Uno spazio come questo giornale, dedicato ai beni di conforto, è sicuramente uno spazio laico.

Non deve concedere terreno ai moralisti e moralismi, ma deve essere assolutamente autoreferente nel maneggiare il conforto. Autoreferente non significa anarchia bestiale, ma scelta consapevole, seppur personale, tra ciò che dà conforto all’anima, senza vincoli di dottrine o religioni.

Prendete per esempio i vizi capitali, al confronto dei quali spesso risultano escluse a priori dalla classifica di ciò che dà conforto. La virtù, spesso sono faticosissimo obiettivo di una vita che poco o nulla lascia al concetto di conforto: privazione virtuosa, ma privazione. 

Volete mettere un bel vizio? Parlo di quelli capitali, declinati per scelta dal più abiurabile a quello virtuoso, nobile caratteristica di non tutti i vizi. Escludiamo pertanto del novero dei vizi virtuosi e confortevoli, seppur capitali,  l’avarizia e l’invidia. Teniamo in un limbo l’ira, la superbia e l’accidia. Glorifichiamo la gola e la lussuria.

Il perché di una scelta consapevole: 1) avarizia confligge per definizione con conforto e beni accessori, con gola e lussuria; 2) invidia è contraria al senso di autoreferenza e soggettività del bene o tipo di conforto e guarda le virtù peccaminose dal buco della serratura; 3) ira, superbia e accidia potrebbero in alcuni casi essere complementari ai vizi di conforto, ma vanno maneggiati con cura. Un esempio? Cosa dà più conforto che un bel cazzotto all’idiota di turno che turlupina il nostro spazio esistenziale? O il poter trattare chiunque si pari davanti alla stregua del Marchese del grillo? Ma le conseguenze a volte contrastano con il concetto di conforto a 360 gradi.

Per gola e lussuria, abbandonate, come dicevo prima, ogni vincolo morale e religioso, chiudete gli occhi e immaginate il vostro ideale di vita. Lasciatevi trasportare dalle delizie del cibo e del vino, in compagnia di una persona piacevole, altrettanto “sportiva e laica” come voi, parlate di ogni argomento che con leggerezza profonda si possa affrontare. A mano a mano che il livello alcolico fa capolino, comprendere come a un certo punto sia necessario fermarsi, perché un attimo prima del sonno esiste lo spazio lussuria. Poi il sonno. 

Beh, io sono convinto che trattare un immaginario simile alla stregua di colpevole peccato, non fosse nelle corde nemmeno di coloro che si ritengono all’origine di ogni iniziativa etica, morale o religiosa. Semplicemente è sfuggito di inserirle nell’elenco delle virtù cardinali. Ma, di queste, parleremo un’altra volta.

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