Per anni sono stato abituato alla sveglia incorporata nei neuroni. Se si esclude il periodo scolastico (nemmeno l’orologio avevo), puntualmente tutte le mattine sveglia intorno alle sei.

Da un annetto il sabato, solo il sabato, dormo un po’ di più. Non le 10, ma le 7. E il cane che convive con noi, pure lui di sabato segue il tempo. Non si lamenta se ci attardiamo a letto. La giornata, seppure grigia, fredda e coperta, ha già un suo spessore di benessere. Giornali, siti, un occhio alla posta elettronica. Poi via con Spike, solito autistico giro, lui non ne vuole altri: di corsa , circonvallazione che riempiamo di pipì, dentro ai giardini come sempre maestosi e fecondi di grande serenità, la dimensione quotidiana di natura a chilometro zero. Qualche amico, qualche nemico di Spike che ai giardini scatena la sua arte feconda per il terreno. E mi costringe a quello che, solo pochi anni fa, avrei definito un mestiere da imbecilli: la raccolta della sua quota concimante.

Mai dire mai e soprattutto mai essere granitici nelle proprie scelte vita, per non essere poi costretti a retromarce. Attraverso tutte le piazze più belle della mia città, quelle vuote, quelle piene di gente dei mercati. La gente che ha paura del cane, quella che lo vuole toccare, lui che a un certo punto del suo giro, sempre autisticamente, tira verso la solita fontana per bere, annusa tutti i banchi di frutta, vuole uno dei miei guanti da tenere in bocca fino a casa. Arriviamo a casa e lui parte per la sua solita giornata da cani: divano-pavimento, pavimento-divano.

Io comincio con le mie letture di lavoro, aggiornamenti vari, e a leggicchiare qualche mail di lavoro lasciata indietro. Esiste una strana gioia per il lavoro del sabato. Non fraintendete: ho sempre detto che se mai vincessi al Superenalotto, con molto garbo saluterei il lavoro. Ma se proprio devo scegliere un momento in cui lavorare mi piace un po’ di più, direi il sabato, o durante le ferie. Il puro piacere di lavorare senza essere costretti da modi, tempi e persone. Il tutto in una dimensione temporale umana, scelta e non costretta. Confort zone e controllo totale.

Il sabato è la giornata che esalta anche, per il tempo che si ha a disposizione, lo sport, il salutismo mentale e fisico: mens sana in corpore sano. Lo dimentichiamo spesso che per portare prima di tutto rispetto a noi stessi dobbiamo rispettare il nostro corpo, fatto di muscoli cuore e cervello. Dobbiamo alimentarlo di cibo, sensazioni, affetti. E movimento. Io a volte esagero, ma nella funzione sportiva trovo la panacea a una aggressività che in mancanza di sport è stata e continuerebbe a essere una delle cifre del mio carattere. Sedici chilometri di corsa vissuti d’un fiato, facendo sì che si riesca a cacciare il peso di tutto quanto potrebbe condizionare la nuova settimana di lavoro. Una pulizia totale dalle tossine mentali, che lascia spazio, con il senso di onnipotenza che dà il concludere un esercizio fisico impegnativo, alle energie necessarie per la nuova settimana. 

Il serbatoio delle energie psicofisiche è pieno. Ora non resta che farci stare nell’ordine un riposino e il libro di turno che passa dal comodino alla sala. Spesso capita di averlo scelto sbagliato, e allora è un ottimo stimolo per il micro sonno. Viceversa contribuisce alla vitalità neuronica.

Poi il pomeriggio si riempie degli affetti: un nipote, non importa tanto che cosa fare con lui, quanto la possibilità di godere di questo miracolo, rara opportunità che mi è consentita tra le responsabilità del lavoro. Un nipote: il nostro prolungamento nella storia a venire. Con lui mi godo la spensieratezza dell’amore di cui non ho goduto con i figli. Tanta è stata la responsabilità che hai sentito per loro e che ne ha condizionato la relazione, tanta è la gioia, in assenza di responsabilità genitoriale, che ti viene riconosciuta in una sola unica missione: viziare. Ora anche il piccolo se ne va, non resta che una cena casalinga bagnata da un buon vino, sperando che sia quello che piace, e alla fine un bel film. 

Come chiosare per questo normale racconto: una volta capitava, il lunedì, di fare il classico tema “racconta la tua domenica”, che immancabilmente si concludeva con un: una giornata tanto faticosa, ma molto divertente. Nulla di nuovo sotto il sole, se non una giornata che Vasco (la mia colonna sonora “una splendida giornata”)   definirebbe ”straviziata, stravista, senza tregua”.

Questo è matto, direte voi, nonno in quasi pantofole. Ma con il mio racconto lascio a ciascuno di voi un messaggio: nelle vostre vite non fatevi mancare le cose fuori misura, straordinarie, assurde, esagerate, vivetele per voi stessi. Non cercatele a tutti i costi: ma lasciate anche alla semplice normalità la possibilità di essere una giornata esagerata. Il mio sabato lo è stato.

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