fine della prima guerra mondiale. Tutte visitabili in un percorso che vi porterà a familiarizzare idealmente con le figure degli eremiti, in questo caso San Romedio, e le capacità dei luoghi a loro dedicati di dare spessore nell’esaltare la ricerca di qualche minuto per una semplice attività: reset e leggerezza del pensiero.

Per tornare come promesso all’orso, come poteva mancare fisicamente un tanto importante artefice del successo di San Romedio? Esiste un recinto adiacente al santuario, che nel ricordare il miracolo della sella è da sempre popolato da orsi in carne, ossa e pelo. Dal 2013 ci vive Bruno, orso bruno dei Carpazi. È la star del luogo, eremita a suo lo modo anche lui, bestia in cattività. Insieme alla figura di San Romedio, che aleggia in questo luogo per stimolare il poco o tanto spazio di eremitaggio che vorrete concedere alla vostra visita in Trentino. Ogni minuto trascorso qui amplificherà la quota di serenità che vorrete portarvi nella vita di tutti i giorni, come ricordo.

Il luogo, come dice sempre Eoo, è sacro, ma accoglie tutti i desiderosi di pace, a prescindere dalla desinenza religiosa o meno. Attenzione, l’orso è a salvaguardia di questa santità laica e religiosa al tempo stesso. Se vi scappa un decibel in più i frati lo libereranno.

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