“It takes a fool to remain sane” cantavano “The Ark” una ventina di anni fa. 

“Ci vuole un matto per restare sano di mente”, mai titolo fu più profetico. Mai come ora è attuale. Credo anche io che solo uno scentrato possa sentirsi bene in questo mondo.

Un mondo fatto di guerre, si beh quella in Ucraina è solo la più pubblicizzata dai media, ma pensiamo che in Siria o in qualche altro stato africano adesso sia tutto a posto? Pensiamo che tutto si sia concluso con il classico “e vissero felici e contenti”? mmmm già si, forse è più comodo crederlo.

Un mondo in cui una madre abbandona la figlia di 18 mesi in casa da sola per viversi la sua vita libera, per godersi un weekend con l’ennesimo compagno. E mi vengono a dire che potrebbe soffrire di qualche disturbo? Può darsi. Sicuramente viveva nell’indifferenza. Non tanto lei, che magari proprio quella cercava, ma la povera bimba. Possibile che i vicini, i parenti, non si accorgessero di ciò che accadeva o che stava per accadere? Si possibile. Siamo tutti così presi dalle nostre vite che non abbiamo tempo di vedere gli altri, a volte nemmeno coloro che con noi vivono ogni giorno. “Potrei chiamare il tale e sentire come sta. Ops, la giornata è andata… beh lo faccio domani”. “Non vedo il vicino da un po’. Mah sarà in ferie, o forse ha il gomito che fa contatto col piede. Non voglio essere invadente” e via così con mille scuse. Finché il famoso “domani” del “lo faccio domani” non arriverà più.

Un mondo in cui si muore in casa all’improvviso e nemmeno l’abbaiare incessante del proprio cane riesce a distogliere i vicini dalla loro quotidianità. Nemmeno un silenzio di settimane riesce ad allarmare una sorella, a farle pensare che forse può essere accaduto qualcosa. Perché siamo tutti presi da altro, presi dalla socialità, dai selfie, dai post e dalle vacanze, per occuparci degli affetti quelli veri, quelli reali.

Un mondo in cui 40° a Giugno non rappresentano un problema: in fondo è estate. In estate ha sempre fatto caldo. Adesso non è il caso di allarmarsi se non piove da mesi e andiamo in ebollizione. È solo un anno particolare. Si sciolgono i ghiacciai, spariscono animali (eh beh ma era una razza rara), rischiamo di dover razionare l’acqua…cosa? Ma chi se ne frega! Ci sono 2000 gradi vuoi che io rinunci alla mia bellissima piscina assolutamente non biodegradabile e da 8000 litri?

In tutto questo mettiamoci pure che qualcuno ha pensato di aggiungere instabilità ad uno stato già barcollante, dalla credibilità minata. Tutto per amor proprio, attaccamento discutibile a principi discutibili. O forse più alla poltrona ed ai privilegi? Un mondo in cui l’io prevale sul noi. In cui “prima io, prima i miei vani principi” e dopo…molto dopo… il bene comune. Ma non sarà che non meritiamo più la “politica”? non sarà che non meritiamo più la democrazia? Non sarà che non meritiamo certe personalità, così autorevoli, così preparate? Va bene, la democrazia prevede le elezioni, ma se non c’è alcuno che valga la pena essere eletto, perché dobbiamo per forza suicidarci? Se avevamo qualcuno disposto a traghettarci, per quanto in modo discutibile o per quanto potesse non trovarci tutti d’accordo, ma disposto a traghettarci in modo dignitoso in tutto questo schifo, perché non stringere i denti e lasciarci trasportare? Almeno il tempo necessario a ricostruire i pezzi delle nostre ideologie, a trovare personalità sane, disposte a vivere per lo stato e le sue persone. Lo stato quello vero, fatto di cittadini, non di sederi comodamente accomodati su poltrone in velluto. Non lo stato di Capaci e via D’Amelio.

Poi oggi leggo di quell’imprenditore che decide di chiudere la sua discoteca per un fine settimana. E non per un problema tecnico. Ma perché schifato dall’atteggiamento dei giovani d’oggi. E allora mi dico: “beh forse c’è ancora speranza”. Forse c’è qualcuno disposto a rinunciare all’incasso di un weekend estivo per dare un segnale. Non un weekend estivo qualsiasi, ma un weekend che arriva dopo due anni di chiusure o aperture a singhiozzo. Un segnale, sì, solo quello, ma che arriva da uno dei fautori del divertimento vacuo e sfrenato e non dall’Oratorio dei salesiani. Aiuto, il mondo gira al contrario! Ma in tutto questo schifo, qualcuno che ancora non cede all’indifferenza evidentemente c’è.

L’indifferenza e l’ingordigia sono i nostri problemi. Sono lo schifo in cui nuotiamo ogni giorno.

Ne usciremo? Non lo so. Usciamo dall’indifferenza e dall’io, abbracciamo il noi intanto e vediamo.

E non dimentichiamoci di essere pazzi, perché “it takes a foool to remain sane”. Il peggio che può accadere cos’è ora che non ci sono nemmeno più i manicomi? Al massimo un mese di domiciliari e poi … tutti fuori! Tra l’indifferenza della gente.

One thought on “Ci vuole un matto per restare sano di mente”

  1. E come diceva Gaber…Ma la sola vera riforma delle istituzioni è che ve ne andiate tutti fuori dai coglioni! Sempre attuale!

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