Della incredibile storia di resistenza del comandante Shackleton vi abbiamo resi partecipi in un precedente articolo che prendeva le mosse da una spedizione di archeologi marini partiti da Città del Capo, alla caccia del relitto inabissatosi tra i ghiacci dell’Antartico nel 1915. Endurance il nome della nave. E nel suo nome l’epilogo della storia. Di qualche giorno fa la notizia del ritrovamento, avvenuto attraverso l’uso di un mini sottomarino. il direttore della spedizione , Mensum Bound, ha affermato che i resti del vascello si trovavano a 3000 metri di profondità in eccellente stato di conservazione, con il legname intero ed il nome visibile a poppa in modo chiaro.

Ancora prima di affondare, la nave era stata danneggiata, ma il freddo a cui si è conservato il relitto ha garantito un buon mantenimento di quello che ne resta. Per quest’ultima ricerca, costata 10 milioni finanziati da un donatore anonimo, è stato utilizzato un rompighiaccio sudafricano, oltre a droni sottomarini che setacciavano il fondo due volte al giorno per 6 ore ogni volta, utilizzando un sonar. Una volta localizzato il relitto, sono stati forniti di telecamere ad alta risoluzione.

Dice Bound «Senza esagerare, questo è il relitto ligneo meglio conservato che abbia mai visto. Si erge ancora dritto sul fondale marino, intatto e in splendido stato di conservazione. Questo è uno spartiacque della storia polare».

Caro Shackleton, mio capitano, missione compiuta, abbiamo portato a casa tutti, uomini ed Endurance. E la gloria immortale per te.

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