Oggi mi permetto di dirne due anche io a Elisabetta Franchi. Non tanto e non solo a lei, ma anche a quelle mamme che dicono che un atteggiamento femminista al giorno d’oggi è inutile e superato. Solo perché loro hanno poi due genitori, due suoceri, 4 fratelli e 3 baby sitter pronti ad aiutarle con i figli e possono quindi permettersi di andare a correre, a giocare a calcetto, tenere i figli a casa da scuola per evitare le epidemie di dissenteria etc. Sono loro che mi mandano in bestia. Perché non vogliono vedere, perché sono egoiste e limitate.

Tornando alla Franchi, credo che una persona in quella posizione debba sapere quando parlare e cosa dire. E soprattutto debba saperlo fare bene. Credo che essere imprenditrice di successo oggigiorno significhi essere influente. Essere influente significa essere un esempio ed uno strumento per poter cambiare le cose.

Ecco. Questo è quello che mi aspetto da un’imprenditrice di tal guisa.

Credo che il mondo del lavoro non sia fatto soltanto di donne stra-ricche o mogli di uomini stra-ricchi che possono permettersi tate, balie e baby sitter. O donne che hanno rinunciato al lavoro per accudire i figli, per forza o per scelta, seppure qualcuna di loro avrebbe avuto molto da dire nel mondo del lavoro. O donne che hanno rinunciato ai figli per scelta, per potersi dedicare anima e corpo al lavoro. C’è una via di mezzo ed è la maggioranza.  

(apro una parentesi: a prescindere dai figli, dalla famiglia, dai vincoli e dai legami e da una possibile vita sociale, siamo davvero sicuri che un lavoro che richiede la reperibilità h24 sia salutare? Perchè credo davvero che questo sia il fulcro del discorso da fare, solo che da tempo volevo scrivere della condizione delle mamme lavoratrici e allora chiudo la parentesi e torno là).

Ma cos’altro dobbiamo fare per dimostrare quanto valiamo? Ma cos’altro dobbiamo fare per dimostrare che valiamo? Viviamo in uno stato che ha una politica di sostegno alla maternità e alla famiglia molto scarsa, per non dire inesistente, soprattutto quando si fa il paragone con gli stati del centro-nord Europa. Cerchiamo di realizzarci professionalmente, è una colpa? Abbiamo capacità che potrebbero aprirci una carriera, è una colpa? Abbiamo il desiderio e la concreta possibilità di dare continuità alla nostra stirpe ed a quella del nostro compagno. È un problema?

Guadagniamo meno dei colleghi uomini sebbene a pari titoli. Per avanzare dobbiamo trovare uno sponsor sufficientemente illuminato da aprire gli occhi al management e far loro capire che davvero abbiamo capacità, valore e capacità organizzativa. Già, perché l’organizzazione è cruciale. Perché noi dobbiamo gestire la famiglia, i figli, i pranzi, le cene e le emergenze. Tutto prima di timbrare un cartellino per aprire una giornata che non ci farà sconti, se non sullo stipendio che rimarrà sempre e comunque inferiore a quello dei colleghi maschi pari grado. Anche perché poi dobbiamo considerare i permessi per la pediatra, la festa all’asilo, i colloqui con le tate e i professori (già perché anche lì non si possono fare riunioni, feste ed iniziative in orari consoni a chi lavora. Perché la maggior parte delle mamme non lavora o fa lavori da mamme. Loro sì che sono brave non noi che lavoriamo 40 ore a settimana quando va bene). Già, perchè voi non avete idea di quanto ancora sia presente lo stereotipo “una mamma che lavora non è una brava mamma. A un certo punto ci devi mollare”.

Ecco, noi facciamo fronte a tutto questo. E non paghi, è arrivata la pandemia. Ma voi, ma lei signora Franchi, ha idea di cosa significhi lavorare da casa con un figlio in quarantena? Ma ha idea di cosa costi a noi mamme fisicamente e psicologicamente garantire gli stessi livelli di produzione sebbene in condizioni anormali?? Eppure noi ce la facciamo. Eppure noi, per avanzare anche solo di poco, dobbiamo faticare. Eppure non è sufficiente. E se anche ci viene data una promozione, lo stipendio rimane quello. Perché c’è sempre una buona scusa per non premiare una donna. Perché c’è sempre una buona ragione per far capire a una mamma che non dovrebbe lavorare. E che qualsiasi sforzo faccia non è abbastanza. Perché non può garantire l’h24.

Ma avete idea degli sforzi? No? Allora io vorrei che la sig.ra Franchi e quelle simpatiche mamme con schiere di aiuti, vivessero una sola giornata nei panni di noi mamme normali che arrancano e faticano. Accomodatevi. Vi aspetto a sera, seduta a tavola, perché mi serviate la cena.

E mi verrebbe da gridare a squarciagola, perché non è giusto! Quando questo avviene di solito mi sfogo con gli Skunk Anansie:

A cura di Cinzia Costi

3 thoughts on “Elisabetta Franchi e le donne nel lavoro: c’è qualcosa che non va”

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