Stigma, bias, preconcetti, costrutti, pregiudizi, chiamateli come volete, ma fanno male o più che altro danno fastidio. Viziano il modo in cui vediamo le cose.  Distorcono il modo in cui vediamo le persone e quindi influenzano il tipo di relazione che potremmo costruire con loro.

“Ma come, tu hai un compagno? Ti ho sempre vista con i capelli corti, piena di amiche e ho sempre pensato fossi lesbica”

“Eh si, vedevo che pubblicavi foto del tuo gatto e pensavo fossi una di quelle zitelle gattare che convogliano i loro affetti e le loro mancanze sugli animali”

Mio Dio, mi sento male.

Quindi: se porti i capelli corti perché non ami vedere capelli per casa, ancor meno in bagno o sui sanitari. Perché credi di avere un bel viso che risalta di più con un taglio alla francese che con una chioma lunga e splendente. O semplicemente perché “sono fatti miei”, per citare qualcuno, allora sei lesbica?

Ma Dio, evolvetevi. Andate al di là. Superate gli stereotipi. E comunque alla fine, anche se fosse? 

Si possono amare profondamente gli animali, senza essere estremisti. Nel mio caso, gli animali hanno colmato molte delle mie solitudini e, indirettamente, ne sono stati la causa. È capitato che postassi foto dei miei gatti, magari in pose strane, perché le ritenevo buffe. Quindi per capirci: posti la foto del tuo gatto e sei automaticamente senza uno straccio di uomo (o di donna…. Qualora tu abbia anche i capelli corti), con la casa piena di gatti e di peli?

Ma Dio evolvetevi.

Se sei una mamma che lavora full time, nel mondo delle mamme non sei una brava mamma. O meglio, ti guardi intorno e rischi di sentirti così, perché le mamme con figli in età scolare con un lavoro a tempo pieno si contano sulle dita di una mano. E sono ancor meno tra loro, quelle che non hanno aiuti: chi lavora full time ha nonni in gambissima pronti all’uso. Non importa quante rinunce tu faccia, quali salti mortali, quale impegno tu ci metta. Sarai sempre una mosca bianca tra quelle che “ho lasciato il lavoro per seguire i figli”. “Ho un diploma in tecniche metalmeccaniche di petrolchimica applicata, ma ho deciso di passare all’insegnamento per gestire la famiglia. Nello specifico insegno inglese alle Medie”. So what? Se poi ti capita di dover fare delle trasferte, beh ecco. È la fine. I servizi sociali sono dietro l’angolo. 

E in tutto questo le istituzioni non aiutano: con le scuole di ogni grado che terminano la giornata alle 16:00 quando va bene e con i servizi che si interrompono per 3 mesi durante l’estate. Insomma: alle brave mamme è concesso solo un lavoro part-time. Tutte le altre sono una vergogna. Ecco il bias-mamme.

Infine, come non citare i bias legati alla salute mentale? Se nel bel mezzo di cammin di tua vita, ti capitasse di accorgerti di aver bisogno dell’aiuto di un esperto per risolvere questioni, che da solo non sai affrontare e non fanno che affondarti, affossarti e rallentarti. Se ti capitasse di “cadere” per un momento, di non riuscire a ritrovarti.  Se trovassi il coraggio di intraprendere un percorso che ti aiuti a risolvere l’irrisolto, resteresti agli occhi di molti un “malato mentale”, una persona fragile, inaffidabile. Non una persona che ha acquisito consapevolezza nonché gli strumenti per affrontare situazioni che avrebbero affossato altri.  

Pensate cosa dev’essere la vita per una mamma lavoratrice, che ama i gatti, porta i capelli corti ed ha fatto un percorso di psicoterapia. Come può trovare il coraggio per uscire di casa?

Temo poi che quelli elencati siano solo una piccola parte dei preconcetti che siamo così bravi a costruire.

Perché è così difficile? Perché non ci si può aprire a nuovi orizzonti senza applicare etichette? Perché sentiamo sempre questo forte bisogno di etichettare, inquadrare, posizionare. Non potremmo guardare alle persone per quello che sono nella loro essenza? Forse sempre per quel bisogno di sicurezza che contraddistingue l’uomo, per quella paura dell’ignoto che frena la scoperta. Ma che bello sarebbe il mondo se vivessimo senza paura e senza costrutti? Ma che bella sarebbe la libertà?

Parlando di libertà e di leggerezza, mi viene in mente questa canzone:

Mi diverte pensare ai quali bias una tal proposta possa scatenare nelle teste dei lettori!

Di Cinzia Costi

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