Prologo

Ho scoperto che mi sarei potuto risparmiare anni di latino, di studio, di lacrime e sangue se avessero inventato google traduttore. Ho provato a mettere un testo in italiano et voilà, in un batter d’ali, la traduzione era pronta. Il testo scelto, così a caso, era la sigla di “Quelli della notte”, una trasmissione che ha lasciato un segno in tanti che come me apprezzano il mescolare, non solo nei momenti di svago, ma anche nella vita “seria”, alla capacità di tenere il punto per max 40 minuti, tanta goliardia e, perchè no, improvvisazione.

Già in altri articoli ho evidenziato il gradimento per una vita intrisa di goliardia ed improvvisazione. La vita come un teatro, già, un palcoscenico, dove divertendosi e senza un copione predefinito si interagisce con il pubblico di chi la vita la prende troppo seriamente. Mi piacerebbe essere regista ed al tempo stesso protagonista di uno spettacolo teatrale di improvvisazione, dialoghi intorno ad argomenti seri, ma di contenuti praticamente nulli. Tanto dire e tanto divertire, con l’obiettivo di garantire un momento di vuoto pneumatico cerebrale per il pubblico. Che debba solamente sforzarsi nel comprendere che l’importante è divertirsi.

Capitolo 1

Sarebbe una riedizione di quanto il genio di Arbore abbia già inventato, a più riprese, sin dai tempi di Alto Gradimento, programma radiofonico che andò in onda per la prima volta nel luglio del 1970. Digressione: ero piccolo, ascoltavo molto la radio, un oggetto che mi feci regalare perché alla sera, mentre mi addormentavo, mi faceva compagnia, scacciando la paura del buio. La radio, che ancora oggi preferisco alla televisione. La radio, che vi invito, già che ci sono, a riscoprire. Torniamo ad Arbore ed Alto Gradimento: insieme a lui il fedele sodale Gianni Boncompagni, e due comici dell’assurdo che lo avrebbero seguito nelle successive traiettorie televisive di cui diremo appresso, Giorgio Bracardi e Mario Marenco.

Nessun filo logico, musica anche internazionale, qualche tentativo di argomentare seriamente di Arbore e Boncompagni, ed una miriade di personaggi “eseguiti” dai due comici, chiacchiere totalmente demenziali. Il tutto in salsa estemporanea. Recuperate sul web qualche trasmissione si trova.
I personaggi, per avere un’idea?

Max Vinella: sedicente giornalista di cronaca nera, raccomandato dall’influente Dottor Cianfroni. Cerca di mascherare la propria pochezza professionale mediante uno sciagurato eloquio finto-francese, nonché con disastrosi tentativi di vocalizzi lirici. Il suo tormentone è «Chiàppala! Chiàppala! Pà! Pà!». Frequenta la «parrocchietta» di Don Pezzotta, è accudito dalla Sora Camilla, ed è facile bersaglio dei due conduttori.
Ermanno Catenacci: ex federale fascista, racconta con fervore inverosimili episodi del Ventennio e improbabili retroscena della vita di Mussolini.

Bozambo: servitore personale africano di «badrone doddor gosdanzo», Maurizio Costanzo
Dottor Marsala: Anziano capotecnico Rai. Col pretesto di controllare la funzionalità di microfoni e cuffie, entra di sorpresa nello studio a lamentare continuamente «dei dolori, dei dolori …e un cerchio alla testa». Pessimista e ipocondriaco, saltuariamente curato da un medico ottantaduenne, mantiene contatti con svariati collaboratori, tra cui Quaglia, Càccoli, Tarantolazzi e Gospedale. Rimasto vedovo della povera Pina, è divorato dal rimorso di non aver saputo prestare le dovute attenzioni al geranio tanto caro alla defunta moglie.

Prof. Ànemo Carlone: luminare che vanta altissime quanto improbabili referenze accademiche e professionali. Si produce in dissertazioni medico-scientifiche utilizzando una terminologia contorta e quasi incomprensibile che spaccia per “linguaggio tecnico”. Prof. Aristogitone: anziano insegnante di italiano in pensione, ritiratosi presso una «lontana parente» sorda, in una casa adiacente uno scalo ferroviario. Apostrofando i conduttori con il tipico intercalare Amico caro…! rimpiange i più antiquati modelli di scuola, soppiantati dal sessantotto: «Quarand’anni di insegnamendo, quarand’anni di duro lavoro, in mezzo a queste quattro mura scolastiche!».

