Fiumi di inchiostro si potrebbero dedicare alla distinzione tra lo spirito apollineo e quello dionisiaco. Lo spirito apollineo è ordine e armonia, il razionale, lo spirito dionisiaco è ebrezza ed esaltazione, il contrario del razionale. Ancora più semplice la differenza che esiste tra voi sobri, e, se mai vi è capitato , bevuti. Per dire che queste caratteristiche possono benissimo coesistere all’interno della stessa persona, e non esistono solo apollinei o solo dionisiaci.

Perché poi parlare di apollineo e dionisiaco? Un libro, non di filosofia, tranquilli, ma di musica. Gino Castaldo, “Beatles e Rolling Stones, Apollinei e Dionisiaci”, Einaudi. Capirete leggendo questo libro se è una domanda insensata o se, così come accade per tante cose del mondo, anche in questo caso esiste una logica divisione all’intento della quale schierarsi. Ho avuto la fortuna di crescere per età con il momento del successo di entrambi. Non ho mai avuto la necessità di dovermi schierare, ma soprattutto non ho mai visto tanto apollinei gli uni quanto dionisiaci gli altri. Quanto mi sono piaciuti (ed ancora oggi) sia gli uni che gli altri.

Ammesso e non concesso che che vengano da definire caldi e razionali i Beatles, quanto pazzi e irriverenti i Rolling, avessi avuto una figlia, mandala fuori una sera con John Lennon, mandala fuori un’altra con Mick Jagger, di sicuro avrei saputo che sarebbe in ogni caso tornata a casa diversa da prima, ma non migliore perché con uno o con l’altro. Ecco, se proprio dovessi scegliere mia figlia non l’avrei mai messa in mano di Keith Richards, con il rischio nove su dieci di non vederla nemmeno tornare a casa. Mi concentro piuttosto sui singoli di ogni gruppo e allora emerge questa confusione di apollineo e dionisiaco, soprattutto se ci riferiamo alle loro vite private, ovviamente per quanto ci è dato sapere.

La maglia degli apollinei nei Beatles è vestita da John Lennon e George Harrison, quella dei dionisiaci da Paul Mccartney e dal poco noto Ringo Starr. Nei Rolling Stones, apollineo per tutti Charlie Watts, un po’ Ronnie Wood, dionisiaci a tutto tondo Jagger e Richards.

Bene, ho provato a sostenere la distinzione operata dal libro ma a posteriori non reggo e non regge, dionisiaci tutti, entrambi i gruppi, tutta la vita. Apollinei poco, per fortuna. E se così non fosse non avrebbero potuto condizionare la musica, come hanno fatto, e regalarci le emozioni che abbiamo provato nell’ascoltarli. O nel vederli, come mi è capitato dal vivo, parlo dei Rolling: uno spettacolo che raramente riescono a dare quattro settantenni, indiavolati, freschi ed attuali più di tanti giovanotti spompi.

Quindi, direte voi, che ci proponi a fare un libro se già tiri le tue conclusioni a lettura avvenuta, dando un giudizio poco invitante alla lettura? Sbagliato, la lettura è d’obbligo, è un bel libro. Amici miei io vi propongo la mia lettura, la mia interpretazione. Ma il libro è interessante, colto e pieno di belle cose. E non è escluso che alla fine abbiate una visione diversa dalla mia, riuscendo a schierare i due gruppi in categorie opposte e diverse. Ovviamente se vi interessa farlo.

Perché alla fine la musica (si ascolta) è come il vino (si beve). Tanti maestri ne parlano, ma alla fine vino e musica si riducono in estrema sintesi in due categorie: quelli o quella che ci piace, quelli o quella che non ci piace.

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