Ci sono concetti che, per mancanza di tempo, non si analizzano mai compiutamente nella loro essenza. Li ho digeriti naturalmente, appartengono per istinto, senza che me ne sia mai accorto, alla condizione e conduzione della mia vita. DNA.

Ogni tanto, quando ho un secondo di tempo, mi fermo a riflettere attorno a questi. Sai, come quando ti sfreghi le dita e scopri di averle? La riflessione ti aiuta a dargli un nome e a metterli a fuoco.

Parliamo di caos. La sua presenza è un pò la mia coperta di Linus. Quando il mio sistema di vita si rilassa provvedo a complicarlo con un pò di disordine, confusione, trambusto. Caos appunto. Faccio seguire nell’ordine agitazione, preoccupazione e ansia emotiva. Nulla che porti all’uso di ansiolitici: anzi, un’attività frenetica che si placa nel riportare la situazione nella quale si era sviluppato il caos alla normalità. Ne esco migliorato e fortificato. Mi sento un drago, e tanto mi basta, anche senza che nessuno se ne accorga o me lo riconosca. Tutto grazie al caos.

Ne ho sviluppato anche una sorta di teoria manageriale, attraverso la quale riconosco i capi bravi, i manager fenomenali e fondamentali. Non la piatta esistenza del manager che arriva, normalizza il suo settore, le sue relazioni interne ed esterne, decretando così in un lasso di tempo più o meno lungo l’implosione del suo settore, o peggio ancora della sua azienda. Il successo dell’azienda è direttamente proporzionale alla quantità di caos in essa generata dal bravo capo o manager.

Breve digressione: nella mitologia greca, per fare un po’ di mossa e di cultura, dal caos si genera il mondo. Della genesi biblica cito i primi due versetti «In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque». Caos anche qui: mitologia e religione.

E la scienza? Big Bang, non vi voglio affaticare, ma anche in questo caso non credo si parli di una tranquilla domenica di fronte al caminetto. Divinità, scienza e di nuovo azienda. Ho conosciuto manager capaci di arrivare il lunedì mattina al lavoro, affrontare i “sudditi collaboratori”, di ritorno da un weekend di riposo, pronti ad una usuale routine, investirli con un fiume di idee, richieste, contestazioni, iniziative. Tutto per turbare la piatta consecutio delle attività aziendali. Poi tutti contro tutti per generare e portare soluzioni, proposte, il meglio dell’ingegno aziendale in azione. In sintesi: scatenare il progressivo miglioramento dei processi, dell’organizzazione, dei risultati. Movimento e progressione.

Ma non finiva lì: ogni volta che si pensava di avere raggiunto un punto di caduta in vista della ritrovata normalità, via! Il capo riparte con il caos. Da queste esperienze ho sempre visto i contesti aziendali progredire, le persone motivate, la storia aziendale come una progressione costante. Diversamente quando il capo non ne ha più voglia, quando il caos lo ha abbandonato, quando tutti si sono assestati sul socialismo reale, la tendenza della linea del progresso si è appiattita: è arrivata quella che si definisce “maturità del business”, la fine della progressione. L’erosione del vantaggio competitivo. Routine da zero a zero.

Tornando alla teoria del caos, non basta però la semplice capacità  di generare caos che fa del capo un fenomeno. Serve anche un secondo ingrediente: un’innata capacità di regolare il movimento del caos. Solo così si completa la sua essenza. E per concludere, dall’azienda a noi: la teoria del caos, lungi dall’essere vista come una teoria solo manageriale, ci deve spingere a farne un quasi stile di vita. Attraverso la vita piatta non si toccano le stelle, le vette della gioia.

Come si fa? Fosse facile, nessun corso di formazione vi insegna a gestire il caos, ad essere la divinità che ne controlla il movimento. Un riscontro ve lo può dare solo la storia: se vi racconta soddisfazione e successi per il vostro lavoro e per la vostra vita. Un consiglio: non fidatevi di una vita poco incasinata. Buttatevi e generate la confusione nelle vostre relazioni. Ben sapendo che un’alternativa la avete già: la calma senza il caos. Se vi va bene una vita in pantofole.

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