Detesta l’estate e l’inerzia dei mesi di vacanza, anelando l’ennesimo ritorno in cattedra, per assestare ai suoi svogliati studenti una liberatoria sfraganéta di mazzate.

Colonnello Buttiglione: divenuto in seguito Generale Damigiani. Alto ufficiale che, sbagliando regolarmente numero, telefona in trasmissione scambiando i conduttori per suoi sottoposti, tutti dai cognomi bizzarri come Bàllico, Bergonzoni, Vicchiolo, Ruffolillo, Arnaboldi, Busnelli, Marchiondi, Marmaglino, ecc. Fieramente dedito alla disciplina e al rigore militare, assiste sgomento al diffondersi inarrestabile di pubblicazioncelle spinte, in tutti gli uffici e reparti della caserma afferente al comando centrale.

La sgarrambona: donna dalla voce baritonale, presumibilmente sedotta e abbandonata da Gianni Boncompagni in quanto telefona in studio esclusivamente per insultarlo.
Vinicio: internato in un manicomio che racconta le sue assurde imprese e i suoi maldestri tentativi di sedurre le infermiere.

Capitolo 2

Arbore ha proseguito su questo filone, ma trasferendosi in televisione. Dapprima con L’altra Domenica: solito surrealismo di Marenco e Bracardi, la scoperta di Roberto Benigni, Andy Luotto, cugino italo americano di Arbore, buono- nobbuono le uniche parole italiane conosciute. Maurizio Nichetti, le sorelle Bandiera, incredibilmente Milly Carlucci, Michael Pergolani inviato da Londra, grande, come è nella tradizione Rai esperto musicale.

Per arrivare alla apoteosi, l’opera d’arte, geniale , la trasmissione delle trasmissioni, la rivoluzione: 1985, ore 23, tutti a casa, fossimo a morosa, in giro a divertirci, niente, Quelli della Notte. Solo per ricordare didascalicamente i personaggi: Nino Frassica, Maurizio Ferrini, Andy Luotto, Riccardo Pazzaglia, Marisa Laurito, Simona Marchini, Roberto D’Agostino, Massimo Catalano, che in comune avevano l’argomentare intorno al nulla come se fosse la letteratura (al pari delle poesie degli ubriachi bolognesi di Guccini). D i v e r t e n d o!!!! Ancora , come per Alto Gradimento, se volete, ovunque si trovano le registrazioni. Andatevele a guardare. Io con un pò di malinconia rimpiango queste trasmissioni, che so per certo non rivedremo più. Anche se oggi sarebbero molto attuali, se non addirittura utili al nostro morale. Non le rivedremo più perché , a dire del suo stesso inventore, Arbore, ha dichiarato che oggi “Un programma come “Quelli della notte” oggi non sarebbe mai nato.

L’effetto dell’Auditel, la caccia agli indici d’ascolto, ha cambiato il modo di fare tv. Non c’è più spazio per programmi laboratorio. La ricerca ossessiva dei grandi numeri non lascerebbe venire alla luce o non farebbe sopravvivere una trasmissione come quella, che finì con l’ influenzare il modo di esprimersi della gente. La tv commerciale ha stroncato la sperimentazione e ha fatto dei dati Auditel un tiranno che non solo condiziona la sfera commerciale, ma che invade anche il campo dell’artista, dell’autore, obbligandolo a finalità che gli sono estranee». Sono passati tanti anni da quella riflessione di Arbore, ma quasi tutto quello che si vede in tv fa ritenere che sia rimasta attualissima. E se non ci credete fatevi una scorpacciata dei palinsesti serali dalle ore 21 a notte: viva la radio.

Epilogo

Dopo la parte essenziale dell’articolo segue una parte a scelta, leggere o non leggere
Ritorno al mio esperimento, la sigla di “Quelli della notte”, traduttore google italiano latino, ed ecco il risultato. Dubito che un prof di latino avrebbe dato un voto sufficiente a questa traduzione, arrivando all parola “bullfight”.

Fatevi una bella risata se arrivate in fondo alla lettura dei testi affiancati e scoprirete che con un pò di fantasia, alla google, potremmo essere tutti traduttori. Che cosa c’entra la traduzione dall’italiano al latino con google traduttore? Niente, ma ogni cosa non deve avere una logica o un senso, così, improvvisazione, materiale per il mio spettacolo teatrale, con annessa discussione sul tema.

