Tre anni fa, durante le mie solite vacanze agostane in montagna, sul mio bianco destriero che fa di nome Mtb parto da Cavalese e mi accingo alla solita fatica quotidiana. Si chiami dislivello, di corsa o in bicicletta, ho questa insana passione: lo sport di fatica.

Anche nello sport di squadra praticato in passato, il calcio, ho sempre voluto una corsia, preferibilmente la parte destra del campo, dove scatenare i miei cavalli, avanti e indietro, a correre dietro a tutto quello che muovendosi passasse di lì.

Parto dunque da Cavalese (circa mille metri sul livello del mare) dandomi come obiettivo, fra boschi e tratturi, l’arrivo a Passo Feudo, via Alpe di Pampeago. Una bella finestra sulla val di Fiemme, una sgambata da 1300 metri di dislivello in salita. Ricordo che quel giorno sputai l’anima, per tirare un pò la prestazione al di sopra dei normali limiti, e arrivai in cima decisamente provato. Succede che, nel mio caso, il decisamente provato stia a significare un’interruzione del flusso di ossigeno al cervello. La produzione di endorfina garantisce un surplus di benessere ed eccitazione, su un cervello piatto e provato. In un contesto simile, una signora di età indefinita, probabilmente vicina ai 70 mi si avvicina, mi guarda amorevole e mi chiede da dove venissi.

Organizzo la risposta, non senza notare che porta una e-bike, bici elettrica per coloro non lo sapessero. “Cavalese” rispondo. Mi guarda provata e mi dice “noi da Tesero”, più o meno simile come distanza da Cavalese. E pensa bene di chiosare: “Abbiamo fatto una bella fatica, eh?”.

Immediatamente il combinato disposto della condizione intellettuale azzerata per la fatica, unita alla valutazione dell’età della signora e alla e-bike nelle sue mani, immediatamente rispondo:” Ma vaffanc……”.

Non pago, carico la dose: “Cosa sta dicendo? Ho fatto fatica io, non lei; la stessa fatica che spero adesso lei faccia a scendere perché la discesa è un calvario!”. Giro la bici e me ne vado, realizzando come in quel momento mi sia scappata la più grande lezione di amore per la natura che mai mi sia capitata di impartire.

La malcapitata non avrà realizzato, ma se mai le fosse passato per l’anticamera del cervello il significato di quel “vaffa”, avrebbe messo insieme una lezione superba di amore per la natura: avrebbe dovuto o rinunciare per sempre al Passo Feudo, o curare al sua preparazione fisica per riuscirci senza e-bike.

Ormai tutti siamo bombardati quotidianamente da impulsi che tendono a trasformare la nostra apatia ecologica in attivismo. In questo senso credo, come per tante altre cose, che ogni processo vada comunicato con grande equilibrio e chiarezza, per non generare mostri ed anomalie. La natura ha come sua atavica caratteristica il diritto di essere rispettata. Non deve essere frequentata da tutti a tutti i costi. Non so se mai vi sia capitato di vedere i campi base delle montagne dell’Himalaya: pattumiere indecenti, che un popolo di scalatori insensibili al loro fascino, per il gusto di poter dire di averlo fatto, sta tramutando da paradiso a inferno.

Non ci accontentiamo più di essere dei fortunati se mai nella nostra vita raggiungeremo una cima, un 4000 , un 8000, un lago, un passo, che richieda l’utilizzo di un semplice motore a basso impatto ecologico. La fatica. Tutti vogliamo arrivare ad ogni costo, con ogni mezzo, a vedere quello che in tempi non remoti era possibile solo a chi praticava la fatica. Tutti arrivano ovunque, portando con se caciare e pattume, ma soprattutto utilizzando strumenti che azzerano il gusto della fatica per accelerare l’impatto con emissioni altro che zero.

Pensate agli elicotteri che scaricano sciatori a 4000 metri, per le loro discese iconiche nella neve farinosa. Immaginate la produzione elettrica necessaria per fare funzionare il popolo degli e-bikers che arrivano al Passo Feudo: niente di che per l’amor di Dio, 2200 metri, ma appunto per questo avessero la buona volontà di arrivarci con l’energia delle gambe.

E se non ce la fanno, stessero a casa, perchè non è un obbligo la natura impervia a portata di tutti. Ora, poche regole e senza essere integralisti: una e-bike trova la sua giustificazione tutte le volte che sostituisce una vettura a benzina o gasolio per recarsi al lavoro, o in altro luogo. Non per arrivare a tutti i costi al Passo Feudo, dove una vettura non può arrivare. Questa è una semplice regola per un ecologismo responsabile. Non dobbiamo piegare ogni apparente virtuosismo ecologico alla semplice necessità di accontentare il superfluo.

La fatica e la rinuncia sono uno dei tanti presupposti per un ecologismo responsabile. C’è dell’altro, ma intanto rispettiamo la natura. Anche negandocela, se serve.

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