Se vi parlo di Comacchio, spero il primo vostro pensiero non corra ai Lidi di Comacchio, sette contigue località di mare, a nord di Ravenna, ma in territorio Ferrarese.

Comacchio uguale Anguilla. E come no! Partiamo con ordine.

Senza dilungarsi troppo su Ravenna, la gita può partire da lì: ci siamo inebriati di storia Bizantina, visitando la splendida Basilica di Sant’Apollinare in Classe, distrattamente la città, La Tomba di Dante, il Mausoleo di Teodorico. Imbocchiamo la Via Romea (c.d. Germanica, per distinguerla da altre Romee), antica strada romana, e arriviamo a Comacchio.

Potrei stancarvi nel parlarne, tanta la mia passione per questa piccola città. Ricca prima di tutto di umanità, poi di storie e ancor più di ambiente. Se si esclude il mare. Comacchio, le sue valli, oggi ridotte a una minima area dalle bonifiche che hanno sottratto acqua e restituito terreni agricoli. Nei tempi remoti ambita da tutti proprio per le valli, che garantivano l’oro di allora: pesce e sale. Qui tutti sono passati e tutti hanno derubato quanto si potesse ai poveri comacchiesi: gli Este, i Papi, i Veneziani, i Francesi, gli Austriaci. Lasciando ai locali briciole di povertà e stenti.

A questa povertà, i locali nella storia hanno reagito con la pratica delle arti della sopravvivenza. La più diffusa? Rubare in casa propria. E la massima espressione storica di questo fenomeno sono i Fiocinini, ladri di pesce, che per sfamarsi erano costretti a rubare il pesce nelle valli che usurpatori avevano occupato e stavano economicamente sfruttando, alla loro faccia. Un gioco, quello delle guardie e dei ladri, dove spesso questi ultimi erano costretti alle galere, creando quella che oggi si potrebbe definire un’organizzazione di “mutua assistenza”. Un sistema quasi mafioso direte? Sì, in parte vero. Non mi dilungo.

Passiamo alla visita della città: chi ha dominato nei secoli, comunque lo abbia fatto, ha lasciato un tesoro architettonico di valore inestimabile. Ovviamente il tutto proporzionato alla dimensione di Comacchio. Sicuramente più per compiacere la propria autocelebrazione del momento che non con l’intenzione di lasciare qualcosa ai comacchiesi.

Si parte dai Trepponti, ai cui piedi si trova la Vecchia Pescheria. Si cammina per i canali, sembra di essere in una Venezia in miniatura, dove canali e ponti reggono il ritmo della nostra passeggiata. Prima il Ponte degli Sbirri e poi il Vecchio Ospedale oggi trasformato in Museo del Delta Antico: per comprendere la fondamentale esperienza della città di Spina, le esperienze archeologiche correlate, nessuna esclusa, anche quella dei tombaroli locali. Anche una nave romana al suo interno e il suo carico, mio ricordo diretto dell’adolescenza: il ritrovamento risale al 1981, e ne fui testimone oculare della prima ora.

Visitavo il sito di ritrovamento quasi tutte le sere per vedere cosa venisse fuori, insieme a tanti omarelli di allora. Si prosegue con la piazza principale, con la Sua Torre Civica e la Loggia del Grano. Poi le Chiese della religiosissima Comacchio, a partire dal Duomo/Basilica di San Cassiano, del Carmine, del Suffragio e dei Caduti, del Rosario, dei Cappuccini, il Monastero di Sant’Agostino: tantissime per la dimensione cittadina, testimonianza della anche troppo fervente religiosità dei comacchiesi.

La visita prende poi la piega dei luoghi naturali che circondano Comacchio. Un salto alla manifattura dei marinati ci introduce al mondo della regina delle valli: l’anguilla. Adiacente alla città, il loggiato che conduce alla Chiesa dei Cappuccini, a metà, ne è la sede. Un sito culturale e storico, prima che industriale, ci permette di capire, attraverso la lavorazione dell’anguilla, molto degli abitanti e dei luoghi. Prodromica alla visita delle valli, ci permette di conoscere l’organizzazione sociale e lavoristica dedicata alla pesca delle anguille.

I casoni, il luogo in cui la comunità dei vallanti aveva base per le attività di pesca e di manutenzione della valle. Il Lavoriero, l’ingegnoso sistema di pesca. La valle: un luogo dell’anima, nebbioso, ostile, nella storia lavoro e ricchezza per pochi, tragedia per i tanti fiocinini che hanno solcato queste acque e questi argini con i loro barchini stretti e lunghi utilizzati per la pesca di frodo. Capace di forgiare il carattere particolare dei suoi abitanti, addirittura la sua lingua, il comacchiese, completamente avulsa dai dialetti delle zone limitrofe.

Per finire alla Salina: attiva dal 1808, divenne area faunistica nel 1979. Oggi è uno spettacolo vedere, insieme a tante altre specie, i fenicotteri rosa. A me, personalmente amante delle archeologie industriali, ha sempre attirato la vecchia sede operativa del sito.

La visita prosegue sulla via sopraelevata Acciaioli, strada interna, verso il mare, alternativa e parallela alla Romea (questa troppo trafficata) fino al lido di Volano, la sua pineta, il grande Bosco della Mesola. Ma ancora di più, uscendo dal territorio di Comacchio ed entrando in quello di Codigoro, alla spettacolare Abbazia di Pomposa, tripudio di arte romanica, con un campanile risalente al VI secolo.

Riesce ancora oggi, seppur affacciata su una delle strade più trafficate del nord Italia, a garantire, appena entrati nella sua area, il profumo della spiritualità tipiche di questi luoghi: lo spirito dell’essere faro e sicurezza per i pellegrini lo si percepisce ancora oggi.

Due consigli per mangiare? Per Comacchio centro mi esimo: tanti ristoranti, uno vale l’altro. Io vi consiglio, per un’esperienza gastronomico-ambientaleappena fuori Comacchio, il Bettolino di Foce, in faccia alla valle. Regola: poca spesa molta resa. Altra esperienza speciale è il ristorante “Pacifico da Franco”. Molta spesa molta resa.

E se proprio volete capire lo spirito dei luoghi e delle sue genti, bevete il vino, il Fortana. Non vi dico nulla, ma ne è l’emblema.

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