Il testo italiano della canzone con il testo latino a fronte:

Ogni giorno la vita
È una grande corrida
(Ma la notte no!)
Ho il morale un po’ grigio
Non c’é più il dentifricio
(Ma la notte no!)
Ogni giorno è una lotta
Chi sta sopra e chi sotta
(Ma la notte no!)
Il mattino è un po’ grigio
Se non c’è il dentifricio
(Ma la notte no!)
Tu ti guardi allo specchio
E ti sputi in un occhio
(Ma la notte no!)
Poi comincia il lavoro
E dimentichi il cuoro
(Ma la notte no!)
Parli sempre e soltanto
Delle cose importanti
(Ma la notte no!)
E ti perdi la stima
Se non trovi la rima
(Ma la notte no!)
Ti distrugge lo stress
E dimentichi il sess
(Ma la notte no!)
Che stress, che stress
Che stress di giorno
(Ma la notte no!)
Che stress, che stress
Che stress di giorno
(Ma la notte no!)
Che stress, che stress
Che stress di giorno
(Ma la notte no!)
Che stress, che stress
Che stress di giorno
(Ma la notte no!)
Giorno mi tormenti cosi
Giorno mi fai dir sempre sì…
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte no!
Lo diceva Neruda
Che di giorno si suda
(Ma la notte no!)
Rispondeva Picasso
Io di giorno mi scasso
(Ma la notte no!)
E per questa rottura
Non si trova la cura
(Ma la notte no!)
Il morale s’affloscia
La pressione s’ammoscia
(Ma la notte no!)
S’ammoscia, s’ammoscia
S’ammoscia di giorno
(Ma la notte no!)
S’ammoscia, s’ammoscia
S’ammoscia di giorno
(Ma la notte no!)
S’ammoscia, s’ammoscia
S’ammoscia di giorno
(Ma la notte no!)
S’ammoscia, s’ammoscia
S’ammoscia di giorno
(Ma la notte no!)
Giorno mi tormenti cosi
Giorno mi fai dir sempre si…
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte no!

In vitam cotidianam Est magna bullfight
(Sed non ad noctem!) Animus meus est aliquantulus griseo
Non est plus dentifricium (Sed non ad noctem!)
Omnis dies est proelium quis est supra et qui est infra (Sed non ad noctem!)
Mane est aliquantulus griseo
Si illic ‘nulla dentifricium
(Sed non ad noctem!)
Te respice in speculo
Et exspue in oculo tuo
(Sed non ad noctem!)
Tum opus incipit
Et obliviscere cor
(Sed non ad noctem!)
Tu loqueris semper et solus
De rebus magnis
(Sed non ad noctem!)
Et perdis existimationem
Si non potes invenire rithimus
(Sed non ad noctem!)
Accentus destruit te
Et oblivisci sess
(Sed non ad noctem!)
Quam lacus, quis lacus?
Quid accentus interdiu
(Sed non ad noctem!)
Quam lacus, quis lacus?
Quid accentus interdiu
(Sed non ad noctem!)
Quam lacus, quis lacus?
Quid accentus interdiu
(Sed non ad noctem!)
Quam lacus, quis lacus?
Quid accentus interdiu
(Sed non ad noctem!)
Dies me torques sicut illud
Diem tu semper fac me sic dicere …
sed nox, sed nox
sed nox, sed nox
Sed nocte, at non nocte!
sed nox, sed nox
sed nox, sed nox
Sed nocte, at non nocte!
Neruda dixit
Quod sudore interdiu
(Sed non ad noctem!)
Picasso respondit
Et conteram in dies
(Sed non ad noctem!)
Et pro hoc -usque
Non est remedium
(Sed non ad noctem!)
Moralis concidit
Pressura mollis vadit
(Sed non ad noctem!)
S’ammoscia, s’ammoscia
S’ammoscias interdiu
(Sed non ad noctem!)
S’ammoscia, s’ammoscia
S’ammoscias interdiu
(Sed non ad noctem!)
S’ammoscia, s’ammoscia
S’ammoscias interdiu
(Sed non ad noctem!)
S’ammoscia, s’ammoscia
S’ammoscias interdiu
(Sed non ad noctem!)
Dies me torques sicut illud
Diem tu semper fac me sic dicere …
sed nox, sed nox
sed nox, sed nox
Sed nocte, at non nocte!

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