1969, la Union Oil sta trivellando a circa 10 km dalla costa Californiana: troppa pressione e il fondale cede.
Milioni di litri di petrolio si disperdono nelle acque del Pacifico, fino a quel giorno non solo di nome. Una fuga durata 11 giorni.

“Le persone raggiungevano la spiaggia e scoppiavano in lacrime, non c’erano più onde” (James Bottoms).
Lo strato oscuro e denso del petrolio era riuscito a soffocare il mare, privandolo della sua voce.
Un silenzio che si ritrova oggi, camminando sugli Appennini che dominano il confine tra Emilia-Romagna e Liguria. Un silenzio diverso dal solito, che spaventa. Mancano le api, a caccia del prezioso e raro polline dell’Aquilegia maggiore.

Il silenzio si apprezza quando tutto tace, tutto tranne qualcosa: che siano le calme onde del mare striscianti sul bagnasciuga o una sinfonia eseguita da api e cicale, dove la collina si innalza in montagna.
Il silenzio, quello profondo e vuoto, sa di qualcosa che abbiamo perso, di malinconia e pentimento.

La Giornata Mondiale della Terra serve per sottolineare la necessità di un intervento tempestivo a supporto della sostenibilità e della conservazione delle risorse naturali. La consapevolezza di questa urgenza, però, deve crescere ogni singolo giorno, davanti ai silenzi di cui la natura si fa portavoce. Come una mamma inascoltata, stanca di ripetere le stesse raccomandazioni a un figlio troppo ribelle, la terra ora tace. È facile ritrovare nel nostro passato il ricordo di un insegnante che, una volta esaurita la voce, decida di usare l’arma del silenzio davanti al chiasso della propria classe.

Il silenzio diventa metafora di una fiducia smarrita, della rottura di quella corda che “se continui a tirare, prima o poi si spezza”. Ma una mamma non abbandonerà mai il proprio figlio, come un insegnante cederà sicuramente al peso pedagogico che giace sulle sue spalle.

La fiducia si può riacquistare, ma ora non si può più fare a parole: servono investimenti e concretezza.
Servono quei gesti romantici, con cui si dice “ti amo” alla propria metà, per poter recuperare il dialogo tra noi e la Terra. Ognuno di noi, ogni singolo e ogni impresa, deve quantificare l’impatto dannoso e l’apporto positivo che da all’ambiente. È il momento di aprire le porte della propria attività ai rating, così da avere un resoconto preciso e puntuale sui prossimi passi da compiere – e sapere se è meglio regalare un mazzo di rose o una scatola di Lindt al nostro pianeta.

Un dono che va affiancato al giusto linguaggio, per non ricadere nei soliti litigi. Un dono che è condizione necessaria, ma non sufficiente per riprendersi per mano lungo il viale del futuro.

La Giornata Mondiale della Terra, come la festa delle donne, ci ricorda di un momento tragico, ma il mindset che si porta dietro deve pervadere ogni singolo minuto delle nostre giornate. Rispetto, cura e precisione i capisaldi su cui gettare le fondamenta di un domani sostenibile. Un domani, che quando le lancette toccheranno la mezzanotte, sarà un O.G.G.I. – Organized Green Growth Innovation.

Articolo a cura di Antonio Floriani

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