Partiamo con l’esperienza alchemica in pieno stile Eoo. Una meraviglia nascosta del nostro paese che, lo diciamo, non fa fatica a mettere insieme un complesso di scrigni d’arte, musei, luoghi dello spirito, dimore architettoniche storiche, borghi medievali: tutto al servizio di occhi e anima. Meta poco nota “Il Parco dei Mostri”, denominato anche Sacro Bosco o Villa delle Meraviglie di Bomarzo, in provincia di Viterbo. Si tratta di un giardino, parco naturale arricchito da numerose sculture in basalto risalenti al XVI secolo e ritraenti animali mitologici, divinità e mostri.

A commissionare questo imponente giardino e le sculture a corollario, il principe Pier Francesco Orsini. Commissionato all’architetto e antiquario Pirro Ligorio il quale progettò e sovrintese alla realizzazione, nel 1547, del parco, in stile grotesque. La realizzazione materiale delle opere scultoree fu probabilmente affidata a Simone Moschino.

L’Orsini chiamò il parco semplicemente “boschetto” e lo dedicò a sua moglie, Giulia Farnese. Tanti storici e filologi hanno fatto parecchi tentativi per spiegare i simboli tradotti in sculture e architetture, e hanno trovato temi antichi e motivi della letteratura rinascimentale, ma per tanti studiosi, le architetture impossibili e le statue enigmatiche confermano le tappe di un itinerario alchemico.

Sono rimasti però talmente tanti misteri, che uno schema interpretativo omogeneo, alla fine, forse non potrebbe nemmeno essere trovato. E viene da dire, perché trovarlo? Ognuno cerchi quello che più gli aggrada. Come indizio, su un pilastro compare una possibile iscrizione-chiave: «Sol per sfogare il core». Come dire, molto più semplicemente, uno sfizio! Ma che sfizio.

Nel 1585, dopo la morte dell’ultimo principe Orsini, il parco fu abbandonato e nella seconda metà del Novecento fu restaurato dalla coppia Giancarlo e Tina Severi Bettini, sepolti nel tempietto interno al parco, che forse è anche il sepolcro di Giulia Farnese. Nel 1948 il parco fu visitato da Salvator Dalì, che per l’occasione si fece inquadrare in pose originali tra i principali monumenti e definì il luogo un’invenzione storica unica.

Il Parco si estende su una superficie di circa 3 ettari, e al suo interno trovano posto un gran numero di sculture di varia grandezza ritraenti personaggi e animali mitologici, edifici che riprendono il mondo classico ignorando volutamente le regole prospettiche o estetiche, allo scopo di confondere il visitatore. Una sterile elencazione e qualche immagine siano di stimolo per la vostra partenza, con una consapevolezza: il potente ambiente di contorno al parco è la comparsa ideale per il protagonista principale: la nostra metà di Bomarzo, il Parco.

Tutto ciò per lo spirito, un’insieme di arti visive espressioni di una vena di follia, che fanno di questa gita un unicum. Intorno per far da corollario alla gita? Non c’è che l’imbarazzo della scelta: Viterbo, il lago di Bolsena, il parco fluviale del Tevere, Vitorchiano. Bellezze laziali.
Le Sfingi, Proteo (o Glauco), il Musoleo, Ercole e Caco, il gruppo della tartaruga e della balena, fontana di Pegaso, Ninfeo e Venere sulla conchiglia, il Teatro, la casa pendente, piazzale dei vasi, Nettuno e la ninfa dormiente, Cerere, l’elefante, il drago, l’orco, il vaso gigante, la panca etrusca e l’ariete, Proserpina, Cerbero e il piazzale delle pigne, Echidna, la Furia, i leoni e il tempio.

A voi la scelta

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